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08:50 mercoledì 30 settembre 2026
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.
Novo Nordisk, l’azienda che produce l’Ozempic, sta lavorando a un farmaco per “curare” definitivamente le calvizie Nella decisione c'entra anche il fatto che il mercato dei farmaci anti-obesità si fa sempre più competitivo. Oltre alla non lontanissima scadenza del brevetto dell'Ozempic.
C’è uno spettacolo teatrale che ripercorre tutto il processo Pelicot: è lungo 4 ore, sta andando in scena in tutto il mondo ma solo per una notte in ogni città È già passato da Avignone, città del processo, da New York, da Londra e altri 12 Paesi. A New York, tra il pubblico c'era anche Pelicot.
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Il regista di No Other Land Basel Adra ha lanciato un brand di sneaker assieme a sua mamma e sta andando benissimo Sono le sneaker che indossava mentre riceva il premio Oscar, realizzate con il tatreez, il ricamo punto e croce tradizionale palestinese.

L’arte di avere ragione

Com'è che si arriva a credere che l'uomo non sia mai stato sulla luna? Uno studio spiega come funziona il cervello dei cospirazionisti.

12 Aprile 2013

sciencedenial

Vi siete mai chiesti perché c’è così tanta gente che mette in dubbio fatti comprovati? Oppure che è fermamente convinta di bizzarre teorie prive di fondamento? Da dove spuntano quelli che «le scie chimiche», «i dinosauri non sono mai esistiti» e «Lady D. è stata uccisa dal Mossad»? La risposta potete trovarla in un recente studio di uno psicologo australiano.

Stephan Lewandowsky, della University of Western Australia, e i suoi collaboratori hanno diffuso su Psychological Science – una delle pubblicazioni più autorevoli nel campo della psicologia – una ricerca volta a indagare le dinamiche che portano a dubitare dell’autorevolezza della scienza. Lo studio è stato effettuato tramite un sondaggio proposto a più di mille visitatori di blog dedicati al clima – tutti con un’attitudine generalmente positiva nei confronti dell’ambito scientifico – in cui venivano posti quesiti sulle idee connesse al liberismo economico, opinioni sulla climatologia e anche domande su alcune note teorie cospirazioniste. In una scala dall’uno (disaccordo estremo) al quattro (accordo totale), le persone intervistate dovevano esprimersi su affermazioni quali «Gli sbarchi sulla Luna dell’Apollo non sono mai accaduti e sono stati girati in uno studio di Hollywood» e «la morte della principessa Diana non fu un incidente, ma venne assassinata da membri della famiglia reale inglese a cui non piaceva». A fare le veci delle teorie scientifiche, invece, era «Le emissioni di diossido di carbonio risultanti dalle attività umane causano cambiamenti climatici».

Una persona è portata a cercare conferme alle sue convinzioni, rimanendo incredula di fronte a nuove informazioni

I risultati dell’indagine hanno dimostrato empiricamente una connessione fra alcune risposte a domande diverse. Nello specifico, i simpatizzanti del liberismo tendevano a screditare le teorie del global warming, mentre più le valutazioni della frase sul finto moon landing si avvicinavano al valore quattro, meno l’interessato era incline a farsi lusingare da dati e rigore metodologico dell’epistème. In altre parole, Lewandowsky e i suoi si sono trovati dinnanzi alla riaffermazione di un principio ben noto nel campo degli studi settoriali: il confirmation bias, ovvero l’attitudine per cui, a parità di altri fattori, una persona è naturalmente portata a cercare conferme alle sue convinzioni, rimanendo incredula di fronte a nuove informazioni che potrebbero comprometterle. Come dimostrato da un altro studio realizzato da Cass Sustein, capo dell’Office of Information and Regulatory Affairs durante il primo mandato di Obama, la questione ha un riflesso importante in campo mediatico: una notizia data in modo imparziale sarà letta in chiavi opposte da persone con convinzioni aprioristiche differenti.

Per suggellare l’affidabilità dei risultati della ricerca di Lewandosky, è opportuno chiamare in causa alcuni casi di studio rimasti celebri. Negli anni Sessanta il Surgeon general (la massima autorità del governo federale americano sulle questioni inerenti alla salute pubblica) pubblicò un report sulle connessioni tra il vizio del fumo e la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni. Nei mesi seguenti un sondaggio rivelò che, mentre i non fumatori avevano accolto con apprensione la denuncia dell’autorità, tra i fumatori dominavano obiezioni rassicuranti come «molti fumatori vivono a lungo» e «fumare è meglio che essere esauriti».

Quando, attorno al 1950, lo psicologo Leon Festinger – padre della dissonanza cognitiva – si unì con alcuni colleghi alla setta dei Seekers (ovvero “coloro che cercano”), attiva a Chicago in quegli anni, ebbe un’ulteriore conferma a questa teoria: i membri del gruppo erano convinti di comunicare con gli alieni, tra cui uno che rappresentava la reincarnazione di Gesù Cristo. Dorothy Martin, leader della setta, aveva l’ingrato compito di trascrivere i messaggi interstellari delle entità extraterrestri: fu lei a recapitare un loro sedicente messaggio che annunciava un cataclisma planetario per il 21 dicembre 1954, da cui i fortunati adepti si sarebbero salvati grazie alla discesa di un disco volante. Martin e i suoi ne furono persuasi a tal punto da vendere le proprietà e togliere le zip dai propri pantaloni, in ossequio alle indicazioni marziane che vedevano nel metallo un ostacolo al viaggio intergalattico.

Il 21 dicembre 1954 fu una giornata normale: l’oceano non inghiottì gli Stati Uniti, non avvennero catastrofi, né – soprattutto – si videro oggetti volanti non identificati sui cieli dell’Illinois. Festinger, che aveva pazientemente aspettato di poter studiare la reazione dei membri del gruppo alla mancata strage, rimase sull’attenti. Scrisse, in seguito, un riassunto del nuovo dispaccio arrivato poche ore dopo da chissà quale galassia: «La piccola setta, passando seduta tutta la notte, aveva irradiato così tanta luce che Dio aveva salvato il mondo dalla distruzione».

Come spiegato nei decenni seguenti dalle scoperte delle neuroscienze e della psicologia sociale, il processo che regola il confirmation bias, per quanto istantaneo, è osservabile tramite un comune elettroencefalogramma. In una frazione di secondo le nostre convinzioni e idee pre-esistenti influenzano l’esperienza del nuovo, senza che il soggetto ne sia conscio.

«Un uomo dotato di convinzioni è un uomo difficile da cambiare. Digli che dissenti e si volterà»

Si tratta, banalmente, di una forma di difesa connaturata all’essere umano: l’evoluzione non ha soltanto insegnato a difendersi dai predatori, ma anche a rifuggire i dati che minacciano la conoscenza pregressa e le persuasioni sedimentate nel subconscio. Il ragionamento esiste, ma viene soltanto dopo le emozioni istantanee che regolano questi meccanismi, finendo per venirne irrimediabilmente contagiato. In sostanza, sentiamo ciò che vogliamo sentire, leggiamo ciò che vogliamo leggere, e quando l’oggettività dei fatti non ci è amica, spesso ci sforziamo di ignorarla o vederla sotto una luce meno destabilizzante. Facendo il punto della sua indagine cognitiva (e probabilmente seccato dall’aver dovuto privarsi della cerniera dei suoi pantaloni), Festinger in quei giorni fissò le sue conclusioni: «Un uomo dotato di convinzioni è un uomo difficile da cambiare. Digli che dissenti e si volterà. Mostragli i fatti e metterà in dubbio le tue fonti. Appellati alla logica e non capirà cosa intendi».

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