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16:47 giovedì 30 luglio 2026
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi stanno derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».

La Stella della Senna

Perché la figlia di Paul McCartney si conferma la londinese più parisienne della Moda

09 Marzo 2012

Chioma rosso fuoco, volto perfettamente tondo e due occhi verdissimi da eterna bambina. A partire dai tratti preraffaelliti è facile continuare a chiamare Stella McCartney la figlia di papà Paul. Perché se invece del maglione girocollo di suo marito e delle décolletées zeppate indossasse un blazer blu con stemma e gonna a pieghe sembrerebbe appena uscita da un college privato. Pagato da papà.

Eppure ci voleva proprio lei, la figlia del Baronetto, che senza troppo scalpore ha frequentato il Central Saint Martin, per chiudere una stagione di moda che ha avuto più rumors che capolavori. La sua sfilata parigina, all’Hotel de Ville, ha riequilibrato quello che sta succedendo nella moda in queste settimane e forse, una volta per tutte, ha messo a tacere alcuni perché sul conto di Stella McCartney.

Secondogenita amatissima dal padre che la segue pedissequamente nella cultura del no meat (attraverso l’associazione che ha creato con lui, in ricordo della madre, Linda), e che per primo si vuole togliere dal ruolo scomodo di papà prestanome, è lo stesso che con nonchalance fa parte del parterre (front row) della figlia insieme a Gwyneth Paltrow e Liv Tyler. La sua sfilata però, dicevamo, è arrivata in sordina: non perché il brand in questi anni non abbia avuto il salto di visibilità, anzi, ma perché poche ore prima gli occhi erano puntati sull’ultimo show di Stefano Pilati fresco di non-rinnovo del contratto da Yves Saint Laurent, e prima ancora sui dieci anni festeggiati con una collezione autocitazionista di “Lanvin sotto il segno di Alber Elbaz”. E poi, soprattutto, perché Stella McCartney è un’inglese che si ostina a sfilare a Parigi.

Dall’ormai perenne triumvirato, Céline-Stella McCartney-Chloé, ci si aspetta più o meno sempre la stessa sana autenticità: abiti comodi da indossare, belli da portare per le stagioni polverose perché nei colori tenui, rétro il giusto per rievocare una cultura del brand e o arricchire il DNA di un marchio nuovo come nel caso di Stella. Questa stagione però, dimenticata una collezione con maxi stampe di agrumi e denim anni Settanta, la McCartney ha sentito l’esigenza di essere contemporanea. Perché questa volta avrebbe vinto su tutte.

Premesso che la sfilata di Céline è stato una breve presentazione in showroom (“Phenomeno” Philo sta portando a termine una gravidanza), Stella ha avuto l’onore e l’onere di avere gli occhi puntati su di lei. E il primo passo per non subire più la sindrome di figlia di papà è stato non avere ansia da prestazione nonostante la location neo gotica e il suo inverno ostinatamente no pelliccia e no pelle. E invece l’inglesissima stilista è partita con il codice linguistico più caro ai parigini: nero e blu, un fil rouge che durerà per tutta la collezione e che lei prima della sfilata definirà “il giusto equilibrio, come il notturno e il diurno”. Per andare sul sicuro si affida a una delle sue muse non solo estetiche ma di vita, la top Natalia Vodianova, madre di tre figli (come lei) che sfila ancora e nel farlo ha l’ipnotica capacità di rilassare chi la guarda. Stessa sensazione che lascia una collezione di Stella McCartney.

E siccome Stella sapeva di dover vincere, a Parigi ha portato l’artiglieria pesante: i maglioni da cottage, belli britannici, con sotto camicie in pizzo – tessuto che qui è ad appannaggio di Valentino. Invece no, Stella lo  impiega con parsimonia e osa addirittura un altro must da Ville Lumiére: i blazer boxy stile muta che rispondono al nome di Nicolas Ghesquière. Presuntuosa? No, ostinatamente understatement, così con lo stesso mood la McCartney torna a casa e si prepara a ultimare la divisa della nazionale britannica per le Olimpiadi 2012, un nuovo equilibrio tra fibre tessili e mixté tecnologiche, “accanimento” vegetariano che le verrà facile, lei che anche in questo show è partita dal suo integralismo. Con le zeppe biodegradabili.

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