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02:03 sabato 16 maggio 2026
Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.
Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.

Chi ha salvato i Monty Python?

Esce il doc su George Harrison dove si spiega anche come, dopo i Beatles, ha creato una seconda icona UK

10 Aprile 2012

Terry Gilliam pochi giorni fa ha confessato a Vulture di non ridere veramente da quando ha visto l’ultima scena di Burn After Reading, per cui ha addirittura pianto.  Citazione felice per un Gilliam che da qualche anno invece rimpiange molte scelte, ultima quella -secondo lui catastrofica- di aver voluto portare i Fratelli Grimm al cinema. Per ridere ultimamente Gilliam ha bisogno di molto, moltissimo, sarcasmo. Non stupisce quindi che George Harrison: Living in the material world, il doc-movie di Martin Scorsese in uscita in Italia il 19 aprile,  inizi (anche) con una spiazzante risata di Gilliam che rivela: «l’ultima cosa che ha fatto George è stata comprarsi una casa in  Svizzera. Ah, prima di morire ha pensato alle tasse».

L’ultimo tentativo di cronistoria musicale realizzato da Martin Scorsese con protagonista George Harrison, esce in Italia con una tempistica molto casuale (ma non troppo) visto che si troverà a condividere spazi e critici con l’altro riassunto beatlesiano circa la vita di John Lennon a New York. Senza paragoni plausibili tra i mondi dei Beatles, una differenza di peso tra i due documentari sta nelle locandine: ritratto bianco e nero di Lennon, scenario acquoso per quella scelta da Scorsese  dove George Harrison fissa cauto l’obiettivo con la chioma ordinata, mentre il resto del corpo è nascosto dall’acqua cristallina di una piscina, quella di Burt Lancaster.  Ecco come si inizia a riassumere Harrison: con una foto d’epoca di lui in piscina dove non stonerebbe una b-side della cover, disegnata da Terry Gilliam magari, con la citazione de Il Senso della Vita, dove pesciolini dai visi antropomorfi parlano tra loro, solo che al posto delle facce originarie dei Python, ogni pesce dovrebbe avere i volti di Harrison, uno per ogni sua vita.

Perché il documentario di Martin Scorsese non poteva non portare tra le testimonianze quella dell’eterno americano a Londra, Terry Gilliam che per anni è stato amico, regista e visionario nella vita di George Harrison. Una presenza fugace ma ingombrante tra le testimonianze raccolte, dove Gilliam, supportato dall’ex compagno Python Eric Idle, conferma che George Harrison ha salvato i Monty Python e anzi, per qualche stagione li ha resi i nuovi Beatles d’Inghilterra. Harrison, come tutto il resto del Regno Unito, conosceva i Python soprattutto perché questi si erano messi a citare i Beatles 20 anni dopo negli sketch che li vedevano travestiti nei The Rutles, fotocopia di Lennon&Co in cui George una volta partecipò come comparsa. Un citazionismo un filo blasfemo e ancora prematuro forse, ma nulla in confronto a quello che convinse Harrison che i Monty erano il miglior  investimento emotivo della sua seconda carriera.

Meditazione, dimore in parchi principeschi e lunga barba a oscurare le emozioni, nel film George Harrison viene raccontato con cura da Eric Clapton, tra gli altri, fino a quando irrompe Idle: «io e Terry (Gilliam) avevamo conosciuto George Harrison a Los Angeles, durante la promozione del Sacro Graal». Conoscenza provvidenziale, perché quello che sarebbe stato il momento più bello per i Monty Python sarebbe divenuto un inferno di 48 ore, che un mistico George Harrison risolse ipotecando la sua casa. Mentre il sestetto inglese stava partendo per la Tunisia per iniziare le riprese di Brian di Nazareth «il giovedì mi chiamò Bernie Delfont della Emi e mi disse che aveva letto il copione, era blasfemo e staccò la spina» ammette serafico Gilliam. George Harrison una volta letto il copione invece aveva solo detto «mi piacerebbe molto vederlo». E per guardarlo finito ha messo quattro milioni di sterline, dopo solo 48 ore dalla richiesta fulminea. Così in un paio di giorni la Friar Park, il tempio della sua musica post Beatles, era diventata l’assicurazione de Brian di Nazareth.  Ma questo Gilliam e soci lo seppero solo dieci anni dopo.

Idle nel documentario ripete di nuovo una delle sue battute più celebri sull’argomento “Harrison” «si è comprato il biglietto del cinema più costoso della storia». Ma era solo l’inizio perché poi,  una volta sciamata l’epopea di Brian di Nazareth «dove George ha messo d’accordo tutti, ebrei, cattolici, protestanti…l’ha fatta grossa» ride Gilliam, Harrison avrebbe puntato sulle visioni di quell’outsider che non metteva calzamaglie e non si vestiva da donna, che non faceva ridere fuoricampo ma che realizzava collage fumetto assurdi come intro a sketch anti-Tatcher.  Yoko Ono nel film si vanta di come sia stato il suo John Lennon a promuovere un brano di George Harrison, Something, a singolo e non eterno b-side. Allo stesso modo Harrison fonda nel 1978  la HandMade film costola della sua casa discografica, la Dark Horse production, per dare a Gilliam il suo singolo, il film  Time Bandits. Oggi, mentre il Tribeca festeggia i 20 anni di indipendentismo cinematografico, 35 anni prima l’ex chitarrista dei Beatles inventava la culla del cinema indipendente inglese, capace di sfornare i tentativi solisti di Terry Gilliam come le pièce dei teatri off.

Gilliam è incerto di fronte all’ennesima iniziativa promozionale per far rivivere i Monty Python nella versione app, dove è possibile leggere il diario del making of de Alla ricerca del Sacro Graal, non lo convince. Tipico del personaggio, ed è ancora un estratto da Living in the material world a spiegarci il suo stato d’animo: «George era sconvolto dal fatto che discutessimo continuamente su cosa tenere e cosa no di Brian, non gli sembrava possibile che litigassimo tanto. Gli piaceva la nostra unione, credo che fosse perché gli mancavano i Beatles».

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