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05:19 lunedì 8 giugno 2026
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.

Perché La pelle di Malaparte sembra una delle ispirazioni del nuovo video di Liberato

Francesco Lettieri ha girato un ambizioso micro-film in costume che rielabora alcune terribili scene del capitolo intitolato "Il pranzo del Generale Cork".

di Studio
10 Maggio 2022

Ieri i fan di Liberato sono stati vittime di uno strano cortocircuito: leggendo i tanti titoli dei giornali che parlavano dei festeggiamenti Russia, iniziavano a cantare: «9 magg / m’è scurdat». La strofa partiva automatica, anche se non c’entrava niente con la minaccia del discorso di Putin e la “pobedobesie”. Il 9 maggio è una data speciale per Liberato, non solo perché è il titolo della sua prima e più famosa canzone (uscita, però, il giorno di San Valentino del 2017), ma perché il 9 maggio del 2018 si è tenuto il suo primo concerto sul lungomare di Napoli, dove l’artista arrivò a bordo di una barca. E poi ieri: nel pomeriggio Liberato pubblica su Facebook e Instagram una variazione in bianco e nero della sua famosa rosa. I fan impazziscono (il post ha ottenuto quasi 100mila like). L’attesa inizia (molto breve solo per chi è abituato ai falsi allarmi di Kanye West). Qualche minuto prima di mezzanotte, su YouTube e su altre piattaforme appare il nuovo album: si chiama Liberato II ed è composto da 7 canzoni. “Partenope”, accompagnata da un video, “Nun ce penzà“, “Nunneover“, “Anna“, “Guagliuncella napulitana“, “Cicerenella“, “‘Na storia ‘è ‘na sera” (tutte caricate su YouTube con dei video che sono delle piccole scene tratte dal primo).

Ovviamente firmato da Francesco Lettieri, il video di “Partenope” è un ambizioso micro-film in costume (qualcuno nei commenti di YouTube cita Bridgerton ma le riprese distorte della scena iniziale ricordano più facilmente La favorita di Yorgos Lanthimos), un omaggio ai Borbone in cui Liberato compare incappucciato al pianoforte nei panni di Cimarosa. La nobiltà del Settecento rivive nel Palazzo Reale di Napoli: Giacomo Rizzo interpreta il ruolo di Ferdinando IV e Tonia Laterza quello di una sirena con la testa rasata. La favola raccontata nel video ha il sapore di una leggenda: nel pesce che mangia, il re trova un anello con una perla e lo indossa, una sirena emerge dalle acque e si reca a Palazzo per riprenderselo. Prima seduce il vecchio con una danza sinuosa, poi lo uccide con il suo canto letale.

Più che il racconto mitologico della sirena Partenope del titolo, però, la dea protettrice di Napoli, il video sembra richiamare indirettamente uno dei capitoli più scioccanti del capolavoro di Curzio Malaparte, La pelle (scritto un po’ in inglese e un po’ in italiano, proprio come le canzoni di Liberato). Se avete il libro, andate a rileggere “Il pranzo del Generale Cork”. In questo tremendo racconto, la moglie di un potente americano, il generale Cork appunto, si ostina a voler consumare una cena di pesce in stile partenopeo nonostante in quegli anni il territorio marittimo intorno a Napoli fosse gravemente inquinato e invaso dalle mine. Gli unici pesci viventi erano quelli dell’acquario ufficiale, tra cui una leggendaria sirena. Ed è proprio quella che viene cucinata per Mrs Flat, che però resta scioccata quando vede che la creatura disposta sul vassoio, sopra all’insalata, ha l’aspetto di una bambina. Non solo: c’è un altro pranzo in cui al signor Wishinski, Vice Commissario sovietico per gli Affari Esteri, allora rappresentante dell’Urss nella Commissione Alleata in Italia, vengono offerte delle ostriche perlifere prelevate dall’acquario. Dall’edizione Adelphi: «Wishinski era rimasto molto meravigliato di trovare, in ciascuna delle sue ostriche, una perla rosea, del color della luna nascente. E aveva alzato gli occhi dal piatto, guardando in viso il Generale Cork con lo stesso sguardo col quale avrebbe guardato l’Emiro di Bagdad a un pranzo delle Mille e una notte. “Non sputate il nocciolo”, gli aveva detto il Generale Cork, “è delizioso”. “Ma è una perla!”, aveva esclamato Wishinski. “Of course, it is a pearl! Don’t you like it?”. Wishinski aveva ingoiato la perla mormorando fra i denti in russo, “Questi marci capitalisti!”».

Non è la prima volta che il libro del 1949 di Malaparte ispira qualcuno: era già successo con la mostra di Luc Tuymans a Palazzo Grassi a Venezia, intitolata appunto La Pelle. Come aveva spiegato l’artista stesso, aveva scelto di intitolare la mostra come il romanzo per rispecchiare l’ambiguità dell’opera (tra ricostruzione storica e finzione) e dell’autore (celebre per la sua megalomania e i rapporti poco chiari con Mussolini), che a suo parere ben riassumevano l’atteggiamento ambivalente della sua pittura carica di violenza (a proposito di pittura, violenza e Palazzo Grassi: la mostra di Marlene Dumas è ancora in corso). Il titolo che apriva una catena di associazioni: La pelle rimandava a Malaparte, che rimandava alla sua famosa casa a Capri, dove è stato girato Il disprezzo di Jean-Luc Godard del 1963 (per i cineasti come Tuymans, uno dei migliori film della storia del cinema) a sua volta ispirato al libro di Alberto Moravia. Ma rimandava anche all’epidermide del nostro corpo, e a un’idea di superficie, quindi alla tela. La pelle può essere sensuale, viva e organica, ma anche malata, infetta, lacerata.

La pelle è anche quella della sirena abbrustolita che si trova davanti Mrs Flat, così descritta dalla voce narrante: «Poteva avere non più di otto o dieci anni, sebbene a prima vista, tanto era precoce, di forme già donnesche, ne paresse quindici. Qua e là strappata, o spappolata dalla cottura, specie sulle spalle e sui fianchi, la pelle lasciava intravedere per gli spacchi e le incrinature la carne tenera, dove argentea, dove dorata». C’è chi ha interrogato la biologa Flegra Bentivegna, curatrice dell’Acquario di Napoli, nel tentativo di capire cosa di questo capitolo sia vero e cosa no. A quanto pare, è vero che in quel periodo l’edificio era stato requisito dalle forze alleate e che il generale americano era solito offrire ad alte personalità militari e politiche esseri viventi “pescati” nell’Acquario. Una volta fece servire i pesci spinosi di Hiro Hito, essendo noto che l’imperatore giapponese aveva qualche anno prima visitato l’Acquario portando in dono alcuni pesci tropicali. È anche assolutamente possibile che abbia fatto preparare una cena a base di ostriche (non certo quelle perlifere, come nel racconto) o addirittura di torpedini, pesci elettrici cugini degli squali. È ovvio che nelle vasche dell’Acquario di Napoli non abbia mai nuotato una sirena, e neanche un animale riconducibile al termine (e cioè quei grossi mammiferi marini appartenenti all’ordine dei “Sirenidi”, meglio noti come dugonghi o “vacche di mare”). Malaparte ha mescolato fantasia e realtà per creare una scena grottesca che diventa un simbolo di aberrazione.

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