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02:46 lunedì 2 novembre 2026
Curry Barker, il regista di Obsession, ha fatto uscire a sorpresa un nuovo film e l’ha pubblicato gratuitamente sul suo canale YouTube Si intitola Mama Bear, dura sette minuti e, dopo averlo visto, tutti dicono la stessa cosa: non ci si capisce niente.
Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».
Dopo 100 anni è stata ritrovata la “Bibbia” perduta in cui F.W. Murnau mise tutte le foto e i disegni dal set che raccontano le leggendarie (e misteriosissime) riprese del suo Faust MUBI Editions e la Cinémathèque française pubblicano il diario di scena che per anni si credeva fosse andato perduto, e che oggi mostra come il più riservato dei registi del cinema muto costruiva le sue immagini.
Nel Mediterraneo ci sono così tanti yacht che i miliardari non trovano più posti in cui parcheggiarli Nel mondo ci sono circa 210 mila yacht più lunghi di 12 metri e 160 mila posti barca per ormeggiarli. Per i proprietari è diventata una gara, per i fondi d'investimento uno degli affari più promettenti del momento.
I Calibro 35 hanno fatto un album interamente ispirato ai romanzi di James Ellroy e alla Los Angeles dei noir Nato come colonna sonora del documentario di Francesco Zippel premiato con il Nastro d’Argento, Ellroy vs L.A. è il nuovo disco dei Calibro 35: 12 brani di funk noir ispirati al maestro del crime americano.
In Cina la bolla dell’AI è già scoppiata, anticipando quello che potrebbe succedere anche negli Stati Uniti e in Europa In quattro mesi i titoli cinesi dell'intelligenza artificiale e dei chip hanno perso 480 miliardi di dollari. La bolla è già scoppiata, e quello che succede a Pechino potrebbe anticipare quello che succederà in Occidente.

Lo strano caso dell’Italia all’Eurofestival

Copiato da Sanremo, ma a lungo trascurato e considerato quasi una maledizione, l'Eurovision ha incominciato da qualche anno a suscitare curiosità anche da noi.

13 Maggio 2016

La prima volta che ho sentito parlare dell’Eurovision mi trovavo a Colonia, durante il mio anno di Erasmus in Germania e francamente non avevo la minima idea di cosa stessero parlando i miei compagni d’avventura di nazionalità greca, tedesca, irlandese e olandese, in frenetica attesa da svariati giorni prima dell’evento. In effetti, è solo da qualche anno che l’Eurovision Song Contest è seguito con una certa curiosità anche in Italia, soprattutto dopo la vittoria di Conchita Wurst nell’edizione del 2014. Eppure, si tratta di uno dei programmi televisivi più longevi al mondo (quest’anno è alla 61esima edizione), nonché uno dei più seguiti a livello internazionale: l’edizione del 2015 è stata vista da 200 milioni di spettatori. Esiste però un particolare fil rouge tra questa manifestazione canora europea e l’Italia, che lega insieme date, luoghi e personaggi apparentemente distanti tra di loro; un legame che oscilla tra lo stranamente dimenticato e il volutamente nascosto.

Ad esempio, quasi nessuno sa che l’Eurovision Song Contest è nato come copia del Festival di Sanremo. Era il 1954 quando a Montreux, in Svizzera, i delegati di sette emittenti televisive radunati intorno ad un tavolo diedero vita all’Eurovisione, un organismo internazionale con la funzione di regolare gli scambi di emissioni radiotelevisive tra i Paesi europei. Marco Blaser, giornalista classe 1935, presente alla riunione in qualità di dirigente della Rsi (la tv svizzera di lingua italiana), racconta che «fra le tante cose si discusse anche di eventuali produzioni comuni. Sul tavolo del direttore generale, Marcel Bezençon, c’erano tanti progetti ma nessuno valido, perché non superavano le barriere linguistiche». Fu Sergio Pugliese, all’epoca direttore della Rai, a mettere sul tavolo la proposta giusta: prendiamo il format del Festival di Sanremo (iniziato nel 1951) e trasformiamolo in un concorso canoro a livello europeo. L’idea fu accolta con entusiasmo da tutti. Prima che arrivassero le ratifiche dei trattati, sarebbero state le canzoni pop a promuovere “la collaborazione e l’amicizia tra i popoli europei”, annunciate dalla fanfara del Te Deum di MarcAntoine Charpentier, la storica sigla dell’Eurovisione.

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Da allora l’importanza dell’ESC  è cresciuta di anno in anno, passando da copia del Festival di Sanremo («Nella prima edizione a Lugano tutto ricordava anche nei dettagli il Festival sanremese con Lohengrin Filippello al posto di Filogamo, Fernando Paggi al posto di Cinico Angelini», racconta Blaser) a kermesse internazionale di successo, con la partecipazione di artisti sempre più popolari supportati dalle grandi case discografiche. Sono seguiti 61 anni di storia della musica che si srotola tra le capitali europee e la Guerra fredda, muri eretti e abbattuti, conflitti generazionali e rivoluzioni sociali. Eppure l’Italia è rimasta sempre in disparte, applaudendo gli artisti stranieri vincitori, ringraziando per l’importanza riconosciuta, rallegrandosi tiepidamente per le vittorie di Gigliola Cinquetti nel ’64 e di Toto Cutugno nel ’90.

L’edizione del 1991 si tenne a Roma, in quanto il Paese vincitore è tenuto a organizzare l’edizione successiva, e però fu un vero disastro: vennero spesi tanti soldi per una trasmissione che non guardò quasi nessuno. Sempre Blaser ricorda che «l’organizzazione romana fu un problema per tutti, che finì per mettere in cattiva luce sia la Rai che il direttore Carlo Fuscagni. Ma forse era Cinecittà a non essere adatta ad eventi come l’ESC». Da allora sono circolate una serie di voci che si sono trasformate in una bizzarra “leggenda metropolitan-televisiva”, così definita da Ettore Andenna, storico conduttore di Giochi Senza Frontiere (altro indimenticato programma dell’Eurovisione).

In sostanza, si diceva che la Rai facesse di tutto per non far vincere più la competizione all’Italia. Andenna, in un’intervista del 2001 ha sostenuto che «c’è sempre stato una sorta di terrore da parte di televisioni di ‘alto rango’ di vincere l’Eurofestival perché questo avrebbe comportato il doverlo organizzare l’anno successivo e non c’era volontà di investire una discreta quantità di quattrini con la paura di un’audience non all’altezza. Sono cose che sanno tutti, ma guai a dirle, non ho mai capito perché. Forse è per questo che mi hanno buttato fuori dai giri di valzer». Qui entra in gioco un ancora più bizzarro complotto ai danni di Enrico Ruggeri, che ne parlò anche in un suo libro, e dei Jalisse, vincitori con “Fiumi di parole” a Sanremo ’97 e considerati i favoriti dai bookmakers nell’edizione dell’Eurovision dello stesso anno.

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Ettore Andenna, che commentava quell’edizione dell’ESC, così racconta: «Un’ora prima dell’inizio della manifestazione, chiesi di parlare con il capostruttura e gli dissi: “Mario (Maffucci) qui i bookmakers ci danno vincenti o nella peggiore delle ipotesi secondi”. Ripenso con un sorriso al gelo dall’altra parte ed alla richiesta di conferma se stessi scherzando o meno. E quando confermai che perfino io avevo scommesso, il collegamento venne velocemente interrotto e mai più ripreso fino alla mezzanotte quando mi dissero che la trasmissione stava venendo bene, che avevo buttato venti sterline, che anche i bookmakers possono sbagliare e bla bla bla. Mi è sempre rimasto il dubbio che se fossi stato zitto, senza farmi trascinare dall’italico entusiasmo, avrei fatto un favore ai Jalisse».

Gli anni Dieci del nuovo millennio si aprono con una riappacificazione della Rai con l’Eurofestival grazie alla partecipazione all’edizione 2011 di Raphael Gualazzi, che riscuote un grande plauso nazionale e internazionale. Le successive partecipazioni di Nina Zilli, Marco Mengoni, Emma Marrone e Il Volo (che si classificano al terzo posto) contribuiscono a risvegliare l’interesse degli spettatori italiani nei confronti di un Festival trascurato, dove davvero l’essere europei viene raccontato in maniera gioiosa, i cliché nazionali vengono sfrontatamente esibiti tra luci e paillettes, sotto al palco sventolano bandiere di tutti i tipi, mentre la gente si abbraccia e si commuove per una come Conchita Wurst.

Nella geopolitica alternativa dell’Eurovision può capitare, come succede quest’anno, che San Marino schieri un concorrente turco (è permesso dal regolamento), purtroppo già eliminato nella prima semifinale, e che l’Austria si presenti con una fanciulla vestita di chiffon rosa che canta una dolce ballada in lingua francese, nel tentativo di non ricordarci cosa succede al Brennero. E l’unica esibizione che in effetti ha toccato il tema dei migranti è stata quella della Bosnia Erzegovina, con il filo spinato e le luci al neon rosso sangue. L’ESC punta a diventare uno spettacolo internazionale, l’ONU della canzone popolare: quest’anno per il secondo anno consecutivo parteciperà anche un concorrente australiano, perché l’Australia è il paese extraeuropeo dove l’Eurofestival ha gli ascolti più alti. Anche la Cina aveva chiesto di partecipare ma a quanto pare non è stato trovato un accordo. In compenso sarà la prima volta che la finale verrà trasmessa in diretta anche Stati Uniti e Justin Timberlake sarà il primo ospite internazionale ad esibirsi al di fuori della competizione. Il favorito dai bookmakers? La Russia. Sarà una coincidenza ma la canzone italiana di quest’anno è di Francesca Michielin e si intitola «Nessun grado di separazione».

In testata la Globe Arena di Stoccolma dove si svolge l’Eurovision Song Contest; all’interno: immagini dalla mostra “Good Evening Europe” aperta in occasione dell’ESC (JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images).
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