E viceversa: tutte le volte che l'attore si trova a passare da Copenaghen, passa la serata assieme allo scrittore.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview
I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
In occasione dell’uscita dell’edizione inglese del suo nuovo romanzo The School of Night (pubblicato in Norvegia nel 2023 e ancora inedito in Italia), Karl Ove Knausgård è stato intervistato dal suo più grande fan: Jeremy Strong, che per noi sarà sempre Kendall di Succession, qualsiasi cosa farà per il resto della sua carriera. Il dialogo, pubblicato su Interview, parte proprio dal racconto del nuovo romanzo di Knausgård, ambientato nella Londra del 1985 e incentrato su un giovane fotografo ambizioso e senza scrupoli. Il libro è il punto di partenza da cui Knausgård e Strong iniziano a chiacchierare per arrivare a toccare temi personali e intimi, in particolare il loro difficile e ambiguo rapporto con la fama.
Strong, che ha spesso accompagnato Knausgård nei suoi viaggi negli Stati Uniti, ironizza sull’entusiasmo che l’intervista gli sta facendo provare, sottolineando che questa chiacchierata con lo scrittore passerà probabilmente alla storia come una delle rarissime occasioni in cui lo si vede sorridere in pubblico. Knausgård, dal canto suo, racconta all’amico come il suo metodo di scrittura sia un processo faticoso e talvolta doloroso, necessario per arrivare «al midollo delle emozioni». L’intervista torna anche su La mia lotta, l’imponente opera autobiografica che ha reso Knausgård uno degli scrittori più discussi della sua generazione, e sul modo in cui quel successo ha cambiato radicalmente la sua vita.
Lo scrittore riflette sul peso della fama arrivata all’improvviso: l’esposizione mediatica, le tensioni familiari, le controversie legali e la sensazione di aver perso il controllo sul racconto della propria esistenza. Un tema che tocca da vicino anche Strong, noto per un approccio totalizzante al lavoro di attore e per il rapporto difficile con la notorietà arrivata dopo Succession. Il confronto tra i due si muove così sul terreno comune dell’ossessione creativa e del costo personale del successo, più che sulla promozione di un singolo progetto.
Per la seconda volta consecutiva, la Santa Sede ha allestito uno dei padiglioni più belli della Biennale: Alexander Kluge, Brian Eno,, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Kali Malone, Patti Smith (tra gli altri) espongono tutti qui.
In particolare, il regista voleva che le protagoniste del suo Bucking Fastard, Rooney e Kate Mara, potessero vincere il premio per la Miglior attrice.