Cose che succedono | Pop

Mariah Carey ha avuto una fase grunge e nessuno lo sapeva

«Mi ci è voluta una vita per avere il coraggio di scrivere il mio libro di memorie. Voglio raccontare gli alti e bassi, i trionfi e i traumi, le debacle e i sogni che hanno contribuito alla persona che sono oggi. Sebbene siano girate innumerevoli storie su di me nel corso della mia carriera e della mia vita, è stato impossibile comunicare la complessità e la profondità della mia esperienza in un singolo articolo di una rivista o in un’intervista televisiva di dieci minuti. E anche allora, le mie parole sono state filtrate attraverso l’obiettivo di qualcun altro, soddisfacendo ampiamente il compito di definirmi. Questo libro è composto dai miei ricordi, dalle mie disavventure, dalle mie lotte, dalla mia sopravvivenza e dalle mie canzoni. Scrivere questo libro di memorie è stato incredibilmente difficile, umiliante e curativo»: così Mariah Carey parla del suo attesissimo libro di memorie, da oggi sugli scaffali delle libreri americane. Scritto insieme a Michaela Angela Davis, The Meaning of Mariah Carey condensa in 368 pagine la vita di una delle popstar più famose del mondo. Per pubblicizzarlo, negli ultimi giorni la cantante ha rivelato su Twitter un aneddoto riguardante un suo sorprendente momento alternative rock.

Come ha raccontato anche Paper, riprendendo i suoi tweet, a metà degli anni ’90, quindi già famosissima, Mariah Carey passava le serate a suonare con la sconosciutissima band dei Chick. «Fatto divertente: ho fatto un album alternative rock mentre stavo lavorando a Daydream», ha scritto domenica su Twitter, dove ha condiviso un estratto dal libro. «Volevo liberarmi», scrive Carey, che fa coincidere il periodo in cui lavorò al suo quinto album in studio a un “momento buio”, «volevo lasciarmi andare ed esorcizzare la mia infelicità. Ma volevo anche divertirmi. Ogni sera finivo le registrazioni di Daydream e correvo a suonare con la band».

Dall’unico disco che il gruppo ha pubblicato, dal notevole titolo Someone’s ugly daughter, si può risalire ai componenti: Clarissa Dane-Davidson alla voce (Carey la cita nel suo tweet), W. Chester alla chitarra, Mann al basso e W. Vlad alla batteria. Più le coriste M. Kim e D. Sue, quest’ultima autrice anche delle canzoni dell’album e, molto probabilmente, alter ego di Mariah Carey: è stato un suo portavoce a confermare che nel disco non si limitò a cantare, ma partecipò anche alla scrittura dei brani (ad eccezione di “Surrender”, una cover dei Cheap Trick). Su YouTube ci sono due pezzi, “Demented” e “Malibu”, caricati più di dieci anni fa.

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