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11:40 domenica 16 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Come le palme sono arrivate a Los Angeles

10 Luglio 2018

Dici Los Angeles, dici palme. Non tutti però sanno che le palme a Los Angeles sono un’introduzione relativamente recente. Come ci sono arrivate, allora? Su Atlas Obscura, Dan Nosowitz racconta la storia di come «le palme, sebbene non siano native di Los Angeles e anzi siano arrivate qui di recente, sono diventate l’elemento più iconico della città». Se uno dovesse guardare un’illustrazione di Los Angeles di metà Ottocento, una delle prime cose che noterebbe è che di palme non si vede l’ombra. L’introduzione di questi tipi di albero (anche se, tecnicamente, non sono alberi) risale all’arrivo della ferrovia in città, e alla conseguente speculazione edilizia: «Quando la ferrovia arrivò a Los Angeles, negli anni Ottanta dell’Ottocento, gli speculatori realizzarono che questo enorme posto vuoto sarebbe diventato un’ottima opportunità per vendere la terra», scrive Nosowitz. Già, ma come convincere la gente a «trasferirsi nel bel mezzo del deserto»? Ed è qui che arrivano le palme.

Le palme furono introdotte per tre ragioni. Primo, andava riempito dello spazio. Secondo, sono facili da spostare, piantare e non richiedono grande manutenzione. Terzo, ricordavano la Riviera francese, che faceva molto chic. Le palme non sono native né della California, né della Riviera francese. Esistono, sostiene l’autore, soltanto due specie di palme native dell’Europa mediterranea, che però non si sono diffuse un gran che; mentre nel Medio Oriente sono diffusissime e crescono naturalmente (a sua volta, come raccontavamo in un pezzo qui su Studio, in Medio Oriente probabilmente erano state importate dall’Africa e/o dall’Asia meridionale). Il risultato è che le palme hanno assunto una valenza religiosa: si iniziò a spostarle per celebrare la Domenica delle Palme e altre cerimonie palme-related.

Los Angeles Palme

Così si scoprì che erano proprio pratiche da trapiantare. «Spostarle è incredibilmente facile: non hanno radici complesse come le querce, ma soltanto una radice sferica e densa. È facile sradicarle e trasportarle, senza contare che, una volta piantate, le palme non faticano un gran che ad ambientarsi: basta avere acqua e sole». Un’altra cosa che le faceva amare dai costruttori era che le palme, a differenza di altri alberi, «non dimostrano grande differenze individuali». Siccome sono tutte uguali, è più facile piantarle in serie immaginando l’effetto che faranno.

Verso la metà del Diciannovesimo secolo, scrive sempre Nosowitz, la Riviera francese, che prima non interessava a nessuno, cominciò a diventare popolare, un po’ perché la visitavano degli scrittori famosi e un po’ perché a quei tempi i medici consigliavano quel tipo di clima a chi se lo poteva permettere. Ci fu un boom edilizio e ai costruttori francesi venne l’idea di piantare un sacco di palme. I costruttori di Los Angeles, dove il boom edilizio fu di poco successivo, copiarono l’idea da lì. Importarono le palme, per ovvie ragioni, non dalla Francia ma dal Messico, che a sua volta le aveva importate dal Medio Oriente per ragioni religiose. Un effetto non previsto però fu che le palme messicane, una volta trapiantate a Los Angeles, crebbero a dismisura. Presto divennero il simbolo della città e, di conseguenza, di Hollywood e della bella vita californiana: «Quando le palme si consolidarono a Los Angeles, l’industria del cinema e della tv le rese popolari».

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