Hype ↓
11:18 venerdì 16 ottobre 2026
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.

Biden o Sanders?

Le primarie americane entrano nel vivo: da una parte l’America riformista di Biden e dall’altra quella socialista di Sanders. Quale prevarrà?

07 Marzo 2020

Se le prime settimane delle primarie del partito democratico americano sono scivolate via senza eccessivi colpi di scena, quella del Super Tuesday è stata un susseguirsi senza sosta di eventi da prima pagina. Non che non ci fosse da aspettarselo, certo: un parco candidati così folto non poteva che assottigliarsi nel momento clou della campagna, quello in cui sono stati assegnati quasi un terzo dei delegati che decideranno per la nomina, e così è stato. Si è tirato indietro Pete Buttigieg e a ruota Amy Klobuchar, ed entrambi hanno dato il loro endorsement al più navigato Joe Biden. Anche Michael Bloomberg, una volta ritirata mercoledì la costosissima candidatura, ha scelto di appoggiare l’ex vice-presidente tra i tre rimasti in corsa.

Poi è arrivato il giovedì, e i tre sono diventati due quando a lasciare la scena è stata anche la senatrice del Massachussets Elizabeth Warren, fin dall’inizio considerata una candidata di primo piano ma sconfitta sin qui in ogni stato, persino il suo. In attesa di capire da quale lato si schiererà Warren, i superstiti che si contenderanno la nomina ad “Anti-Trump” sono i ben noti Biden e Sanders. A partire dalla prossima settimana fino all’estate inoltrata, insomma, si daranno battaglia sullo stampo di quanto accadde nel 2016 due idee molto diverse di Partito Democratico, e contestualmente di America: quella riformista di Biden da un lato e quella socialista di Sanders dall’altro. Quale prevarrà? Abbiamo raccolto un po’ di articoli che provano disegnare lo scenario.

“Bernie or Biden. Period.”, The New York Times
Secondo David Leonhardt, ci sono quattro ragioni essenziali che spiegano perché Biden è diventato rapidamente per molti democratici moderati l’unica alternativa a Sanders. Anzitutto perché dopo i primi quattro stati – Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina – l’ex vice-presidente era il candidato che aveva ottenuto più voti. Poi perché al contrario di Sanders ha il physique du role del “candidato nazionale”, e anche perché Bloomberg non ha retto il suo passo nel contendergli questa etichetta. Infine, scrive Leonhardt, c’è una questione pratica: i moderati devono decidersi adesso, o le divisioni avrebbero finito per spalancare le porte a Sanders.

“Why Biden’s chance of beating Sanders is even bigger than it seems”, NBC News
Fra le ragioni per le quali, secondo David Wasserman, Biden abbia ben più chance di battere Sanders di quanto non si dica, c’è la struttura del calendario. I prossimi appuntamenti di marzo, difatti, dovrebbero in teoria favorirlo: Michigan, Missouri e Mississipi, dove si voterà il 10, ma anche Florida e Illinois (17) e Georgia (24) sono tutti stati in cui l’ex vice-presidente è sulla carta più forte del suo contendente. Sarà influente anche il posizionamento di Warren, certo, ma Biden ha “scelto” un ottimo tempismo per diventare il frontman dei democratici moderati.

“Biden wages likability war on Sanders”, Politico
La strategia di Joe Biden per imporsi sul suo diretto contendente, secondo Marc Caputo e Natasha Korecki, si rifà direttamente a quella messa in atto da Hillary Clinton quattro anni fa. Che non ha avuto un esito positivo, è vero, e ha portato a una convention democratica tra le più confuse degli ultimi anni, ma che nondimeno si fa forza del difetto più grande di Sanders, e cioè quello di essere poco popolare tra l’elettorato femminile. Tenendo poi conto del fatto che il senatore del Vermont sta perdendo voti anche tra gli afroamericani, non è improbabile che nelle prossime settimane Biden punterà più decisamente a quegli elettori, che storicamente sono per la stragrande maggioranza democratici.

“Biden can finish off Sanders by doing these 4 things”, CNBC
Secondo Jake Novak, sebbene sia avanti nei sondaggi, Joe Biden deve partire dal presupposto che l’insperato successo che l’ha portato a giocarsi la nomination democratica non è merito suo, né delle strategie messe in atto dal suo team. È il primo dei quattro punti che il giornalista individua per il futuro della sua campagna: molta gente lo voterà semplicemente perché non vuole votare Sanders. Preso atto di questo, l’ex vice presidente deve sfruttare la situazione a suo favore. Ponendosi come il difensore delle imprese, ad esempio, come aveva fatto Bill Clinton nel 1992 e opponendosi così allo “statalismo” di Sanders. Deve poi intervenire con una controproposta nel dibattito sulla sanità pubblica, che è il punto di forza di Sanders e, infine, deve moderare i toni della sua campagna, riuscendo a non risultare offensivo né nei confronti di chi ha votato Trump né dei sostenitori di Bernie. Solo così potrà essere davvero il candidato che riunisce il Partito democratico.

“What would a Sanders or Biden presidency look like?”, Vox
Ma quali sarebbero le differenze più grandi tra un’eventuale presidenza Biden e una Sanders? Se lo chiedono Ezra Klein e Matt Yglesias nell’episodio settimanale del podcast di Vox, di cui si può anche leggere una parziale trascrizione. Sarebbero molto diverse, naturalmente, a partire dalla politica estera – Biden è un fautore dell’interventismo americano, Sanders crede che il budget per la difesa sia troppo alto –, visto che hanno un’idea molto diversa del ruolo che l’America riveste nel mondo. «Sanders ha una visione più realistica, mentre quella di Biden è più romantica», dice Yglesias. I due, inoltre, si soffermano a parlare di come entrambi i candidati possono opporsi a Trump, e di cosa li distingue (o al contrario li rende molto simili) al presidente da battere.

“As Bernie Sanders Pushed for Closer Ties, Soviet Union Spotted Opportunity”, The New York Times
Quando, nel 1988, Bernie Sanders era sindaco di Burlington, in Vermont, si mise in contatto con la sua controparte di Yaroslavl, in Russia, per inaugurare un gemellaggio fra le due città, con la speranza di suggellare una nuova fase di rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Sanders, infatti, si augurava che i due Paesi «vivessero insieme in amicizia» e, senza saperlo, i suoi interessi si mescolarono a quelli dei sovietici, che invece intendevano sfruttare l’operazione per condannare l’imperialismo americano. La storia di come andarono le cose la racconta il New York Times, che ha esaminato 89 pagine di lettere, telegrammi e documenti interni conservati negli archivi di Yaroslavl, rivelando nel dettaglio la portata dello sforzo personale del senatore del Vermont per stabilire un dialogo pacifico tra i due Paesi.

 

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.