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16:54 lunedì 5 ottobre 2026
Un festival del ginseng in Corea ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di “Storm” di Gener8ion e Yung Lean Al posto della sigaretta di Yung Lean, il vicesindaco di Yeongju tiene in bocca una radice di ginseng, mentre intorno a lui i funzionari comunali si esibiscono in una coreografia simile a quella del video diretto da Roman Gavras.
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.
Ci sono così tante stroncature di Digger che i produttori le stanno usando nella campagna promozionale del film (e per dire che i critici non ci hanno capito niente) Una trovata che non si è rivelata granché efficace: il film ha incassato solo 8 milioni di dollari negli Usa ed è già considerato il peggior flop della carriera di Tom Cruise.
Per la prima volta nella storia, il caffè è stato coltivato e raccolto interamente in Italia. E sì, c’entra il riscaldamento globale Dopo un secolo di tentativi falliti, c'è riuscita una famiglia di torrefattori di Palermo. È un'ulteriore prova della tropicalizzazione dell'agricoltura italiana.
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.

Jay-Z, Cecchetto e il caso Tidal

E addirittura Facchinetti! Che ci fanno tutti questi Vip alle prese con prodotti social? Cercano di rimanere Vip, semplicemente.

25 Aprile 2015

Lo scorso 30 marzo, Jay-Z in compagnia di una cerchia di star tra cui Kanye West, Madonna e Rihanna ha lanciato Tidal, il suo sistema di streaming musicale da poco acquisito e trasformato in un servizio musicale ad alta qualità con «le più alte royalties del mercato». Il lancio fu sfarzoso e Tidal, l’app subito battezzata «l’anti-Spotify»; decine di musicisti influenti saltarono sul carrozzone e cambiarono il loro avatar su Twitter in supporto al nuovo prodotto, che li avrebbe guidati verso un nuovo scenario industriale. Tidal partì piuttosto bene, scalando le classifiche delle app più vendute e piazzandosi subito tra quelle che contano (le top 30). Per almeno qualche giorno. Poi, d’un tratto, la caduta e la grande rimozione collettiva; e la notizia di questa settimana: Tidal è uscita dalla lista delle 750 app più scaricate. Ovvero, non esiste più (nel frattempo Kanye West ha cancellato i suoi tweet a sostegno di Tidal per poi pubblicare un piccolo elogio del servizio dopo che i media se ne erano accorti).

Molte cose possono ancora succedere a Tidal – specie ora che Jay-Z ha licenziato il suo Ceo – ma la triste parabola di un servizio promettente e sponsorizzato da una grande star mi ha ricordato la genesi di un altro prodotto digitale lanciato da un volto musicale, solo in salsa nineties e italiana: parlo ovviamente di Faceskin, il social network lanciato da Claudio Cecchetto nel 2012 (non ve lo ricordate? Ecco una testimonianza del sottoscritto risalente ai primi giorni del sito). Faceskin, in una scala minore e senz’altro più folkloristica di quella di Tidal, era una risposta al gigante Facebook che avrebbe dovuto – queste le intenzioni di Cecchetto – spopolare grazie al traino dei molti Vip amici del fondatore e a una nuova idea di “social” che avrebbe dovuto migliorare e sostituire quella di Mark Zuckerberg.

Com’è andata? Il tutto è finito in farsa e Faceskin rimane un angolo pressoché deserto del web, senza alcuna influenza nazionale, per non dire mondiale.

Ma in questi giorni c’è un altro noto personaggio italiano sta facendo discutere per una sua nuova proposta tecnologica: parlo di Francesco Facchinetti (l’ex Capitan Uncino) e Stonex, il suo «smartphone italiano» che «costerà meno di 370 euro». Il lancio dello Stonex One è tuttora in corso e viene documentato con video caricati sul profilo Facebook di Facchinetti in cui il nostro annuncia una rivoluzione indossando sempre gli stessi vestiti (cfr. Steve Jobs) e sottolineando l’italianità della sua invenzione con fare autarchico. Non sappiamo ancora come sarà lo smartphone (auguriamo al team di fare un buon lavoro) ma una domanda diventa quasi inevitabile: che ne sanno i Vip di queste cose?

Ovviamente c’è di mezzo il boom del settore, che secondo alcuni ha retrogusti di bolla speculativa, ma una tale concentrazione di iniziative non può essere etichettata come semplice “investimento”. No, fosse solo quello Jay-Z potrebbe comprarsi un altro attico a Manhattan e Cecchetto un altro bilocale a Riccione. No, c’è dell’altro, la spinta del nuovo Eldorado nato nella Silicon Valley, una leggera mutazione dell’american dream in cui chiunque può diventare ricco rimanendo però un figo: non più Donald Trump ma Steve Jobs, una nuova visione dell’imprenditore sognatore e impegnato.

È una retorica che è già oggi abbastanza stantia da far sembrare alcune scene di Silicon Valley – la serie Hbo sugli eccessi startuppari – meno ridicole di quanto succede in realtà. Come ha scritto l’acido Sam Biddle, c’è un cortocircuito tra la voluta assurdità satirica della fiction e quanto avviene ogni giorno da quelle parti: l’idolatria, i discorsi vuoti, il ritornello “let’s make the world a better place” usato da gente che presenta un’app e così via; succede tutto davvero e, almeno in questo caso, la cronaca sembra superare la fantasia comica.

In questo nuovo sogno c’è qualcosa che viene inseguito anche da artisti di fama mondiale: ora è questa la fama, è questo il potere. E Jay-Z ne vorrebbe un pezzetto, e ha pensato di conquistarselo giocando sulla musica ad alta qualità e una giusta ricompensa in termini di diritti d’autore per gli artisti iscritti a Tidal: finora non è bastato tanto che mentre la sua app sprofondava Spotify raggiungeva un volume d’affari superiore a quello dell’industria musicale tradizionale. D’altro canto Facchinetti e i suoi puntano invece all’enorme mercato mobile mentre Cecchetto mirò a quello social, anche perché streaming e smartphone sono oggi parole caldissime e business enormi. C’è spazio per tutti, sembrerebbe, perché non provarci sfruttando la mia conoscenza del settore?

Il problema generale è la discrepanza tra queste nuove proposte e i padroni del mercato – Facebook, Apple, Google, Samsung – tutti con anni d’esperienza e sperimentazione alle spalle ed enormi investimenti in corso. È possibile che Tidal, partendo da zero, conquisti il pubblico di Spotify con l’app che si ritrova? E Stonex può fare breccia nel mercato mobile senza un sistema di finanziamento massiccio all’americana? Molto probabilmente no ma sono iniziative che possono fare bene all’immagine di una star, specie nei casi locali: Cecchetto ha goduto di qualche settimana di buona stampa e di un’eterea nomea di “imprenditore digitale” e oggi Facchinetti sembra davvero tronfio del suo esperimento e delle reazioni raccolte su Facebook.

Tutto può succedere ma questi movimenti confermano l’allure che la figura dello startupper continua ad avere, un’aura magica così grande da fare gola a Jay-Z.

Immagine: Madonna, deadmau5, Kanye West e Jay-Z alla presentazione di Tidal, 30 marzo (Jamie McCarthy / Getty Images)

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