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10:05 giovedì 12 febbraio 2026
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Marco De Vincenzo

Intervista al designer: breve spaccato di che fine potrebbe fare la moda in Italia

09 Dicembre 2011

La modella indossa uno chemisier di seta che riproduce fedelmente un mantello di zibellino. Qualche stagione prima ancora il colpo di fulmine: una gonna a raggi che poteva benissimo essere la ripresa dall’alto di una giostra di cavalli. Marco De Vincenzo, messinese poco più che trentenne designer degli accessori di Fendi e stilista dal 2009 della sua omonima griffe, confessa che l’artificio in un abito è ancora il segreto sul perché disegnarli, che la crisi fa paura perché tarpa le ali a qualcosa che non è ancora nato, che una gonna al ginocchio dobbiamo ancora “impararla”. Un nome (non più) nuovo che parla chiaro, su come l’Italia abbia scoperto di avere il tallone d’Achille proprio sulla moda e perché, futuro a parte, uno show è da costruire come si realizzasse la collezione must-have.

Hai paura dei prossimi anni, economici e non?
Ho paura di dovermi fermare ancora prima di averlo deciso. Trovo terribili le frustrazioni, e non c’è frustrazione peggiore per un creativo, di quella di non trovare uno spazio per esprimersi.

Parigi, Londra, New York, perché sono (lo sono?) realtà diverse da noi quando si tratta di fashion biz?
In Italia c’è un problema di ricambio generazionale. Altrove è stato compreso già da molto tempo che le giovani leve, nel design come in altri campi, vanno tutelate perché rappresentano l’unica arma contro l’omologazione. Basti guardare all’Inghilterra. Sono bastati 10 anni di sana dedizione verso i propri “pargoli”, e si è tramutata in una delle settimane della moda più stimolanti. Fino a quando la stampa italiana continuerà a supportare sempre i soliti noti, o a coltivare una certa esterofilia, tutti continueranno a credere che il dopo Armani sarà un buco nero, e che i giovani hanno smesso di sognare.

Alta Roma (dove De Vincenzo ha vinto il Who is on Next nel 2009) esiste ancora come idea o è una vetrina di “altro” rispetto alla Moda tout court vista nelle fashion week?
Credo che la moda abbia il dovere di stare al passo coi tempi. Alta Roma è stata troppo a lungo distante dal mondo circostante, e ha fatto del passato un limite, invece di trasformarlo in un punto di forza. Oggi i pregiudizi degli addetti al settore sono molti e leciti, e Silvia Fendi, in veste di Presidente, sta facendo un lavoro ricostruttivo molto interessante per sfatarli.

Credi che un giorno si smetterà di realizzare show  “fisici”?
Credo ancora nella formula della sfilata, mi affascina, rappresenta la sfera ideale su cui si muove ogni designer quando progetta una collezione. E anche se si dovessero trovare forme alternative, credo che l’abito resterà sempre legato ai concetti di fisicità e di movimento.

I tuoi riferimenti più forti: chi sono al di fuori del linguaggio della moda?
Amo molto le poesie. Quelle di Emily Dickinson su tutte. Mi insegnano sempre qualcosa sulla ricchezza dei punti di vista.

Cosa non ha ancora espresso o si è perso nel corpo di una donna?
Trovo che troppe donne oggi scelgano di non valorizzarsi, o forse è la moda stessa a imporre la cosa sbagliata. Sicuramente sono un nostalgico degli anni ’50, di quel gusto quasi ossessivo per l’artificio.

Se fossi obbligato a riprodurre all’infinito un capo, quale sarebbe?
Una gonna al ginocchio.

Quando hai capito che ti stava succedendo davvero? E cosa ti è successo?
Non ho mai troppa consapevolezza di ciò che mi accade. Sono un grande sognatore, agisco quasi sempre d’istinto, le conseguenze delle scelte che faccio si collocano in mezzo a un flusso che scorre a prescindere da tutto. Mi è successo tutto da piccolo, disegnare è sempre stata la mia via di fuga, un dono che niente e nessuno poteva portarmi via. Il resto era fuori.

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