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02:43 venerdì 3 luglio 2026
Una ricerca scientifica ha dimostrato che «nessun bambino sotto i due anni dovrebbe trascorrere regolarmente del tempo davanti allo schermo» È il dato, abbastanza inequivocabile, che emerge da una raccolta di 120 studi sulla questione in cui sono stati coinvolti 424 mila bambini.
Dopo averci lavorato per vent’anni, un gruppo di donne di Londra è riuscito a creare il primo complesso residenziale per sole donne Si chiama New Ground, è uno spazio autogestito dalle 26 residenti, in cui gli uomini sono i benvenuti, a patto che a una certa ora tolgano il disturbo.
La Grecia sarà il primo Paese al mondo a usare satelliti e AI per prevenire gli incendi Il sistema sarà online entro la fine del 2026 e permetterà alle squadre di soccorso di scoprire e spegnere un incendio prima che diventi incontenibile.
Il Giappone ha deciso che il modo migliore per combattere l’overtourism è far pagare ai turisti il doppio per tutto Dal castello di Himeji ai bus di Kyoto, passando per onsen, musei e tasse di soggiorno, il Paese sta sperimentando ovunque un sistema di doppia tariffazione.
Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.

Jason Priestley: a memoir

A quasi quindici anni dalla fine dello show, assistiamo all'ondata di autobiografie dei protagonisti di Beverly Hills 90210. L'ultima è quella di colui che abbiamo imparato a conoscere come Brandon, forse ancora il bravo ragazzo di allora.

30 Maggio 2014

L’impazzare del trend anni Novanta già ci suggeriva che sarebbero tornati, in qualche modo. E sono di nuovo qui tra noi, su Twitter, trasfigurati in esistenze normcore, i protagonisti di Beverly Hills 90210. La serie che ha nobilitato lo zip code: non più o non solo serie numerica imbastita da oscure macchine postali, ma anche logo, marchio di uno status socioculturale. La prima a riproporsi sulla scena mediale era stata Donna (Tori Spelling) con Spelling it like it is, poi Kelly (Jennifer Garth) con il titolo ironico Deep thoughts from a Hollywood blonde, a marzo 2014, seguita da Jason Priestley, Brandon Walsh nella serie, con un’autobiografia che s’intitola Jason Priestley: a memoir. Sugli scaffali della Gran Bretagna dal 22 maggio, mentre in Italia ancora non si sa. Sembra di assistere alla disseminazione in bestseller di Quarto Potere, con la serie televisiva nel ruolo della slitta.

Questi memoir ci raccontano, con ritardo e incongruenze varie, i retroscena, il set, la verità vera che si nasconde dietro una serie andata in onda quando il backstage non era un genere codificato. Jennifer Garth confessa che essere bionda ha rappresentato una benedizione e una maledizione insieme, fino a diventare – la blondeness – parte della sua stessa identità. Nel capitolo Down on the farm si definisce una persona normale tra virgolette, ma i titoli dei capitoli giustificano da soli l’acquisto: si passa da Leaving Arizona, Kelly and Dylan forever, a Housekeeping e il dadaista Zen and the makeup chair. Il che conferma che le migliori menti contemporanee fanno i ghostwriter.

Jennifer Garth confessa che essere bionda ha rappresentato una benedizione e una maledizione insieme, fino a diventare – la blondeness – parte della sua stessa identità.

L’autobiografia di Jason Priestley, negli stralci pubblicati da US Weekly, oltre a confermare l’immagine di una Brenda ribelle, che si lamenta per un pick-up in taxi mentre lei aspettava la limousine, ci svela alcuni dettagli succulenti di quando lui e Brad Pitt erano coinquilini a Los Angeles. Pare facessero a gara a chi resisteva più tempo senza lavarsi né radersi. L’incantesimo puzzolente si rompeva puntuale ogni volta che Brad doveva recarsi a un provino.

La pubblicazione ha destato un vespaio di chiocciole dirette all’account @Jason_Priestley. C’è chi gli chiede se si tratta del primo capitolo di una trilogia, chi dichiara di averlo letto in soli cinque, addirittura tre, giorni, chi esprime il desiderio di usarlo come lettura da comodino a Cannes. L’operazione rivela tutta la nostalgia che attanaglia la generazione dei nati negli Ottanta, ma anche la strategia di marketing volta ad ampliare il mercato della serie alle nuove generazioni. Per proporgli, perché no, anche il guardaroba fatto di maglioncini traforati, nodi alla camicetta sull’ombelico di fuori e le gonne con i volants, a fiori, t-shirt monocolore manica corta con risvolto – un trend rilanciato di recente al Festival di Cannes dal divo Ryan Gosling, anche lui canadese – su corpi in formissima senza capire bene come. In pratica gli anni ottanta senza le spalline.

Tra questi corpi quello di Brandon non era nemmeno il più aitante. Basso, acconciatura strutturata e un look rassicurante da ribelle, la voce dell’Anthony di Candy Candy – doppiato da Marco Guadagno – si era integrato a meraviglia nella high society, dopo essere arrivato dal freddo Minnesota, grazie alla solidità e al pragmatismo della classe media da cui proveniva. E infatti non sposerà mai Kelly Taylor e al quarto episodio della nona stagione lascerà la California per un lavoro da giornalista al Washington Bureau del New York Chronicle. Una mossa da ragazzo serio, con la testa sulle spalle. Del resto è l’unico a passare dietro la macchina da presa per la direzione di alcuni episodi, tra cui due iconici: quello in cui la moglie di Dylan muore e un altro in cui Donna Martin perde la verginità. Dell’ultimo rimangono impresse le candele, candele ovunque, quando in realtà si trattava di un candelabro spostato di volta in volta.

Una mossa da ragazzo serio, con la testa sulle spalle. Del resto è l’unico a passare dietro la macchina da presa per la direzione di alcuni episodi, tra cui due iconici.

Nel 2011 finisce per dirigere la sua nemesi, Luke Perry, in Goodnight for Justice, un western televisivo andato in onda su Hallmark Movie Channel. Il libro non ha mancato di suscitare la reazione di Shannen Doherty, che su Twitter ha scritto: «Memoirs are so funny. The truth is rarely told, after all, they are trying to sell a book». Chissà che i personaggi non siano di nuovo in cerca d’autore. Nell’attesa c’è sempre il Tumblr 90210, Stupid!!!, che raccoglie le battute migliori della serie.

Nell’immagine: Jason Priestley in una foto nostalgica.

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