Cosa abbiamo letto a giugno in redazione.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male
Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
Il weekend del 25-28 giugno, mentre una cupola di calore teneva in ostaggio l’Europa portando con sé temperature da record, chiunque stesse per partecipare al Defqon.1 (festival di musica dance da 50 mila presenza all’anno a Biddinghuizen, nei Paesi Bassi) è stato evacuato nella tarda serata di giovedì, con decine di migliaia di partecipanti già accampati sul posto dalla mattina. «È successo l’impensabile», ha scritto l’organizzatore Q-Dance, dicendosi «assolutamente sconvolto dal fatto di dover chiedere a chi aveva viaggiato – alcuni partendo dagli Stati Uniti, dall’Australia – di tornare a casa con il festival pienamente operativo e pronto ad accoglierli».
Holger Schmidt, segretario generale dell’Associazione Europea dei Festival, che riunisce 136 eventi in oltre 30 Paesi, ha detto di non ricordare un’ondata di caldo nemmeno paragonabile a quella che abbiamo vissuto in queste due settimane. Schmidt ha aggiunto che «il fatto che quasi tutto il continente sia stato colpito dalle stesse condizioni estreme è, a mio avviso, senza precedenti». Quello del Defqon.1 non è stato l’unico festival o evento musicale annullato del weekend appena trascorso: il concerto di Katy Perry vicino Bruxelles è saltata a causa dei forti temporali, il set dei B-52’s al festival francese di Tilloloy è stato cancellato pochi minuti prima dell’esibizione, con le impalcature che cadevano sul palco distruggendo tastiere e impianto audio.
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La lista dei festival colpiti da eventi climatici estremi in questi giorni, come scrive Nme, è lunga: Garorock e Couleur Café in Francia, Paradise City in Belgio, Concert at Sea e Scandal nei Paesi Bassi, con artisti come Tom Odell, Kaytranada, Major Lazer e Anderson Paak coinvolti nei disagi. In Francia le autorità hanno vietato il consumo di alcolici negli spazi pubblici durante la Fête de la Musique, perché gli ospedali, già in grande difficoltà, non avrebbero potuto reggere un’altra ondata di malori dovuti al caldo. In Inghilterra i record di temperatura di giugno sono stati battuti per tre giorni consecutivi, con 37,3 gradi registrati nel Suffolk venerdì. Temperature che, se Glastonbury quest’anno non si fosse preso la sua tradizionale pausa, il pubblico avrebbe dovuto affrontare anche nel Somerset. Gli organizzatori dei concerti e dei festival che si sono tenuti nonostante le condizioni climatiche estreme si sono dovuti adattare in corsa: più acqua distribuiti ai partecipanti, più zone d’ombra, più personale medico pronto all’azione. Non è il maltempo isolato a cui i festival sono tutto sommato abituati e si può affrontare semplicemente rimandando o cancellando qualche concerto: è un’emergenza che colpisce un continente intero e che nessun piano operativo aveva previsto (né avrebbe potuto prevedere).
John Rostron, amministratore delegato dell’Association of Independent Festivals nel Regno Unito, ha messo in luce quello che rende questa crisi delle cancellazioni diversa da un singolo weekend sfortunato: i festival pianificano budget ed esigenze logistiche con un anno di anticipo, e un anno fa nessuno aveva previsto un evento di questa scala. «Questa è la nuova normalità. Queste temperature da record verranno superate ancora e ancora» ha detto Rostron. Al di là del dispiacere e della frustrazione del pubblico, il danno è soprattutto economico e colpisce in maniera tanto più grave gli organizzatori dei festival indipendenti. Se per i grandi eventi, con margini di guadagno e possibilità gestionali ampi, un concerto saltato o un’edizione cancellata è un problema grave ma risolvibile, per i festival indipendenti, che operano già con budget ridotti e margini sottili, ogni incidente di percorso rischia di essere la fine della strada. E, considerando che la crisi climatica non finirà certo quest’estate, rimettersi a percorrere quella strada potrebbe essere davvero impossibile.