Hype ↓
01:38 lunedì 17 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Manhattan, l’amore e il potere

I film possono essere più o meno adatti alla sensibilità del tempo, ma la natura delle relazioni non è sempre la stessa?

20 Aprile 2021

Quando ho saputo di Mariel Hemingway (che nel podcast Better Together ha detto: «oggi il film Manhattan non sarebbe mai potuto uscire»), ho avuto due ricordi: uno remoto, un altro recente. Il film l’ho visto a 22 anni, era il 1988. Non feci caso alla relazione tra il quarantaduenne Isaac Davis e la diciassettenne Tracy. Tuttavia, a rileggere le critiche di allora, nessuno se ne lamentò. Questo è il ricordo remoto. Ora quello recente invece. Era il 2020, mia figlia (ventenne) voleva vedere un film di Allen e io, per un attimo, ho temuto che scegliesse Manhattan (tra l’altro avevo il Dvd impilato in bella evidenza). Insomma, ho pensato di nasconderlo (per un attimo, ovvio). Ho 55 anni e il mio punto di vista è cambiato: cosa direbbe mia figlia se io andassi con una diciassettenne? E cosa direi io se lei andasse con uno di 42? Vabbè, meno male che ha scelto un altro film, così ci penso su: cancellare il film di Allen (e la sua definizione: «commedia romantica») oppure riflettere su questa rinnovata sensibilità?

Il fatto è che ho conosciuto uomini che sono stati con ragazze che a breve avrebbero compiuto 18 anni. E ragazze quasi maggiorenni che hanno avuto storie con uomini maturi. Dunque, cancellare il film, accusare l’offesa, non cambia la natura delle cose. Si perde l’occasione per analizzare, caso per caso (l’arte è tutto ciò che sfugge alla statistica), le intricate questioni che fondano la gran parte delle relazioni d’amore. Perché l’amore (ed è un primo punto di interesse) così come oggi lo immaginiamo (indipendenza, libertà, consapevolezza, ecc.) è nato la notte scorsa (rispetto alla notte dei tempi). A parte che le donne erano disegnate dagli uomini e dunque alcuni tratti (onori e punizioni) erano visti nell’ottica maschile, nella narrazione abbiamo dimenticato o ignorato una cospicua produzione femminile che forniva sguardi realisti e interessanti (come dimostra Valeria Palumbo nel saggio Non per me sola). Secondo punto: l’amore è una questione di potere e come tale va esaminata. Diciamo che, se va bene, si può raggiungere via Diotima le nobili vie della conoscenza, e dunque arrivare alla bellezza (una scala ascendente, dal particolare all’universale, dalla bellezza dei tuoi occhi alla bellezza della matematica e via dicendo), ma molto spesso si rimane attaccati al particolare (lo dimostrano gli avvocati divorzisti): perché è, sì, auspicabile, ma difficile separare l’amore dal possesso e dal piacere di possedere.

Una lettura sul tema è Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain. Perché Adamo si innamora di Eva e viceversa? Vabbè, c’era poca scelta, ma Twain si diverte e ci dice: Adamo ed Eva sono due sono ragazzini impuberi, lui è sbruffoncello, lei riflessiva e con un’opprimente pulsione di morte. Poi perdono il giardino, “la proprietà”, e Adamo decide che sarà lei la sua nuova proprietà, una specie di compensazione. Lei abbozza e gli fa trovare due strani animaletti, che Adamo cataloga come canguri, finché capisce che sia chiamano Caino e Abele. Alla fine, Eva si chiede perché ami Adamo, e scopre di non saperlo: lui non sa cantare, non è gentile, fa la spia, si crede intelligente. E allora? Lo amo semplicemente perché è Maschio ed è “mio”. Ma poi conclude: sono solo una ragazzina (tra l’altro la prima ad aver esaminato la questione, ma chissà, altri dopo di me diranno meglio).

Dettaglio di Adam and Eve di Lucas Cranach, courtesy of Courtauld Institute of Art

Invece siamo ancora ragazzini in preda agli umori e giochiamo con perdite e riconquiste, e le rispettive strategie. In Manhattan Isaac Davis molla la diciassettenne Tracy (dopo averla spinta ad andare all’estero a studiare – vuole avere il campo libero e la coscienza pulita), si mette con Mary Wilkie, poi lei lo lascia, e lui corre a riprendere Tracy. Lo chiamiamo amore perché abbiamo paura di chiamarlo con un nome più appropriato e più brutale: possesso o paura della perdita. Terzo punto: Isaac Davis è un artista (autore televisivo, ma vabbè). E chi è l’artista? In primo luogo, uno che può limitare i sensi di colpa o usarli per altri e artistici scopi. Il resto, ce lo spiega lo scultore Pietro Consagra, compagno di Carla Lonzi. I due sono in crisi, cercano di parlarsi francamente e si registrano: viene fuori un libro, intitolato Vai pure: interessante, poetico e conflittuale. Lui la mette giù dura: sono un artista e un artista è una persona fragilissima, ha bisogno di un certo clima, e, se questo clima non c’è, l’artista si deprime, e non può più vivere: ho bisogno di cortigiane – dice – che mi aiutino a trovare quella leggerezza, e non che alimentino le mie fragilità. Lonzi ribatte: parli della tua fragilità senza pensare alle mie? Sospetto che Consagra come Woody Allen avesse individuato un punto: essere artisti significa sentire la vita senza capirla e sfruttare questo potere per sentire (artisticamente) di più. E sospetto che Lonzi, come la Eva di Twain, abbia, col suo lavoro, gettato le basi per un nuovo modo di pensare alle relazioni: il futuro – ci dice – è racchiuso nella creatività femminile, cioè in un nuovo modo di esaminare la questione, di staccarsi dai canoni usuali e provare ad esistere.

I fatti che gravitano attorno alle nuove sensibilità sono complessi, è un problema sia sottovalutarli sia sfotterli. Ma l’unico vero rischio è quello di eludere il conflitto, il corpo, e il vissuto che nel corpo alberga: questo accusa sempre i colpi della vita, bisogna rappresentarlo. Detto in breve, non è il massimo se cancello il film e le sue indagini corporali e brutali solo perché mi secca affrontare quelle domande scomode di cui sopra. Speriamo che dopo le accuse al sistema patriarcale si cominci a esaminare le relazioni che si instaurano tra gli altri corpi e orientamenti sessuali. Ora ci sono guardiani del linguaggio che ne cantano le lodi. Ma siamo, si capisce, al primo atto, cioè alle dichiarazioni di intenti. Mi sa che appena inizia il secondo atto, ci troveremo davanti alle annose questioni di potere. Soluzioni? Di sicuro ci vuole una nuova rappresentazione artistica, non solitaria, ma in tandem, non ideologica e spietata col potere: cioè con noi stessi.

Articoli Suggeriti
La Lista Nera che ha cambiato la storia di Hollywood, degli Stati Uniti e del mondo. In peggio

Raccontata in una retrospettiva al Festival di Locarno appena conclusosi, la Lista Nera che quasi distrusse il cinema americano 80 anni fa spiega moltissimo del nostro presente. E, forse, del futuro che ci aspetta.

Il primo e unico museo al mondo che espone le idee

A Milano nasce il primo Museo della Filosofia: tra installazioni sulla menzogna, dibattiti sull’AI e un progetto nelle carceri, l’Università Statale prova a portare il pensiero critico fuori dalle aule e fa i conti con le difficoltà di renderlo accessibile.