Hype ↓
17:23 lunedì 31 agosto 2026
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.

Perché La pelle di Malaparte sembra una delle ispirazioni del nuovo video di Liberato

Francesco Lettieri ha girato un ambizioso micro-film in costume che rielabora alcune terribili scene del capitolo intitolato "Il pranzo del Generale Cork".

di Studio
10 Maggio 2022

Ieri i fan di Liberato sono stati vittime di uno strano cortocircuito: leggendo i tanti titoli dei giornali che parlavano dei festeggiamenti Russia, iniziavano a cantare: «9 magg / m’è scurdat». La strofa partiva automatica, anche se non c’entrava niente con la minaccia del discorso di Putin e la “pobedobesie”. Il 9 maggio è una data speciale per Liberato, non solo perché è il titolo della sua prima e più famosa canzone (uscita, però, il giorno di San Valentino del 2017), ma perché il 9 maggio del 2018 si è tenuto il suo primo concerto sul lungomare di Napoli, dove l’artista arrivò a bordo di una barca. E poi ieri: nel pomeriggio Liberato pubblica su Facebook e Instagram una variazione in bianco e nero della sua famosa rosa. I fan impazziscono (il post ha ottenuto quasi 100mila like). L’attesa inizia (molto breve solo per chi è abituato ai falsi allarmi di Kanye West). Qualche minuto prima di mezzanotte, su YouTube e su altre piattaforme appare il nuovo album: si chiama Liberato II ed è composto da 7 canzoni. “Partenope”, accompagnata da un video, “Nun ce penzà“, “Nunneover“, “Anna“, “Guagliuncella napulitana“, “Cicerenella“, “‘Na storia ‘è ‘na sera” (tutte caricate su YouTube con dei video che sono delle piccole scene tratte dal primo).

Ovviamente firmato da Francesco Lettieri, il video di “Partenope” è un ambizioso micro-film in costume (qualcuno nei commenti di YouTube cita Bridgerton ma le riprese distorte della scena iniziale ricordano più facilmente La favorita di Yorgos Lanthimos), un omaggio ai Borbone in cui Liberato compare incappucciato al pianoforte nei panni di Cimarosa. La nobiltà del Settecento rivive nel Palazzo Reale di Napoli: Giacomo Rizzo interpreta il ruolo di Ferdinando IV e Tonia Laterza quello di una sirena con la testa rasata. La favola raccontata nel video ha il sapore di una leggenda: nel pesce che mangia, il re trova un anello con una perla e lo indossa, una sirena emerge dalle acque e si reca a Palazzo per riprenderselo. Prima seduce il vecchio con una danza sinuosa, poi lo uccide con il suo canto letale.

Più che il racconto mitologico della sirena Partenope del titolo, però, la dea protettrice di Napoli, il video sembra richiamare indirettamente uno dei capitoli più scioccanti del capolavoro di Curzio Malaparte, La pelle (scritto un po’ in inglese e un po’ in italiano, proprio come le canzoni di Liberato). Se avete il libro, andate a rileggere “Il pranzo del Generale Cork”. In questo tremendo racconto, la moglie di un potente americano, il generale Cork appunto, si ostina a voler consumare una cena di pesce in stile partenopeo nonostante in quegli anni il territorio marittimo intorno a Napoli fosse gravemente inquinato e invaso dalle mine. Gli unici pesci viventi erano quelli dell’acquario ufficiale, tra cui una leggendaria sirena. Ed è proprio quella che viene cucinata per Mrs Flat, che però resta scioccata quando vede che la creatura disposta sul vassoio, sopra all’insalata, ha l’aspetto di una bambina. Non solo: c’è un altro pranzo in cui al signor Wishinski, Vice Commissario sovietico per gli Affari Esteri, allora rappresentante dell’Urss nella Commissione Alleata in Italia, vengono offerte delle ostriche perlifere prelevate dall’acquario. Dall’edizione Adelphi: «Wishinski era rimasto molto meravigliato di trovare, in ciascuna delle sue ostriche, una perla rosea, del color della luna nascente. E aveva alzato gli occhi dal piatto, guardando in viso il Generale Cork con lo stesso sguardo col quale avrebbe guardato l’Emiro di Bagdad a un pranzo delle Mille e una notte. “Non sputate il nocciolo”, gli aveva detto il Generale Cork, “è delizioso”. “Ma è una perla!”, aveva esclamato Wishinski. “Of course, it is a pearl! Don’t you like it?”. Wishinski aveva ingoiato la perla mormorando fra i denti in russo, “Questi marci capitalisti!”».

Non è la prima volta che il libro del 1949 di Malaparte ispira qualcuno: era già successo con la mostra di Luc Tuymans a Palazzo Grassi a Venezia, intitolata appunto La Pelle. Come aveva spiegato l’artista stesso, aveva scelto di intitolare la mostra come il romanzo per rispecchiare l’ambiguità dell’opera (tra ricostruzione storica e finzione) e dell’autore (celebre per la sua megalomania e i rapporti poco chiari con Mussolini), che a suo parere ben riassumevano l’atteggiamento ambivalente della sua pittura carica di violenza (a proposito di pittura, violenza e Palazzo Grassi: la mostra di Marlene Dumas è ancora in corso). Il titolo che apriva una catena di associazioni: La pelle rimandava a Malaparte, che rimandava alla sua famosa casa a Capri, dove è stato girato Il disprezzo di Jean-Luc Godard del 1963 (per i cineasti come Tuymans, uno dei migliori film della storia del cinema) a sua volta ispirato al libro di Alberto Moravia. Ma rimandava anche all’epidermide del nostro corpo, e a un’idea di superficie, quindi alla tela. La pelle può essere sensuale, viva e organica, ma anche malata, infetta, lacerata.

La pelle è anche quella della sirena abbrustolita che si trova davanti Mrs Flat, così descritta dalla voce narrante: «Poteva avere non più di otto o dieci anni, sebbene a prima vista, tanto era precoce, di forme già donnesche, ne paresse quindici. Qua e là strappata, o spappolata dalla cottura, specie sulle spalle e sui fianchi, la pelle lasciava intravedere per gli spacchi e le incrinature la carne tenera, dove argentea, dove dorata». C’è chi ha interrogato la biologa Flegra Bentivegna, curatrice dell’Acquario di Napoli, nel tentativo di capire cosa di questo capitolo sia vero e cosa no. A quanto pare, è vero che in quel periodo l’edificio era stato requisito dalle forze alleate e che il generale americano era solito offrire ad alte personalità militari e politiche esseri viventi “pescati” nell’Acquario. Una volta fece servire i pesci spinosi di Hiro Hito, essendo noto che l’imperatore giapponese aveva qualche anno prima visitato l’Acquario portando in dono alcuni pesci tropicali. È anche assolutamente possibile che abbia fatto preparare una cena a base di ostriche (non certo quelle perlifere, come nel racconto) o addirittura di torpedini, pesci elettrici cugini degli squali. È ovvio che nelle vasche dell’Acquario di Napoli non abbia mai nuotato una sirena, e neanche un animale riconducibile al termine (e cioè quei grossi mammiferi marini appartenenti all’ordine dei “Sirenidi”, meglio noti come dugonghi o “vacche di mare”). Malaparte ha mescolato fantasia e realtà per creare una scena grottesca che diventa un simbolo di aberrazione.

Articoli Suggeriti
Stanno tutti leggendo Max, Mischa e l’Offensiva del Tet e stanno tutti facendo benissimo

A sorpresa, il libro di Johan Harstad si è preso il titolo di romanzo dell'estate. Un'impresa notevole, per un tomo di 1242 pagine che parla di malinconia, memoria e lutto, di certezza della fine e dell’inevitabilità della perdita.

Yayoi Kusama, l’artista che ha obliterato il mondo

Nel ‘66 vendeva sfere specchianti ai giardini della Biennale a due dollari l'una: aveva già messo in scena la macchina che avrebbe divorato la sua arte. Ritratto di un'artista che ha passato settant'anni a smaterializzare il mondo, sesso compreso.