È morto a 88 anni l'artista che ha portato il desiderio queer alla luce del sole, ha attraversato 60 anni di storia dell'arte dipingendo ogni giorno e ha trasformato persino un iPad in un mezzo artistico credibile. Senza mai levarsi gli occhiali.
Il 3 giugno, con un post sul suo profilo Facebook, Roberto Gagnor, sceneggiatore e scrittore, ha annunciato che quella in edicola sul nuovo numero di Topolino sarebbe stata una delle sue ultime storie. Perché la collaborazione tra lui e la redazione si era interrotta per decisione del direttore, Alex Bertani. Stando a quanto detto da Gagnor, e confermato successivamente in un comunicato dallo stesso Bertani, il problema sarebbero stati alcuni suoi commenti, pubblicati sempre sui social, per rispondere alle critiche di un gruppo di lettori alle storie di PK. Questo è un elemento importante, che spesso è passato in secondo piano: la discussione nata online, prima sul forum Papersera e poi arrivata su Facebook e sugli altri social, non riguardava direttamente una storia firmata da Gagnor, ma una sceneggiatura di Tito Faraci, pubblicata in occasione del trentennale di PK. La decisione di Bertani non è stata anticipata da nessuna chiamata e nemmeno da un avviso: è arrivata di colpo, dall’oggi al domani. A contattare Gagnor è stato uno dei redattori di Topolino, non lo stesso direttore, che al contrario ha inviato a Gagnor una mail il giorno dopo, ribadendo, più o meno, quanto poi ha detto anche pubblicamente.
Per correttezza, riporto anche io la nota di Bertani, diffusa tramite e-mail dall’ufficio stampa di Panini Comics: «Ogni settimana Topolino cerca di portare ai propri lettori divertimento, cultura e momenti di leggerezza, evitando per quanto possibile di alimentare sterili polemiche e contrapposizioni. Leggo stamattina nuovi attacchi ad alcuni nostri lettori. Da sempre anche di fronte alle critiche più aspre, ho chiesto ai miei collaboratori di limitarsi a chiarimenti e spiegazioni, senza entrare nel clima di perenne zuffa tipico di alcuni social media. Purtroppo non è la prima volta che si è reso necessario ricordare che esistono limiti imposti dal proprio ruolo. Posso passare sopra ad altro ma su una cosa non transigo: i lettori vanno rispettati. A prescindere. Perché per fortuna viviamo in un paese libero. Dove se acquisti un magazine per leggerti delle storie hai tutto il diritto di commentare, dissentire e criticare. Anche aspramente. I lettori vanno rispettati anche quando ci appaiono intransigenti o pieni di pregiudizi. Perché è un loro diritto esserlo e perché alla fine nessuno ha la verità in tasca. Tutti coloro che lavorano per Topolino, quando si esprimono pubblicamente, vengono inevitabilmente percepiti come rappresentanti di un gruppo, di una redazione e di una sensibilità condivisa e non voglio in nessun modo che determinati modi o atteggiamenti possano essere associati, neppure indirettamente, a una realtà che da sempre promuove dialogo, rispetto e inclusività».
La nota, così come la leggete, è stata inviata nel pomeriggio del 3 giugno. Mentre stavo lavorando a questo pezzo, ho provato nuovamente a entrare in contatto con Bertani. L’ufficio stampa mi ha detto che al momento vuole evitare qualunque intervista. Bertani, però, rimane un punto fondamentale di questa storia.
L’inizio di una shitstorm
Tutto è partito, come racconta Roberto Gagnor, da un post che ha scritto su Facebook il 23 aprile. «Fondamentalmente, si trattava di una battuta. Stavo cazzeggiando. Volevo prendere in giro la reazione di alcuni lettori – che, ci tengo a precisarlo, sono pochi – a storie di PK che non avevo scritto io. Io PK l’ho scritto tra il 2020 e il 2021; anche le mie storie non erano piaciute, e io avevo già avuto a che fare con alcuni di questi utenti, che avevano scritto commenti abbastanza crudeli… Comunque. Ho preso in giro queste persone sulla mia pagina Facebook e anche sulla pagina Facebook di Francesco Artibani (autore storico di Topolino), che aveva scritto a sua volta un post ma che credo abbia finito per eliminare». In realtà, Artibani non lo ha eliminato: ha cambiato semplicemente la privacy del post per evitare ulteriori polemiche.
«Avevo scritto una roba tipo: va bene l’Ucraina, va bene l’Iran, ma come faremo con PK? Alcuni utenti hanno iniziato a dire su Papersera che si sentivano insultati, che la redazione andava avvisata, che per colpa mia non avrebbero più rinnovato l’abbonamento a Topolino – questa cosa specifica l’ha scritta una sola persona, in forma anonima. Il 6 maggio, mentre stavo tenendo un laboratorio per bambini in Val di Susa, mi è arrivata una telefonata: era uno dei redattori di Topolino che mi informava che la mia collaborazione era terminata. Alex Bertani, il direttore, ha sempre avuto questo stile; è sempre intervenuto personalmente nelle sceneggiature, e per me e altri colleghi è stato un grosso problema. Il mio, ci tengo a specificarlo, non è un caso isolato: è successo anche ad altre persone; sono state contattate da membri della redazione, non sempre da Bertani, e sono state messe alla porta».
Se Gagnor ha aspettato circa un mese per annunciare la fine della sua collaborazione con Topolino, è stato perché in edicola c’era una sua storia e ha preferito avvisare i lettori. «Parliamo di una storia che mi aveva commissionato la redazione, di cui tra l’altro sono molto contento. I disegni di Luca Usai sono stupendi. Dopo che mi è arrivata questa telefonata della redazione, ho preso atto e ho ribadito che non lo trovavo giusto. Il giorno dopo mi è arrivata una mail del direttore, di Bertani, in cui più o meno ha detto le stesse cose che ha detto in quel comunicato che è stato ripreso da Fumettologica. Cose, secondo me, molto discutibili. Io, allora, gli ho risposto. E gli ho detto che non possiamo subire passivamente queste pressioni e queste critiche; il rischio è che, la prossima volta, un autore non potrà nemmeno azzardarsi a sperimentare. Perché saprà che il direttore non lo sta sostenendo, e per me questa cosa è grave».
Chi è Roberto Gagnor
In questa storia va ribadito un altro elemento, assolutamente non secondario: Roberto Gagnor non è mai stato assunto dalla Disney o da Panini Comics. Ha sempre lavorato sulle singole storie, come collaboratore esterno. Dunque non ha mai sottoscritto nessun tipo di accordo sulla condotta da tenere o da non tenere all’esterno, nei suoi spazi personali. Ed è interessante anche un’altra cosa: Gagnor non è mai stato avvisato. Non ci sono stati, insomma, dei richiami formali prima della decisione di Bertani di fermare la collaborazione. Nella nota che ho riportato prima viene detto altro, ma Gagnor è granitico. «In passato, intorno al 2020, ho già avuto dei problemi con alcuni di questi fan. Ma anche se pensi allo speciale di Topolino per il COMICON di Napoli, per cui ho scritto la storia con Gianluca Fru, ho ricevuto critiche come “un’altra storia marchetta di Gagnor”. Mi sono allineato alla decisione interna della redazione. Queste persone, questi utenti, sono pochissimi, voglio specificarlo. La stragrande maggioranza dei lettori non si pone così. E l’ho sempre notato agli eventi, quando li ho incontrati dal vivo. Parliamo di una minoranza: per questo ho detto che sono irrilevanti. Quella di cui parliamo è un’eccezione, e un direttore non può dare ascolto a un’eccezione – specie così negativa. Negli ultimi giorni, qualcuno ha chiesto il licenziamento di Bertani: diamo ascolto anche a loro? Non ha senso».
La storia che era stata criticata duramente sul forum Papersera è stata scritta da Tito Faraci, come ho già detto. Gagnor, racconta, era intervenuto per prendere le parti dei colleghi e, soprattutto, dell’impostazione editoriale che era stata scelta. «Volevo difendere la decisione della redazione per il trentennale di PK. Capisco criticare le mie storie, capisco criticare le storie di qualcun altro; ma queste persone sono arrivate a criticare qualunque storia, di chiunque. Io mi farei due domande, onestamente. La mia era ironia, volevo alleggerire i toni. Queste persone esagerano sempre, e io non volevo fare altro che scherzare: non avevo nessun secondo fine, figuriamoci. Fino a qualche anno fa, c’era un gruppo Telegram dove venivano pubblicati commenti orribili, anche personali. Non solo rivolti a me, ma anche ad altri autori. Ed è assurdo».
Disney ha sempre avuto delle linee guida per i suoi personaggi. La resistenza che c’è stata negli anni passati per il lancio di nuove storie, come possono essere le W.I.T.C.H. o lo stesso PK, derivava in parte proprio dall’impostazione a monte della casa madre. Ma il problema, dice Gagnor, non è questo. «Quando ti parlo degli interventi di Bertani, ti parlo di interventi che tenevano in considerazione solo una cosa: il suo gusto. Non la coerenza dei personaggi, non il quadro più ampio delle storie. Il suo punto di vista, nient’altro. Alcuni personaggi non piacciono a Bertani, altri non vuole che siano usati da determinati autori. È un’impostazione estremamente personale, lo ripeto, e secondo me è un’impostazione che non funziona: Topolino non può rifarsi a un’unica persona; deve tenere dentro di sé più cose, non solo quello che piace a te, come lettore e autore».
Quest’ultimo caso che lo ha visto protagonista è stato, ribadisce Gagnor, un’eccezione. «Lo ripeto: stiamo parlando di poche persone. Io non ce l’ho con i lettori in generale. Figuriamoci. In questi giorni mi sono arrivati tanti bei messaggi. Per le persone le storie che scriviamo hanno un peso preciso nelle loro vite. E non ha nemmeno senso identificare questi pochi utenti con Papersera. Papersera è uno spazio più ampio, più largo, dove queste persone scrivono e commentano e forse si sentono quasi legittimate. Secondo me Bertani sta attento a quello che viene scritto su Papersera, e sbaglia. Perché non c’è solo Papersera e non ci sono solo quei pochi utenti che usano questi toni».
Nonostante la fine della collaborazione con Topolino, Gagnor non ha smesso di scrivere fumetti. «Continuo a farne», dice. «E continuo a fare cartoni animati. Adesso, è uscito il primo romanzo di Giorgio Furia, pubblicato da HarperCollins. Il secondo è già pronto, e sto lavorando al terzo. Intendiamoci: non ho mai fatto solo Topolino. Per due motivi, fondamentalmente. Il primo: economico. Altri progetti, come i cartoni animati, pagano molto meglio; e poi per le storie di Topolino non conservo i diritti d’autore. L’altro motivo è creativo. Ho sempre fatto più cose e non mi sono mai limitato per tenere la mente aperta».
Un forum che è un po’ più di un forum
Più volte negli ultimi giorni è stato citato Papersera, ed è fondamentale, a questo punto, provare a capire che cosa sia questo forum. Paolo Castagno è il fondatore. È laureato in Economia e lavora come informatico. Papersera non è, insomma, la sua unica occupazione. Il forum è stato aperto ventidue anni fa. Prima, racconta Castagno, c’erano dei gruppi isolati che parlavano dei fumetti Disney, ma erano quasi tutti gruppi non italiani. «Papersera è un forum rivolto principalmente agli utenti italiani. Con il tempo le cose sono cambiate, figurati: oggi i ragazzi sono decisamente più a loro agio con l’inglese e magari frequentano altri gruppi. Ma quando è arrivato Papersera, c’era una situazione completamente diversa, molto più frammentata. Una decina di anni fa, poi, Papersera si è evoluto: siamo diventati un’associazione vera e propria, riconosciuta dalla Regione Lazio, con uno scopo specifico, promuovere e tutelare la lettura. A volte organizziamo incontri nelle scuole, dove distribuiamo gratuitamente fumetti; altre volte organizziamo incontri con gli autori Disney, dove vengono più adulti che bambini (ride, ndr). Abbiamo creato anche un premio, il premio Papersera, per valorizzare gli autori. Quest’anno lo abbiamo dedicato a PK per il trentennale. Insieme al premio, lavoriamo anche a dei libri, proprio per approfondire e celebrare gli autori o dei personaggi specifici».
Con la redazione di Topolino, dice Castagno, non c’è un rapporto stretto. «Ci conosciamo, sì. Ci incontriamo a Lucca Comics and Games, e ci salutiamo. Però, per dirti, non ci mandano nemmeno l’immagine della copertina dei nuovi numeri; le dobbiamo prendere noi, dal loro sito. (ride, ndr) Diciamo che c’è un rapporto di rispetto». Per Castagno si è creata una prima crepa con Gagnor tempo fa, non in queste settimane. E più precisamente quando, come ha raccontato lui stesso, Gagnor aveva firmato alcune storie di PK. «Su Papersera quelle storie non avevano incontrato il favore dei lettori, e ci furono diverse critiche. Poi PK è tornato ad Alessandro Sisti, che è intervenuto per tirare un po’ le fila di quello che era successo. E forse questo non ci ha fatto vedere di buon occhio da Gagnor». La storia che alcuni utenti di Papersera hanno criticato più recentemente, come ho già detto, è stata scritta da Tito Faraci. «Sul forum è stata criticata perché abbastanza lontana dagli standard del personaggio e da quello che conosciamo. Chiaramente, e voglio precisarlo, la nostra è una bolla, siamo una parte dei lettori. Però se ne è parlato. È stata una delle discussioni più attive del forum, e Gagnor ha fatto questo post abbastanza fuori dagli schemi, invitando i lettori di Topolino a pensare ad altro. Io, onestamente, non l’avrei fatto. Non ha senso trattare così chi, poi, legge i tuoi fumetti».
L’autore, dice Castagno, non deve seguire il gusto del pubblico. «E, per quanto mi riguarda, non deve farlo mai. Quello che deve cercare di fare è formare i lettori. Se Topolino ha avuto successo, secondo me è stato perché definiva il fumetto come linguaggio e possibilità. Non perché inseguiva i gusti del pubblico. Topolino è la maglia rosa: sta sempre in fuga, non fa parte del gruppone». Dopo i post su Facebook di Gagnor, ci sono stati i commenti di alcuni utenti su Papersera. Parliamo, ribadisce Castagno, di due persone. «Hanno scritto qualcosa come “non voglio più abbonarmi” e “non leggerò più le storie di Gagnor”. Ma non ci sono state telefonate alla redazione, raccolte firme o sollevazioni popolari. Solo due persone hanno commentato così, nessun altro».
C’è un problema, riprende Castagno, nel rapporto che talvolta si crea online tra autori e lettori. «Quando apprezzi l’autore, va tutto bene. Quando invece arrivano le critiche, critiche scritte da chiunque, si crea come un cortocircuito. Non è sano il rapporto che si instaura sui social tra autori e lettori. Non credo che, ora come ora, possa portare a qualcosa di costruttivo. Da una parte c’è il lettore che si sente gratificato e coinvolto dalla risposta dell’autore, ma è una cosa estemporanea, fuggevole; dall’altra c’è l’autore che non deve essere influenzato dal gusto del pubblico. Papersera è una nicchia, chi scrive commenti è una nicchia della nicchia; e chi scrive commenti negativi è una nicchia della nicchia della nicchia. Io spero che gli autori non tengano minimamente in considerazione i commenti, positivi e negativi, che vengono pubblicati sul forum. Un forum è per i lettori, e basta. E chi si esprime in modo estremo o sguaiato viene moderato. Chiaramente nel nostro tempo libero, non è un lavoro».
Il finale di una shitstorm
Sulla decisione di Bertani, Castagno preferisce essere cauto: «Se mi faccio delle domande prima di esprimere un giudizio sul lavoro di un autore, figurati sul lavoro di un direttore. Non credo, onestamente, che la decisione di Bertani dipenda unicamente dal post di Gagnor su Facebook. Ma ripeto: non lo so. Forse internamente, in Disney, ci sono delle regole che non conosco. Se poi è effettivamente così, dobbiamo affidarci alla decisione di Bertani. Non credo che i commenti del forum abbiano influenzato direttamente la decisione di Bertani. Non so dirti nemmeno se Bertani legge o meno Papersera. Comunque non mi sembra una storia da espulsione diretta; mi sembra più una storia da cartellino giallo. Dubito che basti un post per una decisione del genere… Sarebbe molto strano». Ovviamente, continua Castagno, gli dispiace per Gagnor. «Per noi si tratta di un passatempo, di qualcosa che leggiamo; per lui si tratta di lavoro. Quindi va preso in considerazione anche questo, l’aspetto umano. E poi parliamo di un autore importante per Topolino, che ha scritto tantissime storie, alcune apprezzate abbastanza unanimemente».
Gagnor ha risposto in modo ironico ai commenti di alcuni utenti che non rappresentano né l’intero bacino dei lettori di Topolino né tantomeno la community di Papersera. Eppure, ciò nonostante, la sua collaborazione con la testata è stata interrotta. A questo punto, sarebbe interessante sentire il punto di vista di Bertani e andare oltre: ma, al momento, non rilascia altre interviste. Quelle che restano, in questa storia, sono soprattutto le domande: perché interrompere così bruscamente il rapporto di lavoro con un autore storico di Topolino? Perché non informare prima gli autori, anche se collaboratori esterni, di una certa preferenza nel modo in cui rivolgersi ai lettori? E poi perché trasformare in un caso qualcosa che un caso non era? Lo ha detto Gagnor: lui ha provato a scherzare per rispondere a dei commenti. E lo ha detto anche Castagno: parliamo di una nicchia della nicchia. Forse questa storia ha avuto l’effetto indiretto di ribadire quelle che sono le criticità dell’utilizzo dei social, da una parte e dall’altra, e di mettere a nudo la linea editoriale assunta da Topolino. Non si tratta di censura; non si tratta nemmeno di feroci gruppi di hater. Si tratta di decisioni che diventano rapidamente personali. Ed è forse da questo che bisognerebbe ripartire.
