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20:34 martedì 4 agosto 2026
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Kobe Bryant

Cronaca dell'infortunio che stroncherebbe qualsiasi carriera sportiva. Ma non quella del marziano in gialloviola probabilmente.

27 Maggio 2013

Tratto dal nuovo numero di Studio, ora in edicola.

Non esiste altra franchigia Nba che possa vantare di aver regalato ai propri tifosi tante stelle e in così tante ere diverse quanto i Los Angeles Lakers: l’ultima in ordine cronologico – per alcuni addirittura la più luminosa e rappresentativa della storia gialloviola – è Kobe Bean Bryant.

Per celebrarne la bravura e raccontarla ai pochi che ancora non lo conoscessero, si potrebbero citare i cinque anelli vinti o il fatto che sia divenuto il miglior marcatore della storia dei Lakers e il quarto miglior marcatore di sempre della Lega, arrivando a segnare 81 punti in una singola partita. E poi il salto dal college ai professionisti quando ancora non lo faceva nessuno, il titolo di MVP della Lega, i due titoli di MVP delle Finali, le due medaglie d’oro Olimpiche e tanto altro ancora. Misurarne la grandezza coi soli numeri e trofei, però, non gli renderebbe completamente giustizia.

Nel suo caso, infatti, le vittorie e i riconoscimenti personali sono sì un ottimo argomento, ma è il “come” che conta e, a mi quanti atleti sono stati celebrati romanzandone il momento sportivo più elevato, quello del record, della vittoria? Tanti. I libri, i film e i tributi, in genere, raccontano i trionfi. Quelli la cui grandezza è invece emersa, prepotente, anche e soprattutto nel momento più drammatico, tra le lacrime, sono molti meno. Uno di questi è proprio il buon Kobe. Il suo incubo sportivo si è consumato il 12 aprile scorso, con i Lakers che ospitavano i Golden State Warriors in una partita dove si giocavano le ultime speranze di accesso ai playoffs. Con poco più di cinque minuti da giocare, con i Lakers sono sotto 107 a 101, Kobe aveva preso in mano la situazione infilando due triple consecutive e riportando alla sua maniera il punteggio in parità. Ma non era finita. Dopo un canestro di Jack, play avversario, i Lakers erano tornati nuovamente sotto, di due punti, a due minuti dal termine. Palla nuovamente a Kobe, sperando nell’ennesimo miracolo. È l’inizio della fine. Tenta una penetrazione, ma scivola, senza contatto col difensore. Si tocca la caviglia, è preoccupato, resta giù.

È famoso per la sua soglia di sopportazione del dolore altissima e per il suo giocare nonostante gli infortuni. La prima reazione è, perciò, preoccupazione mista a un: “Ce la farà anche questa volta”. Pare bionico, lui che si che lo separa dal resto della Lega. Ne ha più di tutti. Stavolta, però, è diverso. Zoppica, non si regge in piedi, è costretto a uscire dal campo per farsi vedere la caviglia durante il time-out. In teoria gli toccherebbero pure due tiri liberi, ma chiunque, al posto suo, a quel punto e con quel dolore, chiederebbe il cambio facendosi trasportare in barella negli spogliatoi e lasciandoli tirare a un altro (avete presente l’infortunio occorso a Javier Zanetti?).

È il come, però, che lo rende speciale, dicevamo. Kobe no, lui rientra in campo, non lo accetta. Arriva all’altezza della lunetta, respira, fa una smorfia e realizza il primo libero. Il piede infortunato è piantato, non lo muove più. Il pubblico ancora non l’ha capito, ma lui già sa, da un pezzo, che la sua stagione è finita e, non fosse Kobe Bryant, pure la sua carriera. Resta al suo posto e, ignorando il dolore, fa un’altra smorfia impreca, soffre e realizza anche il secondo. Poi esce, lasciando i compagni in parità a 109, grazie al suo due su due ai liberi. Si era rotto il tendine d’Achille. Col senno di poi ci ripensi e ti domandi: ma come avrà fatto a restare in piedi? E a segnare, poi? Ma soprattutto: chi gliel’avrà fatto fare? Non è eroismo, né pazzia. È che rifiuta la sconfitta: questo è Kobe. È quello che, negli spogliatoi, appresa l’entità dell’infortunio, un giornalista ha avuto il coraggio di chiedergli se avrebbe giocato lo stesso la partita successiva. Ovviamente una scemenza senza senso, che però rende l’idea.
È la determinazione, la voglia di vincere. Più tutte le altre cose e gli anelli.
P.S. Tornerà. Il quando non si sa ancora, il perché si.

Foto di Jeff Gross / Getty Images Sport

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