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La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.
Tra gli studenti di Harvard stanno facendo a gara per iscriversi a un difficilissimo corso di letteratura in cui si legge un “mattone” a settimana Omero, Dante, Montaigne, Shakespeare, Spinoza, James Baldwin, Adam Smith: questi sono solo alcuni dei classici che bisogna leggere (e in fretta) per passare il corso Humanities 10 a Harvard.
I diplomatici europei si sono convinti che uno dei principali ostacoli alla pace in Ucraina sia il fatto che a Trump sta proprio antipatico Zelensky Trump dice che la Russia «si è comportata bene» e attacca Zelensky, mentre Kallas accusa gli Usa di spingere Kyiv alla resa. Diplomatici ed esperti europei spiegano cosa c’è dietro: affinità con gli autocrati, affari e un’antipatia che risale al 2019.

C’è vita dopo Vogue?

Licenziata dal magazine, Lucinda Chambers si toglie i sassolini dalle scarpe in una lettera aperta, che racconta molto su cosa non va nel sistema moda.

06 Luglio 2017

In una lettera aperta pubblicata lo scorso lunedì su Vestoj, il giornale di approfondimento culturale di moda fondato da Anja Aronowsky Cronberg, la cinquasettenne Lucinda Chambers fa una sorta di punto dei suoi trentasei anni da British Vogue, di cui venticinque passati nel ruolo di Fashion director, ed è facile intuire sin dalle prime righe che non sarà un affare piacevole per nessuno. «Un mese e mezzo fa sono stata licenziata da Vogue. Ci hanno messo tre minuti a farlo», inizia Chambers, che ci tiene a specificare sin da subito come sia stata messa alla porta senza tante cerimonie e soprattutto (almeno a suo dire, Condé Nast ha smentito in un comunicato ufficiale) senza che nessuno ne sapesse nulla. Fatta eccezione, naturalmente, per la persona che quella decisione l’aveva presa: Edward Enninful, il nuovo direttore di testata che ha sostituito Alexandra Shulman, al timone di Vogue Uk dal 1992. Ma prima un po’ di background per chi volesse appassionarsi alla saga. Lo scorso aprile la nomina di Enninful era stata accolta con un generale entusiasmo nell’ambiente: l’apprezzato stylist, infatti, ha iniziato la sua carriera giovanissimo nell’i-D di Terry Jones, di cui è diventato Fashion director a soli diciannove anni, ed è il primo uomo di origine ghanese a prendere le redini del magazine di Condé Nast. In virtù del suo immaginario – ha lavorato soprattutto da Vogue Italia e W – in molti si sono detti fiduciosi che il suo punto di vista avrebbe finalmente rinfrescato le stanche pagine di British Vogue, portandoci più varietà e provando a costruire quell’appeal contemporaneo di cui il giornale (in tutte le sue edizioni) ha estremamente bisogno. A metà giugno, intanto, Enninful ha annunciato il nuovo Fashion director, che da lì in poi avrebbe preso il posto di Chambers: l’altrettanto apprezzata stylist e fotografa Venetia Scott, una scelta anche questa piuttosto anti-convenzionale, insieme a quella di nominare Grace Coddington, Steve McQueen, Naomi Campbell e Kate Moss tra i collaboratori fissi.

Lucinda Chambers

L’arrivo di Enninful è il primo di una serie di rinnovamenti – anche abbastanza radicali – che stanno succedendo in casa Condé Nast e di cui abbiamo parlato in più occasioni, dal caso di Vogue America a quello di Teen Vogue: semplificando un panorama complesso e variegato, potremmo dire che in generale i giornali di moda si stanno orientando verso la co-direzione (le Anna Wintour saranno sempre di meno) e il rinnovamento profondo del proprio organico, che sta diventando sempre più giovane, specializzato in grandi macro-aeree (come la moda, appunto, o il beauty) e spalmato su più testate, sia digitali che cartacee. Saranno giornali sempre meno bianchi e, almeno nelle intenzioni, più inclusivi e differenziati nel loro staff. Per ora, però, hanno ancora dei problemi piuttosto grossi, e questo Lucinda Chambers lo racconta con la brutale onestà di chi si è sentito privato della propria (grande) influenza da un giorno all’altro. Insomma, si è tolta i proverbiali sassolini dalle scarpe rivelando quei segreti di Pulcinella che tutti conoscono bene, ma di cui si parla solo a cena con quegli amici che si emozionano quando riguardano su Youtube “Voss” di Alexander McQueen.

Nella sua lettera-sfogo su Vestoj – che è stata anche temporaneamente messa offline a causa del suo contenuto “sensibile” e poi è riapparsa con una nota dell’editor – c’è tutto il risentimento dell’ex ferita a morte e arrabbiatissima: ammette di aver smesso di leggere il suo giornale da molti anni, più o meno quando ha smesso di essere utile ed è diventato una vetrina anonima per i marchi e le loro pubblicità, si lamenta che da quando la finanza è entrata nella moda non esiste un marchio che abbia conservato la propria anima (e il pensiero è volato subito a Donnarumma, mica si parla della stessa cosa, in fondo?), dice candidamente che Renzo Rosso ha rovinato quello che Consuelo Castiglioni aveva costruito da Marni, che la cover di giugno con Alexa Chung con una maglietta a righe di Michael Kors faceva schifo («lui è un grande investitore, però, e io sapevo quello che dovevo fare») e che la maggior parte delle stylist sono assunte più perché sono belle e ben vestite che per la loro bravura. E poi, non ultimo, ricorda a tutti che nella moda non è permesso fallire, tanto più nell’epoca dei social, quando l’importante è millantare di avere una vita splendida e invidiabile su Instagram.

BRITAIN-ROYALS-FASHION-UN

Ouch. In un ambiente abbottonatissimo come quello dei fashion, un momento-verità del genere accade più o meno una volta ogni lustro e, sebbene negli ultimi anni i confessionali siano sensibilmente aumentati (vedi Nicolas Ghesquière post Balenciaga e Raf Simons post Dior, entrambi su System Magazine), lo strappo del velo continua a provocare reazioni che vanno dal divertito all’indignato al francamente Lucinda te ne sei accorta solo adesso che ti hanno cacciato? Certo, è legittimo chiedersi se criticare un sistema di cui si è fatto attivamente parte per un lunghissimo periodo di tempo intacca la credibilità di quella stessa critica, ma al di là delle discussioni sull’integrità della denuncia, ci sono un paio di cose interessanti da notare a margine dell’amara storia di un licenziamento (anche se fabulous come può essere andar via da Vogue, ma pur sempre un licenziamento).

Intanto, rivela ancora una volta tutte le difficoltà di un settore, quello dell’editoria della moda, che per troppo tempo ha evitato di farsi certe domande su se stesso e ha vissuto della floridità di un business che si è poi inevitabilmente esaurita, quindi porta a galla i nodi che attendono al varco chiunque vorrà fare questo mestiere nel futuro. I giornali aspirazionali esisteranno ancora? Si troverà la quadra tra la necessità del rientro pubblicitario e quella dell’espressione creativa in un mondo che si basa sull’attrazione irrazionale verso oggetti costosissimi e sì, il più delle volte inutili? I giornalisti saranno giornalisti e i consulenti di brand saranno consulenti, oppure tutti si farà quel bagno di realtà per cui le vecchie gerarchie sono ormai come le copie invendute e c’è da reinventarsi una professione? E mentre sta per arrivale nelle edicole il capitolo primo del nuovo Vogue Italia diretto da Emanuele Farneti, non ci rimane che aspettare il prossimo addio (più o meno) famoso per avere qualche risposta.

In testata: la mostra per i 100 anni di British Vogue; nel testo: Lucinda Chambers; nel testo:Edward Enninful (tutte le foto sono di Getty)
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