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15:49 venerdì 9 ottobre 2026
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».

L’ennesimo regalo del Pd

Con la condanna a Berlusconi per il centrosinistra si è aperta un'autostrada. Ecco perché il muro contro muro può solo danneggiarlo.

27 Agosto 2013

Roma – Anche questa volta la scena è sempre la stessa, e anche questa volta si può dire che il tintinnio delle manette ha avuto nuovamente l’effetto di accecare (ed eccitare) una certa sinistra che quando si ritrova a fare i conti con le parole “giustizia”, “magistrati”, “sentenze” e “Berlusconi” non riesce a non farsi inghiottire da quel vortice giacobino che da anni travolge regolarmente una buona parte della gauche italiana. I fatti li conoscete, ma vale la pena di riassumerveli per capire di che si tratta. Dopo la conferma in Cassazione della condanna a Silvio Berlusconi sul caso Mediaset, con conseguente pena da scontare per il Cavaliere, la sinistra aveva di fronte a sé un’autostrada libera in cui era difficile incappare in un incidente: il leader del Pdl, Berlusconi, era stato condannato in via definitiva, il Senato sarebbe stato presto incaricato di votare la sua decadenza e il Pd non avrebbe dovuto fare altro che stare lì a guardare con calma l’evoluzione della vicenda stando attento a non concedere agli avversari assist per restare in partita.

Giorno dopo giorno – successivamente alla comprensibile posizione espressa dal segretario del Pd un minuto dopo la conferma della condanna in Cassazione per Berlusconi (“le sentenze vanno rispettate e applicate”) – il Partito democratico ha perso però in qualche modo lucidità e ha trasformato la sua (ovvia) richiesta di rispettare la sentenza in una sorta di rituale giacobino in cui tutte le richieste arrivate dalla parte in causa (ovvero Berlusconi) risultavano a priori inaccettabili per il semplice fatto che a chiederle era proprio Silvio Berlusconi. L’atteggiamento in questione, quello cioè del dire di no a priori alle richieste del Pdl (dalla questione del rinvio alla Consulta della legge Severino fino al tema più complicato della grazia), ha dato la possibilità agli avversari del Pd di recitare una parte ancora una volta credibile e ha offerto al centrodestra un alibi per accusare i propri avversari di non vedere l’ora di tagliare politicamente la testa del proprio capo senza offrire le garanzie necessarie previste dalla costituzione più bella del mondo.

L’accecamento generato dalla smania di mostrarsi duri e puri di fronte ai propri elettori ha portato a considerare eretiche parole di buon senso come quelle per esempio offerte qualche giorno fa dal senatore Giorgio Tonini alla Stampa (“Sulla decadenza di Berlusconi, credo che il Pdl abbia diritto a chiederci, e noi il dovere di garantire, un approfondimento serio, una discussione che non lasci il dubbio di una decisione affrettata. Ci sono molte voci, anche di giuristi, che sostengono si tratti solo di applicare la legge Severino, ma esistono opinioni diverse, Berlusconi cercherà di argomentare la sua difesa, e mi sembra giusto prestare attenzione a questi argomenti. Senza pregiudizi di tipo politico”). E il risultato e che oggi gli esponenti del Pd (Luciano Violante in primis) che si sono resi conto di come al Pdl vadano (ovviamente) concesse tutte le garanzie del caso vengono osservati dai manettari democratici con occhio sospetto, indignato e ovviamente irritato.

A questo ragionamento, che riguarda il punto se la legge Severino debba essere rinviata o no alla Consulta, andrebbe affiancato poi un ragionamento diverso che riguarda invece il tema dei temi: la grazia. Fingere che la condanna di Berlusconi sia soltanto un fatto giuridico e non anche (e soprattutto) politico è un atteggiamento che vive sul filo dell’ipocrisia, e dire di “no” a prescindere, senza valutare le conseguenze, senza entrare nel merito e senza affrontare l’argomento in modo laico non è una buona prova di maturità politica. Certo: forse è troppo chiedere alla sinistra di riconoscere l’esistenza di una guerra tra una parte della magistratura e Berlusconi ma non può essere troppo chiedere al Pd di non perdere lucidità, non regalare ai suoi avversari argomenti (solidi) per farsi infilzare e argomentare senza far tintinnare le manette le proprie eventuali critiche a valutazioni come queste. “L’ordinamento – ha detto oggi sul Foglio Monti – prevede la possibilità di provvedimenti di clemenza, quali la grazia o la commutazione della pena, rimessi interamente alla valutazione e alla volontà del Capo dello stato. Personalmente non troverei a priori scandaloso, né incompatibile con lo Stato di diritto, un eventuale provvedimento di clemenza, in considerazione del ruolo avuto da Berlusconi nella vita politica italiana e soprattutto se il suo lascito alla politica arricchisse l’articolazione democratica del Paese anziché contribuire all’ulteriore esasperazione del clima politico con danno del paese”.

La cautela del Pd è comprensibile, perché con questi temi la possibilità di scottarsi è davvero forte. Ma offrire ai propri avversari alibi per ritornare in partita è sempre stato uno dei più clamorosi errori commessi in questi anni dal Pd. E anche questa volta, incredibilmente, nonostante la porta vuota, il Pd rischia nuovamente di non riuscire ad appoggiare abilmente la palla in rete.

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