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05:27 martedì 4 agosto 2026
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.

La seconda vita di un Portishead

Punto della situazione sul ritorno di Geoff Barrow, produttore del celebre trio. Dal numero in edicola

18 Agosto 2012

Il nome forse potrà suonarvi sconosciuto, o perlomeno non balenarvi in mente al primo istante, fatto sta che Geoff Barrow – nato nel 1971 a Walton, un piccolo villaggio di neanche trecento anime nel North Somerset, in Inghilterra – è uno dei personaggi cruciali della musica popolare degli anni Novanta, punta di diamante di quel suono che, in questo caso molto riduttivamente, ma senza puzza sotto il naso, potrem- mo chiamare trip-hop. Trattasi infatti del beatmaker e produttore musicale dei grandiosi Portishead, trio inglese com- pletato dall’algida voce di Beth Gibbons e dal talentuoso polistrumentista Adrian Utley, con cui ha prodotto almeno un capolavoro assoluto: Dummy (1994), un quasi-capolavoro: Portishead (1997); e un terzo album: Third (2008), che pur essendo storicamente meno rilevante, è probabilmente il loro miglior disco.

Se teniamo presente l’enorme arco temporale intercorso tra gli ultimi due – undici anni! ere geologiche in fatto di music business –, può sorprendere il perché di questo articolo. In nemmeno sei mesi infatti, Geoff Barrow ha dato alle stampe tre ottimi album, con tre diversi progetti, ognuno improntato su una diversa con- cezione del fare musica, in una sorta di spin off trasversale del suono Portishead. Il primo, in ordine cronologico, è quello firmato dal super-collettivo hip hop che risponde al nome Quakers. Edito dalla Stones Throw di Peanut Butter Wolf – eti- chetta indipendente losangelina di cui ci è già capitato di parlare di su queste pagine –, l’album, realizzato a sei mani assieme a 7-Stu-7 e Dj Katalyst, è una raccolta di quarantun tracce grezze e sporche su cui sono stati chiamati a rappare più di trenta rapper della scena underground statunitense. Il risultato finale, a metà tra Madlib e Pete Rock, è un disco che si ascolta tutta d’un fiato, trascinato da kil- ler-tracks quali “Dark City Lights”, “Fitta Happier” e “War Drums”, e da un’altra dozzina di brani potentissimi: a riprova di quanto il rapporto di interscambio tra Barrow e l’hip hop, da vent’anni a questa parte, continui ad essere estremamente proficuo.

DROKK: Music Inspired by Mega-City One, è invece una soundtrack tutta strumentale realizzata assieme a Ben Salisbury, compositore nominato agli Emmy nonché autore di numerosissime colonne sonore per la Bbc. Il disco, le cui composizioni dovevano inizialmente musicare un film ispirato a Judge Dredd – personaggio dei fumetti molto popolare in Gran Bretagna; da noi ricordato soprattutto per una tragica trasposizione ci- nematografica interpretata da Sylvester Stallone –, è un grumo oscuro di oscillazioni analog e visioni anti-utopiche che ricordano il miglior Carpenter, quello del capolavoro Assault on Precinct 13. Non andato in porto il progetto, il film infatti è stato realizzato da un altro team produttivo con un’altra soundtrack, i due decidono comunque di mettere sul mercato parte delle registrazioni, pubblicate dallo stesso Barrow per la sua In- vada Records. L’album, nonostante una genesi non proprio convenzionale, ha comunque un suo valore, seppur svincolato dalle immagini immaginate. Sono paesaggi desolati che ricordano le produzio- ni anni Settanta di un mostro sacro come Klaus Schulze, registrato per metà con tre esemplari di un vecchio sintetizzato- re del 1975, l’Oberheim Two Voice, e per l’altra metà con un innovativo software di timestretching – il processo audio che riguarda il cambio di velocità o durata di un segnale audio – chiamato Paul.

Sempre su Invada Records è uscito da pochissimo anche l’impronunciabile >>, secondo album dei Beak>, nonché terzo disco di cui andremo a parlare. In questo caso oltre a Geoff Barrow ci sono Matt Williams e Billy Fuller, e quello che ne esce fuori è una specie di krautrock filologico con piccolissime variazioni sul tema. Sembra di ascoltare Tago Mago dei Can, oppure una delle prime cose dei Neu!, in ogni caso è materiale tanto in- trigante quanto poco innovativo. È l’ossessiva ripetizione di un vecchio stilema: secche linee melodiche che si rincorrono, con sopra un cantato ipnotico, reiterato. Un disco che colpisce nella sua opacità, registrato con la solita perizia a livello sonoro e con un gusto compositivo dav- vero peculiare. Poco altro da aggiungere, in una fase della storia della musica in cui passato e futuro sembrano compenetrarsi, come ben spiegato da Simon Reynolds nel suo saggio Retromania, sono le personalità come Geoff Barrow a destreggiarsi.

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