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22:51 giovedì 1 gennaio 2026
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.
Il progetto europeo di rilanciare i treni notturni sta andando malissimo Uno dei capisaldi del Green Deal europeo sulla mobilità, la rinascita dei treni notturni, si è arenato tra burocrazia infinita e alti costi.
Un’azienda in Svezia dà ai suoi lavoratori un bonus in busta paga da spendere in attività con gli amici per combattere la solitudine Il progetto, che per ora è solo un'iniziativa privata, prevede un’ora al mese di ferie e un bonus di 100 euro per incentivare la socialità.
Diverse celebrity hanno cancellato i loro tributi a Brigitte Bardot dopo aver scoperto che era di estrema destra Chapell Roan e altre star hanno omaggiato Bardot sui social per poi ritirare tutto una volta scoperte le sue idee su immigrazione, omosessuali e femminismo.
È morta la donna che restaurò così male un dipinto di Cristo da renderlo prima un meme, poi un’attrazione turistica Nel 2012, l'allora 81enne Cecilia Giménez trasformò l’"Ecce Homo" di Borja in Potato Jesus, diventando una delle più amate meme star di sempre.

L’arte di avere ragione

Com'è che si arriva a credere che l'uomo non sia mai stato sulla luna? Uno studio spiega come funziona il cervello dei cospirazionisti.

12 Aprile 2013

sciencedenial

Vi siete mai chiesti perché c’è così tanta gente che mette in dubbio fatti comprovati? Oppure che è fermamente convinta di bizzarre teorie prive di fondamento? Da dove spuntano quelli che «le scie chimiche», «i dinosauri non sono mai esistiti» e «Lady D. è stata uccisa dal Mossad»? La risposta potete trovarla in un recente studio di uno psicologo australiano.

Stephan Lewandowsky, della University of Western Australia, e i suoi collaboratori hanno diffuso su Psychological Science – una delle pubblicazioni più autorevoli nel campo della psicologia – una ricerca volta a indagare le dinamiche che portano a dubitare dell’autorevolezza della scienza. Lo studio è stato effettuato tramite un sondaggio proposto a più di mille visitatori di blog dedicati al clima – tutti con un’attitudine generalmente positiva nei confronti dell’ambito scientifico – in cui venivano posti quesiti sulle idee connesse al liberismo economico, opinioni sulla climatologia e anche domande su alcune note teorie cospirazioniste. In una scala dall’uno (disaccordo estremo) al quattro (accordo totale), le persone intervistate dovevano esprimersi su affermazioni quali «Gli sbarchi sulla Luna dell’Apollo non sono mai accaduti e sono stati girati in uno studio di Hollywood» e «la morte della principessa Diana non fu un incidente, ma venne assassinata da membri della famiglia reale inglese a cui non piaceva». A fare le veci delle teorie scientifiche, invece, era «Le emissioni di diossido di carbonio risultanti dalle attività umane causano cambiamenti climatici».

Una persona è portata a cercare conferme alle sue convinzioni, rimanendo incredula di fronte a nuove informazioni

I risultati dell’indagine hanno dimostrato empiricamente una connessione fra alcune risposte a domande diverse. Nello specifico, i simpatizzanti del liberismo tendevano a screditare le teorie del global warming, mentre più le valutazioni della frase sul finto moon landing si avvicinavano al valore quattro, meno l’interessato era incline a farsi lusingare da dati e rigore metodologico dell’epistème. In altre parole, Lewandowsky e i suoi si sono trovati dinnanzi alla riaffermazione di un principio ben noto nel campo degli studi settoriali: il confirmation bias, ovvero l’attitudine per cui, a parità di altri fattori, una persona è naturalmente portata a cercare conferme alle sue convinzioni, rimanendo incredula di fronte a nuove informazioni che potrebbero comprometterle. Come dimostrato da un altro studio realizzato da Cass Sustein, capo dell’Office of Information and Regulatory Affairs durante il primo mandato di Obama, la questione ha un riflesso importante in campo mediatico: una notizia data in modo imparziale sarà letta in chiavi opposte da persone con convinzioni aprioristiche differenti.

Per suggellare l’affidabilità dei risultati della ricerca di Lewandosky, è opportuno chiamare in causa alcuni casi di studio rimasti celebri. Negli anni Sessanta il Surgeon general (la massima autorità del governo federale americano sulle questioni inerenti alla salute pubblica) pubblicò un report sulle connessioni tra il vizio del fumo e la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni. Nei mesi seguenti un sondaggio rivelò che, mentre i non fumatori avevano accolto con apprensione la denuncia dell’autorità, tra i fumatori dominavano obiezioni rassicuranti come «molti fumatori vivono a lungo» e «fumare è meglio che essere esauriti».

Quando, attorno al 1950, lo psicologo Leon Festinger – padre della dissonanza cognitiva – si unì con alcuni colleghi alla setta dei Seekers (ovvero “coloro che cercano”), attiva a Chicago in quegli anni, ebbe un’ulteriore conferma a questa teoria: i membri del gruppo erano convinti di comunicare con gli alieni, tra cui uno che rappresentava la reincarnazione di Gesù Cristo. Dorothy Martin, leader della setta, aveva l’ingrato compito di trascrivere i messaggi interstellari delle entità extraterrestri: fu lei a recapitare un loro sedicente messaggio che annunciava un cataclisma planetario per il 21 dicembre 1954, da cui i fortunati adepti si sarebbero salvati grazie alla discesa di un disco volante. Martin e i suoi ne furono persuasi a tal punto da vendere le proprietà e togliere le zip dai propri pantaloni, in ossequio alle indicazioni marziane che vedevano nel metallo un ostacolo al viaggio intergalattico.

Il 21 dicembre 1954 fu una giornata normale: l’oceano non inghiottì gli Stati Uniti, non avvennero catastrofi, né – soprattutto – si videro oggetti volanti non identificati sui cieli dell’Illinois. Festinger, che aveva pazientemente aspettato di poter studiare la reazione dei membri del gruppo alla mancata strage, rimase sull’attenti. Scrisse, in seguito, un riassunto del nuovo dispaccio arrivato poche ore dopo da chissà quale galassia: «La piccola setta, passando seduta tutta la notte, aveva irradiato così tanta luce che Dio aveva salvato il mondo dalla distruzione».

Come spiegato nei decenni seguenti dalle scoperte delle neuroscienze e della psicologia sociale, il processo che regola il confirmation bias, per quanto istantaneo, è osservabile tramite un comune elettroencefalogramma. In una frazione di secondo le nostre convinzioni e idee pre-esistenti influenzano l’esperienza del nuovo, senza che il soggetto ne sia conscio.

«Un uomo dotato di convinzioni è un uomo difficile da cambiare. Digli che dissenti e si volterà»

Si tratta, banalmente, di una forma di difesa connaturata all’essere umano: l’evoluzione non ha soltanto insegnato a difendersi dai predatori, ma anche a rifuggire i dati che minacciano la conoscenza pregressa e le persuasioni sedimentate nel subconscio. Il ragionamento esiste, ma viene soltanto dopo le emozioni istantanee che regolano questi meccanismi, finendo per venirne irrimediabilmente contagiato. In sostanza, sentiamo ciò che vogliamo sentire, leggiamo ciò che vogliamo leggere, e quando l’oggettività dei fatti non ci è amica, spesso ci sforziamo di ignorarla o vederla sotto una luce meno destabilizzante. Facendo il punto della sua indagine cognitiva (e probabilmente seccato dall’aver dovuto privarsi della cerniera dei suoi pantaloni), Festinger in quei giorni fissò le sue conclusioni: «Un uomo dotato di convinzioni è un uomo difficile da cambiare. Digli che dissenti e si volterà. Mostragli i fatti e metterà in dubbio le tue fonti. Appellati alla logica e non capirà cosa intendi».

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