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I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa
Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Martedì Papa Leone XIV ha scritto una lettera al reverendo Davide Pagliarani, superiore della Fraternità San Pio X (o Lefebvriani, dal nome del fondatore, monsignor Marcel Lefebvre a Friburgo) chiedendogli di fermare la consacrazione di due vescovi prevista per il giorno successivo. Il tono non è stato quello diplomatico e vellutato che ci si aspetterebbe dal Vaticano: «Vi supplico e vi chiedo con tutto il cuore: per favore, tornate indietro!» ha scritto il Papa, definendo l’atto scismatico un «peccato di estrema gravità». Secondo il diritto canonico, infatti, qualsiasi consacrazione episcopale non autorizzata dal Vaticano comporta la scomunica automatica sia dei vescovi consacrati sia di chi li consacra, e conseguentemente lo scisma dalla Chiesa cattolica.
Come scrive Dw, Leone XIV ha comunque lasciato una porta aperta al dialogo, avvertendo la Fraternità delle conseguenze pratiche di un simile gesto più che di quelle puramente dottrinali. «L’atto scismatico che state per compiere vi priverebbe della ricezione lecita dei sacramenti» ha scritto il pontefice ai fedeli della Fraternità stessa. Lunedì hanno già celebrato l’ordinazione di cinque nuovi sacerdoti nel proprio seminario di Ecône, in Svizzera, ma la consacrazione di vescovi senza il consenso papale è considerata una violazione ben più seria del diritto canonico rispetto all’ordinazione di semplici sacerdoti.
I Lefebvriani, però, non sono nuovi a questo tipo di “sfide” alla Chiesa. Nel 1988 il fondatore della Fraternità, l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, consacrò quattro vescovi senza autorizzazione e fu scomunicato all’istante insieme a loro. La misura è poi stata revocata nel 2009, 17 anni dopo la sua morte di Lefebvre. Va ricordato però che, sebbene la scomunica sia la più grave pena nel diritto canonico cattolico, non comporta l’espulsione definitiva dalla Chiesa ma esclude il fedele dalla vita della comunità, vietandogli di ricevere o amministrare i sacramenti e di ricoprire incarichi ecclesiastici. La misura è stata creata per fare in modo che il fedele faccia ammenda e si penta dei propri peccati. Oggi la Fraternità San Pio X, che rifiuta l’ecumenismo imposto dal Concilio Vaticano II e continua a celebrare la messa in latino (oltre che a dimostrare una inquietante vicinanza con i negazionisti della Shoah ed esponenti dell’estrema destra internazionale), conta più di 750 sacerdoti e quasi mezzo milione di fedeli in oltre 75 Paesi, pur non avendo ancora alcuno status giuridico riconosciuto all’interno della Chiesa cattolica.