Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista
La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
L’ultima apparizione di Kim Jong-un – oltre ad avere dell’incredibile – è il manifesto della nuova strategia di comunicazione di Pyongyang. In una fabbrica di armi leggere, il Supremo leader è stato immortalato mentre testa personalmente una nuova pistola, definita (ovviamente) «eccellente» dalla propaganda di Stato. Dopo anni di ossessione per l’arsenale atomico, il regime sembra dunque voler rimettere al centro della scena la modernizzazione delle sue forze convenzionali. Non è un cambio di rotta, ma un completamento: la necessità di dimostrare che tutto l’arsenale della Corea del Nord è all’avanguardia tanto quanto le sue testate nucleari (che comunque all’avanguardia non sono affatto, come sa chi segue i test missilistici della Repubblica Popolare Democratica).
Ma a dominare la scena è, ancora una volta, la figlia adolescente del leader, che si chiama Kim Ju Ae (forse, il nome non è mai stato ufficialmente confermato né pronunciato). Sebbene il resoconto ufficiale della KCNA, l’agenzia di stampa del regime, non la nomini, le foto la mostrano mentre impugna una pistola e fa fuoco, accanto agli estasiati (ovviamente) vertici militari del Paese, con una naturalezza inquietante. Dalla sua prima apparizione pubblica nel 2022 ai recenti vertici internazionali, la “cara figlia” viene raccontata, al pari di tutto ciò che riguarda il regime, come in un’incarnazione del concetto stesso di forza. Secondo gli analisti, come scrive CBS News, l’immagine della ragazza al poligono di tiro serve a consolidare la sua immagine di leader marziale, preparando il terreno per l’avvento della quarta generazione della dinastia Kim.
Il paradosso estetico della propaganda nordcoreana si compie in uno sdoppiamento di ruoli. Solo pochi giorni prima degli scatti al poligono, Kim e la figlia apparivano in immagini insolitamente spontanee mentre accarezzavano cuccioli in un negozio di animali o curiosavano in un negozio di musica. È un gioco di specchi mediatico: da un lato la tenerezza domestica che prova a normalizzare la figura del dittatore, dall’altro il rigore bellico di chi passa le sue giornate ordinando il lancio di missili. Questa rottura con l’immagine classica del “comandante severo” suggerisce una strategia comunicativa più fluida, in cui la vita privata della famiglia Kim diventa parte integrante di una narrazione politica che fonde l’idillio familiare con la minaccia balistica.
Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.