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22:29 venerdì 20 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

La storia della foto di “Four more years”

20 Novembre 2012

“Four more years”, quasi 820.000 retweet, è il cinguettio più condivisio e famoso di sempre, numeri alla mano. Il merito sta soprattutto nella foto allegata, quella, di certo ce l’avete ben impressa in mente, del Presidente che abbraccia Michelle, occhi chiusi e faccia stanca-ma-soddisfatta lui, vestito rosso e bianco lei, di spalle. Anche su Facebook lo scatto ha registrato dei record: 4.432.000 likes, quasi 600.000 condivisioni.

Si è scoperto, poco dopo, che la fotografia non era però dell’Election Day, ma molto precedente: risaliva a un comizio a Dubuque, Iowa, quest’estate. Precisamente il 15 agosto. Poco importa: la carica emotiva e il messaggio comunicato in quell’abbraccio hanno rotto ogni argine e affossato ogni “discrepanza” temporale, la viralità ha avuto la meglio. Geniale, ben programmata strategia di comunicazione? Niente affatto. Il Daily Beast ha scovato la responsabile media che, spalla a spalla con il suo team, ha avuto la geniale intuizione, e l’ha intervistata.

Si chiama Laura Olin, 31enne di Washington, D.C., che si è unita al team della campagna presidenziale di Obama nel marzo 2011, «before anything actually has started».

«Non ricevevamo direttive dalla Casa Bianca» ha detto la Olin, «tutte le decisioni erano prese autonomamente». Certo, si conoscevano le “competenze” di ognuno dei candidati e a seconda di queste venivano inviati i tweet e i Facebook post: «Joe Biden faceva un sacco di cose con i veterani, roba tipo, famiglie della classe media, working-class, cose così. Michelle Obama era concentrata sull’educazione, chiaramente le donne, la salute, la nutrizione».

Il team di Laura Olin gestiva anche un Tumblr, che l’Atlantic ha definito «the best campaign Tumblr the world will probably  ever see»: qui veniva “mirato” il target più giovanile, senza lesinare in GIF, foto Instagram, e pure i famosi gattini. Ma rimane Twitter lo spauracchio di tutti i mezzi di comunicazione, il più spaventoso media, pronto all’imperituro ricordo in caso di gaffe. «Ancora non riesco a credere di non aver commesso un errore», ha dichiarato al Daily Beast. Ma il suo team è stato scelto tra persone che «knew their social-media shit», per dirla con le sue parole – e senza parafrasi. «Sono molto orgogliosa di aver evitato un imbarazzante momento “Amercia”», e questo anche grazie al rigorosissimo fact-checking operato su ogni interazione web.

E la foto? Completa improvvisazione. Ammette, Olin, che per scaramanzia nessuno aveva preparato alcunché in caso di vittoria. Spiega: «Uno dei membri del team, Jessi Langsen, si ricordava di una splendida foto del presidente mentre abbracciava la first lady, nell’ultimo comizio della campagna a Des Moines (…) L’unica cosa è che Michelle guardava in avanti, e il presidente dalla parte opposta dell’obiettivo. Quindi il capo, Teddy Goff, ha suggerito che sarebbe stato molto meglio vedere il volto di Obama».

A questo punto Laura ha avuto la classica illuminazione: «Sono andata dal nostro photo editor e gli ho detto “ricordi quando Michelle indossava quel vestito rosso e bianco in Iowa?” e lui “sì!”». Così, dopo l’approvazione di Teddy Goff, la nascita molto “improvvisata” anche del lancio Four more years. La ricetta della foto più famosa di sempre.

(Della fotografia e della sua importanza iconica abbiamo parlato nell’articolo “Le foto della vittoria”)

@davcoppo

(via)

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