«Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera
«Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
Più di trent’anni dopo aver sconfitto la Pacific Gas and Electric Company nella storica battaglia legale di Hinkley, che le è valsa pure un film da Oscar in cui a interpretarla c’era Julia Roberts, Erin Brockovich si è scelta un nuovo avversario: i data center. Tutto è iniziato con decine di mail che cittadini preoccupati le hanno scritto, mail da cui Brokovich ha ricavato una mappa open source che tiene traccia di tutti i data center costruiti, in costruzione e in progettazione degli Stati Uniti. Attualmente, negli Usa ci sono 33 data center operativi, 68 in costruzione e 41 in progettazione, molti dei quali si estendono per ettari ed ettari di terreno, costruzioni approvate spesso all’insaputa o manipolando le comunità locali, spesso senza eseguire nessuna valutazione di impatto ambientale.
Come scrive il Guardian, il problema per Erin Brockovich non è l’AI in sé, ma l’insostenibile impatto su ambiente e persone delle infrastrutture necessarie al suo funzionamento. I «mostri dell’AI» richiedono un enorme tributo in termini di risorse energetiche e idriche, con i centri più grandi che consumano milioni di litri d’acqua al giorno per i sistemi di raffreddamento (l’equivalente del fabbisogno di 50 mila persone, più o meno). Un’analisi, sempre del Guardian, rivela che due terzi dei data center sorgono in aree già colpite da grave siccità, a cui la presenza di queste strutture aggiunge l’inquinamento acustico continuo (che assieme alle luci sempre accese dentro, fuori e attorno alle strutture, porta la fauna locale a scappare, anche) e i rincari delle bollette idriche ed elettriche.
La strategia della Brockovich ricalca quella che l’ha resa celebre in passato. Organizzare le comunità per spingere le amministrazioni locali a imporre divieti sulle nuove costruzioni di data center, per poi procedere per vie legali e ottenere trasparenza sui piani energetici e idrici che vengono approvati dalle stesse amministrazioni locali per favorire la costruzione dei data center. Solo negli Stati Uniti, sono già 79 i comuni e le contee che hanno adottato sospensioni provvisorie o divieti definitivi contro la costruzione di nuovi data center, ma si scontrano con costruttori pronti a intentare cause multimilionarie contro chiunque cerchi di bloccare o chiudere i cantieri. Nonostante la disparità di forze e capitali però, Brockovich continua a credere nel potere dell’azione popolare e nell’efficacia del giustizia, e per questo ha deciso di unirsi a un movimento che dall’America si sta espandendo a Irlanda, Scozia, Australia, Italia, Paesi in cui già migliaia di persone si sono unite a questa lotta per impedire che la corsa all’AI si trasformi in un’ennesima occasione di distruzione delle risorse naturali del pianeta.