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21:27 venerdì 22 maggio 2026
Su RaiPlay è stato pubblicato per la prima volta Sulla carta sono tutti eroi, uno speciale del 1984 dedicato ad Andrea Pazienza, con Andrea Pazienza La maniera perfetta per festeggiare il settantesimo anniversario della nascita di Paz: vederlo disegnare, parlare, raccontarsi, sorridere.
Sandra Hüller potrebbe stabilire un record che si credeva impossibile: essere candidata all’Oscar 4 volte, per 4 film diversi, nello stesso anno L'attrice potrebbe ricevere una nomination per tutti i film che ha fatto nel 2026: Fatherland, Rose, Project Hail Mary e Digger.
Il politico più popolare in India in questo momento è uno scarafaggio leader del Partito degli Scarafaggi Tutto è iniziato un po' per presa in giro un po' per protesta, ma in nemmeno una settimana il Cockroach Janta Party ha superato su Instagram il Bharatiya Janata Party del Premier Modi.
Una ricerca ha dimostrato che le civiltà non crollano per le catastrofi ma perché iniziano a consumare troppo, che è proprio quello che sta succedendo alla nostra civiltà I ricercatori hanno precisato anche che i futuri in cui ci salviamo non sono impossibili, ma «richiedono condizioni che non vediamo sulla Terra di oggi».
Non poteva che essere Michael Bay il regista del film sull’operazione Epic Fury di Trump in Iran Per l'occasione, il regista ha rimesso assieme la squadra con cui girò 13 Hours, altro notevole esempio di moderno film di propaganda.
SS26, il nuovo singolo di Charli XCX, non è né rock né dance: è moda E anche apocalisse: «Yeah we’re walking on a runway that goes straight to hell», canta Charli nel secondo singolo estratto dal suo nuovo album.
La Corte internazionale di giustizia ha stabilito che da ora in poi il diritto allo sciopero è protetto dal diritto internazionale In particolare, è tutelato dal trattato sulla libertà di associazione del 1948 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, firmato da 158 Paesi.
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.

Less is more: contro il 3D

L’industria del cinema ha visto nel 3D lo strumento ideale per battere la crescente concorrenza (e qualità) della televisione. Fino all’eccesso, e ai problemi di costi.

29 Ottobre 2013

Inversione di tendenza? Speriamo. Ormai gli occhialini per il 3D, consegnati alle anteprime stampa, mettono di malumore. Non solo perché imperano gli usa e getta, di scarsa qualità rispetto ai modelli da riconsegnare e disinfettare (son “veicolo di germi” come ogni cosa, inclusa la tastiera del computer). La luminosità dello schermo si riduce, se vediamo un film horror sappiamo che brandelli di carne sanguinolenta verranno scagliati verso lo spettatore. Se vediamo un film non horror, è certo che il regista metterà qualcosa tra noi e i personaggi, onde giustificare l’uso della nuova tecnologia. Una comparsa di nuca, per esempio. Torna in mente la battuta di Dino Risi su Nanni Moretti: «scansati e fammi vedere il film».

I segnali ci sono. Entertainment Weekly dedica un articolo alla crisi del 3D, che nel giro di cinque anni ha visto gli incassi crollare. Nel 2009, gli spettatori che sceglievano di vedere il film con gli occhialini e il sovrapprezzo erano il 70%. Oggi le case di produzione esultano se tocca il 40%. Per stare agli ultimi titoli: Il grande Gatsby di Baz Lurhmann e World War Z di Mark Foster sono sotto di sette punti. I film di animazione oscillano dal 31% di Monster University (targato Pixar-Disney) al 25% di Turbo (DreamWorks): son titoli che si vedono in famiglia, i soldi in più pesano. «Non conosco nessuno a cui i film in 3D piacciano davvero. Ed è insensato far pagare un extra per qualcosa che nessuno chiede». Il nemico del 3D è Christopher Nolan, che infatti ha girato Il cavaliere oscuro – Il ritorno nel tradizionale 2D. “Piace ai giovani” distogliendoli da Netflix (nei fortunati paesi che ne godono) e dalla pirateria su internet (nelle periferie dell’impero che si arrangino). Così rispondono i cultori della tecnologia, che non attrae soltanto registi da blockbuster.

Wim Wenders ha girato in 3D il suo documentario su Pina Bausch. Werner Herzog lo ha usato per The Cave of Forgotten Dreams, vero e proprio autogol. Il bisonte disegnato sulla parete dal cavernicolo dava infatti benissimo l’illusione del movimento (come il cagnolino dipinto da Umberto Boccioni). Davanti a un film nessuno ha mai pensato “oddio come è piatto”. Le tre dimensioni le abbiamo in testa, e anzi ci sembrano più “naturali” dell’artificioso 3D, usato davvero bene da pochi registi. Tra questi, Ang Lee in Vita di Pi e Henry Selick in Coraline, tratto da Neil Gaiman. Fuori dal pianeta Pandora, era fastidioso perfino Avatar, il film che lanciò la moda (e non solo: le sale hanno fatto grossi investimenti, per questo temiamo che la vita del 3D possa prolungarsi oltre la sua scadenza naturale). Figuriamoci cosa accade con i film che vengono riconvertiti in corso d’opera. Tra riprese a 48 fotogrammi al secondo e immagini in rilievo, Hobbit – un viaggio inaspettato di Peter Jackson aveva le proporzioni sballate e i nanerottoli che parevano di plastica.

Jeffrey Katzenberg – fondatore con Steven Spielberg della DreamWorks dopo aver lasciato la Disney, quindi padre dell’orco Shrek – paragona la rivoluzione del 3D all’avvento del sonoro. Esagerando. Se non altro perché i film tridimensionali hanno fatto la loro prima comparsa negli anni 50. Nel Delitto perfetto di Hitchcock (Grace Kelly afferrava le forbici proprio sotto il naso dello spettatore) o nel Mostro della laguna nera. Gli occhialini erano in cartone, con una lente rossa e una lente verde. Gli esperimenti durarono pochissimo, ovviamente non servirono per battere la concorrenza della nascente televisione.

Anche oggi la tv è il rivale da battere. Non perché porta il mondo nel salotto di casa (questa è preistoria). Perché ha combattuto per guadagnarsi i suoi spettatori, puntando su storie appassionanti. Nel 2009 I Soprano erano finiti da due anni: l’industria del cinema ha avuto bisogno di tempo per intercettare il fenomeno e correre ai ripari. Ora perfino il pioniere James Cameron sostiene che L’uomo d’acciaioIron Man 3 delle tre dimensioni potevano fare a meno: 150 milioni di dollari spesi per gli effetti speciali bastano. Meno 3D, quindi, da usare solo quando serve. Siamo d’accordo, anche se lo preferiremmo fuorilegge, o almeno in moratoria. Titanic, anche da piatto, era molto più appassionante degli stucchevoli indigeni blu con le treccine.

Dal numero 16 di Studio

Immagine a cura di Filippo Nicolini

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