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12:51 martedì 31 marzo 2026
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.
Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
KitKat ha confermato che il furto di un camion con 12 tonnellate di KitKat avvenuto in Italia è una notizia vera, è successo davvero Mentre parliamo, c'è qualcuno, da qualche parte in Europa, che sta nascondendo 413.793 barrette di KitKat a forma di macchina da Formula 1.
Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.

Lo strano caso dell’Italia all’Eurofestival

Copiato da Sanremo, ma a lungo trascurato e considerato quasi una maledizione, l'Eurovision ha incominciato da qualche anno a suscitare curiosità anche da noi.

13 Maggio 2016

La prima volta che ho sentito parlare dell’Eurovision mi trovavo a Colonia, durante il mio anno di Erasmus in Germania e francamente non avevo la minima idea di cosa stessero parlando i miei compagni d’avventura di nazionalità greca, tedesca, irlandese e olandese, in frenetica attesa da svariati giorni prima dell’evento. In effetti, è solo da qualche anno che l’Eurovision Song Contest è seguito con una certa curiosità anche in Italia, soprattutto dopo la vittoria di Conchita Wurst nell’edizione del 2014. Eppure, si tratta di uno dei programmi televisivi più longevi al mondo (quest’anno è alla 61esima edizione), nonché uno dei più seguiti a livello internazionale: l’edizione del 2015 è stata vista da 200 milioni di spettatori. Esiste però un particolare fil rouge tra questa manifestazione canora europea e l’Italia, che lega insieme date, luoghi e personaggi apparentemente distanti tra di loro; un legame che oscilla tra lo stranamente dimenticato e il volutamente nascosto.

Ad esempio, quasi nessuno sa che l’Eurovision Song Contest è nato come copia del Festival di Sanremo. Era il 1954 quando a Montreux, in Svizzera, i delegati di sette emittenti televisive radunati intorno ad un tavolo diedero vita all’Eurovisione, un organismo internazionale con la funzione di regolare gli scambi di emissioni radiotelevisive tra i Paesi europei. Marco Blaser, giornalista classe 1935, presente alla riunione in qualità di dirigente della Rsi (la tv svizzera di lingua italiana), racconta che «fra le tante cose si discusse anche di eventuali produzioni comuni. Sul tavolo del direttore generale, Marcel Bezençon, c’erano tanti progetti ma nessuno valido, perché non superavano le barriere linguistiche». Fu Sergio Pugliese, all’epoca direttore della Rai, a mettere sul tavolo la proposta giusta: prendiamo il format del Festival di Sanremo (iniziato nel 1951) e trasformiamolo in un concorso canoro a livello europeo. L’idea fu accolta con entusiasmo da tutti. Prima che arrivassero le ratifiche dei trattati, sarebbero state le canzoni pop a promuovere “la collaborazione e l’amicizia tra i popoli europei”, annunciate dalla fanfara del Te Deum di MarcAntoine Charpentier, la storica sigla dell’Eurovisione.

SWEDEN-ENTERTAINMENT-EUROVISION-SONG-CONTEST

Da allora l’importanza dell’ESC  è cresciuta di anno in anno, passando da copia del Festival di Sanremo («Nella prima edizione a Lugano tutto ricordava anche nei dettagli il Festival sanremese con Lohengrin Filippello al posto di Filogamo, Fernando Paggi al posto di Cinico Angelini», racconta Blaser) a kermesse internazionale di successo, con la partecipazione di artisti sempre più popolari supportati dalle grandi case discografiche. Sono seguiti 61 anni di storia della musica che si srotola tra le capitali europee e la Guerra fredda, muri eretti e abbattuti, conflitti generazionali e rivoluzioni sociali. Eppure l’Italia è rimasta sempre in disparte, applaudendo gli artisti stranieri vincitori, ringraziando per l’importanza riconosciuta, rallegrandosi tiepidamente per le vittorie di Gigliola Cinquetti nel ’64 e di Toto Cutugno nel ’90.

L’edizione del 1991 si tenne a Roma, in quanto il Paese vincitore è tenuto a organizzare l’edizione successiva, e però fu un vero disastro: vennero spesi tanti soldi per una trasmissione che non guardò quasi nessuno. Sempre Blaser ricorda che «l’organizzazione romana fu un problema per tutti, che finì per mettere in cattiva luce sia la Rai che il direttore Carlo Fuscagni. Ma forse era Cinecittà a non essere adatta ad eventi come l’ESC». Da allora sono circolate una serie di voci che si sono trasformate in una bizzarra “leggenda metropolitan-televisiva”, così definita da Ettore Andenna, storico conduttore di Giochi Senza Frontiere (altro indimenticato programma dell’Eurovisione).

In sostanza, si diceva che la Rai facesse di tutto per non far vincere più la competizione all’Italia. Andenna, in un’intervista del 2001 ha sostenuto che «c’è sempre stato una sorta di terrore da parte di televisioni di ‘alto rango’ di vincere l’Eurofestival perché questo avrebbe comportato il doverlo organizzare l’anno successivo e non c’era volontà di investire una discreta quantità di quattrini con la paura di un’audience non all’altezza. Sono cose che sanno tutti, ma guai a dirle, non ho mai capito perché. Forse è per questo che mi hanno buttato fuori dai giri di valzer». Qui entra in gioco un ancora più bizzarro complotto ai danni di Enrico Ruggeri, che ne parlò anche in un suo libro, e dei Jalisse, vincitori con “Fiumi di parole” a Sanremo ’97 e considerati i favoriti dai bookmakers nell’edizione dell’Eurovision dello stesso anno.

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Ettore Andenna, che commentava quell’edizione dell’ESC, così racconta: «Un’ora prima dell’inizio della manifestazione, chiesi di parlare con il capostruttura e gli dissi: “Mario (Maffucci) qui i bookmakers ci danno vincenti o nella peggiore delle ipotesi secondi”. Ripenso con un sorriso al gelo dall’altra parte ed alla richiesta di conferma se stessi scherzando o meno. E quando confermai che perfino io avevo scommesso, il collegamento venne velocemente interrotto e mai più ripreso fino alla mezzanotte quando mi dissero che la trasmissione stava venendo bene, che avevo buttato venti sterline, che anche i bookmakers possono sbagliare e bla bla bla. Mi è sempre rimasto il dubbio che se fossi stato zitto, senza farmi trascinare dall’italico entusiasmo, avrei fatto un favore ai Jalisse».

Gli anni Dieci del nuovo millennio si aprono con una riappacificazione della Rai con l’Eurofestival grazie alla partecipazione all’edizione 2011 di Raphael Gualazzi, che riscuote un grande plauso nazionale e internazionale. Le successive partecipazioni di Nina Zilli, Marco Mengoni, Emma Marrone e Il Volo (che si classificano al terzo posto) contribuiscono a risvegliare l’interesse degli spettatori italiani nei confronti di un Festival trascurato, dove davvero l’essere europei viene raccontato in maniera gioiosa, i cliché nazionali vengono sfrontatamente esibiti tra luci e paillettes, sotto al palco sventolano bandiere di tutti i tipi, mentre la gente si abbraccia e si commuove per una come Conchita Wurst.

Nella geopolitica alternativa dell’Eurovision può capitare, come succede quest’anno, che San Marino schieri un concorrente turco (è permesso dal regolamento), purtroppo già eliminato nella prima semifinale, e che l’Austria si presenti con una fanciulla vestita di chiffon rosa che canta una dolce ballada in lingua francese, nel tentativo di non ricordarci cosa succede al Brennero. E l’unica esibizione che in effetti ha toccato il tema dei migranti è stata quella della Bosnia Erzegovina, con il filo spinato e le luci al neon rosso sangue. L’ESC punta a diventare uno spettacolo internazionale, l’ONU della canzone popolare: quest’anno per il secondo anno consecutivo parteciperà anche un concorrente australiano, perché l’Australia è il paese extraeuropeo dove l’Eurofestival ha gli ascolti più alti. Anche la Cina aveva chiesto di partecipare ma a quanto pare non è stato trovato un accordo. In compenso sarà la prima volta che la finale verrà trasmessa in diretta anche Stati Uniti e Justin Timberlake sarà il primo ospite internazionale ad esibirsi al di fuori della competizione. Il favorito dai bookmakers? La Russia. Sarà una coincidenza ma la canzone italiana di quest’anno è di Francesca Michielin e si intitola «Nessun grado di separazione».

In testata la Globe Arena di Stoccolma dove si svolge l’Eurovision Song Contest; all’interno: immagini dalla mostra “Good Evening Europe” aperta in occasione dell’ESC (JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images).
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