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16:42 lunedì 9 febbraio 2026
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimo e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.
L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa del vinile Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.
Il Segretario generale dell’Onu ha detto che se non la smetteremo di preoccuparci solo del Pil andremo incontro al disastro planetario Per Antonio Guterres, nell'epoca delle crisi climatica il Pil non può più essere l'unico strumento per misurare il progresso e il benessere.
I Geese faranno finalmente un concerto in Italia, quest’estate a Milano Un sibillino Reel Instagram ha annunciato l'ingresso della band nella line-up di Unaltrofestival: l'appuntamento è per il 19 agosto al Magnolia.
Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.

Mario Monti

Altre dissertazioni sul nuovo Presidente del Consiglio, dai gesuiti al Grande Complotto

17 Novembre 2011

MONTI, Mario. 68 anni. Detto Supermario Bros., soprattutto per via della battaglia contro la Microsoft. Detto Goldmonti e Monti Python, ma questi ultimi due soprannomi sono roba di Dagospia. Figlio di un direttore di banca, scuole dai gesuiti, università alla Bocconi, specializzazione a Yale col premio Nobel Tobin. Sposato da 40 anni con la signora Elsa, presidentessa della sezione femminile della Croce Rossa milanese. Due figli, (forse) due cani. Dei quali non si sa neppure il nome, perché una volta alla giornalista che glielo chiese lui rispose “no comment”.

E poi: il trolley, la borsa, il quaderno degli appunti. A messa la domenica. L’hotel Forum, nel quartiere Monti a Roma, non proprio una pensione, ma comunque un posto di buon gusto. La vecchia Lancia del Quirinale che lo porta in giro per i palazzi della politica. Inglese. Molto inglese. Da ragazzo, racconta in un’intervista “privata” del 2005 all’Espresso (l’unica), passava la notte a sentire la radio a onde corte sulla quale nel 1958 capì da parole in codice che era scoppiata la rivoluzione in Algeria, e nel 1960 ascoltò il discorso dell’insediamento di Kennedy. Ha ballato un tango (o un walzer) al compleanno di Emma Bonino, quando i due erano commissari europei a Bruxelles. Com’era? Legnoso. Molto legnoso.

Un nonno nerd.

Traccio questo elenco biografico un po’ a casaccio. Marco Travaglio, già in crisi d’astinenza da B., ha sbeffeggiato tutti i reportage e retroscena “leggeri” sul professor Monti comparsi in questi giorni sui giornali. E in effetti, se quelli erano il santino edificante – tutto un misto di vecchi pregiudizi, merletti democristiani e altre frugalità gesuitiche – c’era da ridere. Ma ridere non si può. La fiducia degli italiani in Mario Monti è al 55%. La fiducia nel suo governo al 58%. La convinzione sulla sua competenza all’80%.

Con una novità. In mancanza di televisione, da oggi avvolta in un complesso (e temo impossibile) processo di deberlusconizzazione, sono i giornali e la Rete i luoghi dove si è fatta strada con una velocità supersonica l’idea che “non c’è più tempo” per le elezioni, che bisogna “salvare l’Italia”, e quindi #oramonti. Chi ha l’età può ricordare il “popolo dei fax”, ai tempi di Tangentopoli. E il grande filo rosso della “legalità” che attraversa l’indignazione antiberlusconiana di questi 18 anni. Fallimentare. Si può dire?

C’è soltanto una cosa che può rendere davvero interessante il ritratto di blue eyed Monti: il Gran Complotto. Goldman Sachs, la Trilaterale, il Gruppo Bilderberg. L’eversività del potere, per dirla con Pasolini. Non esattamente circoli bocciofili, ai quali il professore fornisce ad alti livelli la sua competenza professionale. Matt Taibbi, di Rolling Stone America, ha dedicato gli ultimi due anni della sua carriera di reporter d’assalto quasi soltanto a Goldman Sachs: «Una grande piovra vampiro avvolta attorno alla faccia dell’umanità, mentre allunga senza sosta i suoi tentacoli insanguinati in qualsiasi cosa che odori di denaro», scrive.

Oddio, bastava riprendere il Marx vittoriano: «Il capitale è lavoro morto che come un vampiro vive succhiando il lavoro vivo», eccetera. Naturalmente, che il centrodestra accusi Monti di essere un banchiere vampiro è ridicolo, dato che la sua ragione di esistere, negli ultimi vent’anni, è legata a un imprenditore clown che ha fatto fortuna sbeffeggiando i professionisti della politica. Quanto al centrosinistra, il dado è tratto. Nonostante sopravvivano nelle sue fila pochi e confusi irregolari, scopriamo che l’unica vera strategia è sempre e soltanto legata alla definitiva battuta di D’Alema sul “paese normale”.

Fiorello che canta per la centomillesima volta dai tempi del karaoke “Il mondo” di Jimmy Fontana? È questa dunque la normalità?

Leggo Giuseppe De Rita in un’intervista a La Stampa dell’altro ieri. Parla della fine del “ciclo del berlusconismo come tendenza a cavalcare la cultura popolare”. È uno spunto interessante. In fondo alla politica-spettacolo, intesa come sporcarsi le mani e la faccia rotolandosi nella peggior retorica televisiva, ci avevamo fatto l’abitudine. Si dirà: ma è ancora presto, Monti non ha fatto neppure il primo discorso, una comparsata a Porta a Porta, una cerimonia, un bagno di folla. Aspetta e vedrai. È un tecnico. Per il momento, nella peggiore delle ipotesi, adesso l’estrema visibilità e il segreto sono due facce della stessa medaglia. L’abc, per chi ha letto Debord.

Infine: c’è una via di mezzo tra i gesuiti e il bunga bunga?

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