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Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
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La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza

Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.

03 Aprile 2026

Ride, si gira cercando approvazione (la ottiene, come sempre) e torna a guardare con fierezza i soldati delle sue forze speciali mentre dimostrano il motivo per cui si chiamano così. Forse, se nella vita qualcuno ci guardasse sempre come Kim Jong-un guarda i suoi soldati, saremmo tutti più felici. Dopo le fotografie del leader supremo nordcoreano con la figlia al poligono di tiro (lo abbiamo raccontato qui), adesso l’attenzione mediatica di Pyongyang è tutta concentrata su un video diffuso dall’emittente di Stato KCNA, un video in cui si vedono soldati delle forze speciali compiere gesta incredibili come farsi spaccare con un martello una pila di mattoni messi sopra gli addominali, combattere tra di loro corpo a corpo con coreografie degne dei peggiori film d’azione della più scarsa produzione cinematografica, interagire con il “caro” leader che per tutto il tempo, appare cordiale, soddisfatto e preso bene.

In ogni caso, è una narrazione costruita sulla demolizione materiale – di mattoni, di travi, di limiti fisici – dove ogni colpo inferto è un messaggio inviato al resto del mondo sulla resilienza di un esercito che si vuole manifestare invincibile. Al centro di questo teatro della forza, però, non ci sono solo i muscoli dei soldati, ma lo sguardo estatico del leader supremo. È uno sguardo che cerca di comunicare un riconoscimento totale: il sacrificio dei suoi “soldati speciali” trova il suo senso ultimo proprio in quel sorriso di approvazione, non c’è prova eccessiva o insensata che possa separare questi Capitan Corea del Nord in divenire dal cenno di approvazione di Kim. Bisogna farsi frantumare dei blocchi di cemento sulla pancia? I soldati di Kim lo faranno. Bisogna farsi direttamente prendere a martellate sulla pancia, senza neanche la protezione del blocco di cemento in frantumi? I soldati di Kim lo faranno. Bisogna spaccare pile di mattoni prendendoli a panciate (un giornalista d’inchiesta indaghi su questa ossessione della Corea del Nord per gli attacchi a e con l’addome, per favore)? I soldati di Kim lo faranno.

Questa rappresentazione della “potenza speciale” non è solo un esercizio di ginnastica estrema o di arti marziali coreografate (male), ma un modo di dimostrare come la ferocia dell’addestramento sia la garanzia della stabilità del regime. Se volessimo dirlo all’americana, sarebbe il banalissimo e abusatissimo “no pain, no gain”, solo che qui, al posto di trovarsi come slogan su magliette e tazze, si trova tra un sorriso e un mattone spaccato. A panciate, ovviamente. 

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