Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.
Il documentario sul Coronavirus a Bergamo trasmesso dall’Assedio
Un'anteprima del documentario inedito introdotto da Daria Bignardi per aprire la puntata speciale della trasmissione in onda il 6 maggio.
Una vista a volo d’uccello della città deserta, e poi le parole di una donna mentre guida per le strade vuote con la mascherina e i guanti, diretta verso l’impresa funebre di cui è titolare: «Io lavoro con la morte. È una cosa che non mi ha mai fatto paura, lo facevano i miei bisnonni, poi i miei nonni, i miei genitori e ora io. Ci chiamavano i “ciapamort”». Con quello che è successo con il Coronavirus, Roberta Caprini si è trovata in primissima linea, spiega, anche perché suo padre e suo zio si sono ammalati a loro volta. Inizia così il documentario inedito Così Soli, realizzato da Valentina Monti e Alessio Valori, che aprirà lo speciale L’Assedio racconta in onda mercoledì 6 maggio alle 23.05 sul Nove.
Roberta è l’ultimo anello di chi lavora in prima linea in una delle città più colpite dal Coronavirus. La corsa della protagonista e dei suoi collaboratori per affrontare l’emergenza e cercare di onorare i defunti separati dai loro familiari e il racconto di chi ha perso i genitori senza poterli salutare e accompagnare compongono un grande ed emozionante storia di umanità e coraggio. Daria Bignardi, prima e dopo il documentario, commenta e approfondisce con le sue interviste agli ospiti in collegamento: lo scrittore Sandro Veronesi, la fotoreporter Letizia Battaglia, Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari e l’autrice e illustratrice Zuzu. Live streaming e documentario completo su Dplay.com.
Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.
L'attore ha ricevuto minacce di morte e la produzione ha dovuto riempire il set della serie tv di Harry Potter di security per proteggerlo. Tutto per colpa di fan che non hanno neanche il coraggio di dirsi razzisti. E che non sanno nulla di storia della recitazione.