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C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

5 ragioni per cui il Labour ha perso le elezioni, secondo il Guardian

13 Dicembre 2019

Il Partito Conservatore britannico di Boris Johnson ha trionfato alle elezioni di giovedì 12 dicembre, mentre i Laburisti hanno ottenuto un risultato catastrofico. Il partito guidato da Jeremy Corbyn ha infatti perso terreno anche nelle zone post industriali del nord, in cui governava da sempre. Sul Guardian la giornalista politica Kate Proctor ha elencato le 5 cause di questa disastrosa sconfitta, la peggiore che il partito abbia mai subito dal 1935.

Una delle principali ragioni è sicuramente Jeremy Corbyn, che secondo il laburista Toby Perkins ha pagato la sua «monumentale impopolarità». Corbyn ha infatti registrato il più basso livello di soddisfazione nei confronti di un leader dell’opposizione dagli anni Settanta a oggi. Molti Laburisti lo accusano di avere elaborato un programma troppo radicale, mentre gli attivisti più anziani non hanno mai digerito il passato appoggio espresso dal leader del partito nei confronti del movimento repubblicano irlandese e le tanto dibattute posizioni antisemite, da cui non si sarebbe distanziato a sufficienza. Secondo la laburista Ruth Smeeth il fallimento delle elezioni, che era stato previsto ma che si è rivelato ancora più brutale delle aspettative, è da addossare al leader e a molte delle sue scelte personali.

La seconda ragione sarebbe, appunto, lo stesso manifesto. “It’s Time for Real Change”, infatti, è stato giudicato troppo lungo e dettagliato, sovraccarico di promesse difficili da mantenere, «un programma per un decennio, non per un governo». Assistenza gratuita per gli anziani, eliminazione delle tasse universitarie, riduzione dell’età di voto a 16 anni, riforma delle pensioni femminili e riduzione delle tariffe ferroviarie: «Non è che alla gente non piacessero le politiche proposte, ma ha pensato che fossero troppe», ha detto una fonte interna al partito. Il terzo motivo, com’era prevedibile, è stata poi la mancanza di chiarezza sulla strategia da adottare a proposito di Brexit, di cui Boris Johnson ha invece parlato dal primo giorno, al grido di “Get Brexit done”. Il laburista Ian Lavery ha detto alla Bbc che «ignorare i desideri di 17,4 milioni di persone non è stata una gran ricetta».

C’è quindi da considerare la drammatica frattura che si è manifestata tra il partito e la classe operaia, che storicamente ne ha costituito le basi e la ragion d’essere. Nonostante le promesse di tassare i miliardari per finanziare investimenti nei servizi pubblici che avrebbero aiutato le persone con i redditi più bassi, l’offerta del Labour non è riuscita a convincere gli elettori nelle vecchie città del carbone, dell’acciaio e del manifatturiero. «Il cosiddetto “muro rosso”, costituito da seggi come Bolsover, Rother Valley, Blyth Valley, Darlington e Redcar, che sono passati ai Tory, segnala il venir meno di un’alleanza con i laburisti che, in alcuni casi, risaliva a 100 anni fa», scrive il Guardian. Infine, è stata la strategia elettorale a rivelarsi inadeguata. Nel 2017 la campagna “Momentum”, che pure aveva ottenuto buoni risultati, si era concentrata sui seggi più marginali e sui candidati più affini a Corbyn, un errore che è stato ripetuto nel 2019, con l’aggravante di aver disperso energie e forze che sarebbero servite altrove.

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Un attentato ordinato, dice lui, da un amico «per fargli del bene», un faccendiere che lo voleva a Palazzo Chigi, una rimozione decisa a fine agosto, una redazione che in 6 giorni fa saltare tutto: cronaca dettagliatissima dello scandalo al sole del 2026.

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