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L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
La NATO è preoccupata che se la guerra in Iran dovesse continuare si ritroverà senza armi e munizioni perché gli Stati Uniti ne stanno usando troppe Finora gli Usa hanno speso 29 miliardi di dollari per una guerra di cui non si vede la fine e ancora non è chiaro lo scopo.
C’è una gran polemica nel mondo letterario perché la Premio Nobel Olga Tokarczuk ha detto di aver usato l’AI durante la stesura del suo nuovo libro Cosa che in realtà non ha mai detto, come si è affretta a spiegare lei stessa in un comunicato stampa in cui precisa che l'AI non scriverà mai al posto suo.
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».

5 ragioni per cui il Labour ha perso le elezioni, secondo il Guardian

13 Dicembre 2019

Il Partito Conservatore britannico di Boris Johnson ha trionfato alle elezioni di giovedì 12 dicembre, mentre i Laburisti hanno ottenuto un risultato catastrofico. Il partito guidato da Jeremy Corbyn ha infatti perso terreno anche nelle zone post industriali del nord, in cui governava da sempre. Sul Guardian la giornalista politica Kate Proctor ha elencato le 5 cause di questa disastrosa sconfitta, la peggiore che il partito abbia mai subito dal 1935.

Una delle principali ragioni è sicuramente Jeremy Corbyn, che secondo il laburista Toby Perkins ha pagato la sua «monumentale impopolarità». Corbyn ha infatti registrato il più basso livello di soddisfazione nei confronti di un leader dell’opposizione dagli anni Settanta a oggi. Molti Laburisti lo accusano di avere elaborato un programma troppo radicale, mentre gli attivisti più anziani non hanno mai digerito il passato appoggio espresso dal leader del partito nei confronti del movimento repubblicano irlandese e le tanto dibattute posizioni antisemite, da cui non si sarebbe distanziato a sufficienza. Secondo la laburista Ruth Smeeth il fallimento delle elezioni, che era stato previsto ma che si è rivelato ancora più brutale delle aspettative, è da addossare al leader e a molte delle sue scelte personali.

La seconda ragione sarebbe, appunto, lo stesso manifesto. “It’s Time for Real Change”, infatti, è stato giudicato troppo lungo e dettagliato, sovraccarico di promesse difficili da mantenere, «un programma per un decennio, non per un governo». Assistenza gratuita per gli anziani, eliminazione delle tasse universitarie, riduzione dell’età di voto a 16 anni, riforma delle pensioni femminili e riduzione delle tariffe ferroviarie: «Non è che alla gente non piacessero le politiche proposte, ma ha pensato che fossero troppe», ha detto una fonte interna al partito. Il terzo motivo, com’era prevedibile, è stata poi la mancanza di chiarezza sulla strategia da adottare a proposito di Brexit, di cui Boris Johnson ha invece parlato dal primo giorno, al grido di “Get Brexit done”. Il laburista Ian Lavery ha detto alla Bbc che «ignorare i desideri di 17,4 milioni di persone non è stata una gran ricetta».

C’è quindi da considerare la drammatica frattura che si è manifestata tra il partito e la classe operaia, che storicamente ne ha costituito le basi e la ragion d’essere. Nonostante le promesse di tassare i miliardari per finanziare investimenti nei servizi pubblici che avrebbero aiutato le persone con i redditi più bassi, l’offerta del Labour non è riuscita a convincere gli elettori nelle vecchie città del carbone, dell’acciaio e del manifatturiero. «Il cosiddetto “muro rosso”, costituito da seggi come Bolsover, Rother Valley, Blyth Valley, Darlington e Redcar, che sono passati ai Tory, segnala il venir meno di un’alleanza con i laburisti che, in alcuni casi, risaliva a 100 anni fa», scrive il Guardian. Infine, è stata la strategia elettorale a rivelarsi inadeguata. Nel 2017 la campagna “Momentum”, che pure aveva ottenuto buoni risultati, si era concentrata sui seggi più marginali e sui candidati più affini a Corbyn, un errore che è stato ripetuto nel 2019, con l’aggravante di aver disperso energie e forze che sarebbero servite altrove.

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