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Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film
Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica su Hiroshima. Kiyoshi Tanimoto, pastore metodista della città, quel giorno si trovava per caso fuori e stava trasportando un armadio in un’altra località. Al suo ritorno trovò una devastazione che, pensò, nessuno sarebbe ma riuscito a descrivere con le parole. Poi decise che un libro di memorie «avrebbe contribuito a garantire che nessuno dovesse mai più vivere un’esperienza del genere». Scrisse 230 pagine e morì nel 1986, a 77 anni, senza averle mai pubblicate.
Il manoscritto è rimasto in un archivio dell’Università di Yale, nella Beinecke Library, tra i documenti personali del giornalista John Hersey, che aveva stretto amicizia con Tanimoto durante una visita a Hiroshima otto mesi dopo il bombardamento. Il 6 agosto di quest’anno, nell’anniversario del bombardamento, il diario di Tanimoto uscirà per Random House negli Stati Uniti e Penguin nel resto del mondo, con il titolo Hiroshima, 8:15. La figlia di Tanimoto, Koko Tanimoto Kondo, oggi 81enne, ha scritto la prefazione del libro, 9 mila parole. «Per molti anni non sono riuscita a vivere a Hiroshima, la città dove sono nata», scrive. «Ci sono voluti 40 anni prima che mia madre trovasse il coraggio di raccontarmi come fossi sopravvissuta».
Dal libro verrà tratto anche un film, intitolato anch’esso Hiroshima, 8:15 e che sarà diretto da Phil Joanou. Takehiro Hira, (della serie Netflix Giri/Haji) interpreterà Tanimoto. Le riprese sono previste per febbraio 2027. La sceneggiatura, basata sia sul libro che sul reportage da Hiroshima che Hersey scrisse nel 1946, racconta il ritorno di Tanimoto in una città avvolta da fiamme e fumo tossico, con «dense gocce nere, quasi come petrolio, che piovono giù dal cielo». In una scena si imbatte in un tram ribaltato con un fianco squarciato: «I passeggeri all’interno sono carbonizzati. Immobili. Come a Pompei. Ognuno in una posa diversa. I loro corpi bruciati. Neri come il carbone». La temperatura a livello del suolo il 6 agosto era di circa 4 mila gradi Celsius, abbastanza da bruciare legno, piastrelle, cemento e carne umana simultaneamente. Si stima che 120.000 persone siano morte nei primi quattro giorni. Tre giorni dopo Hiroshima, gli americani sganciarono una seconda bomba su Nagasaki: altri 73 mila morti. Il 15 agosto il Giappone annunciò la resa e la Seconda guerra mondiale finì.
Donald Rosenfeld, il produttore, ex presidente della Merchant Ivory Productions, ha detto al Guardian che con le minacce nucleari che incombono oggi (l’Iran, la Corea del Nord, la Russia) un film su Hiroshima non potrebbe essere più attuale. «È impossibile immaginare una cosa peggiore di Hiroshima, ma quella cosa potrebbe esistere davvero: si dice che oggi le bombe siano 10 mila volte più potenti», ha detto, spiegando le ragioni per le quali ha deciso di fare questo film adesso.