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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

I volti del Salone: Sabine Marcelis

Un'intervista alla designer olandese che firma collaborazioni che spaziano dal design alla moda: si è parlato di colori, sperimentazioni e progetti futuri.

05 Aprile 2017

Una laurea alla Design Academy di Eindhoven conseguita nel 2011 e un passato da snowboarder a livello agonistico. Questo l’identikit della talentuosa designer Sabine Marcelis, classe 1984, nata in Olanda e cresciuta in Nuova Zelanda, oggi di base a Rotterdam dove ha sede il suo studio nel quartiere di Delfshaven. L’approccio di Sabine al progetto è multiforme, fatto di ricerca, sperimentazione e indagine sulle proprietà dei materiali. Caratteristiche che in poco tempo le hanno consentito di avviare collaborazioni trasversali che spaziano dal design alla moda. Tra queste ultime spiccano Céline, Isabel Marant e Stella McCartney. E poi tante mostre e riconoscimenti internazionali, come il Braun Prize ricevuto nel 2012.

ⓢ Quest’anno a Milano presenti Voie Lights – The stone edition, una collezione di lampade-scultura in edizione limitata. Come è nata la serie?

Il progetto ha preso forma come evoluzione naturale della mia serie di lampade in resina Voie Lights. L’incipit è stata la traslucidità, una proprietà condivisa da resina e marmo. Insieme a Bloc Studios ho realizzato una collezione in edizione limitata in marmo e onice che mette in risalto le sfumature uniche della pietra. Se con la resina sono riuscita a tenere tutto sotto controllo, in questo caso ogni pezzo interagisce in modo diverso alla fonte di luce. Il risultato è inaspettato e questa cosa mi piace molto.

ⓢ Qual è il tuo metodo di lavoro? Parti dai materiali oppure da un’idea?

Parto sempre dai materiali oppure dal processo di produzione, cerco di portarli al limite per creare nuovi scenari possibili. Solitamente i miei schizzi sono sempre molto semplici, quando ho raggiunto l’effetto desiderato, dopo le varie sperimentazioni con i materiali, mi sposto al computer per dare forma al design.

ⓢ Quando hai capito di voler diventare una designer?

Sono sempre stata affascinata dagli oggetti e ho sempre cercato di analizzare ciò che mi circondava. Ho iniziato a creare cose molto presto, sin da quand’ero piccola. Ti faccio un esempio. Per un periodo i miei genitori hanno coltivato fiori in Nuova Zelanda, io li seguivo pedissequamente nei vari mercati e allestivo il mio piccolo chiosco, dove vendevo gioielli e borsette. Con questo non voglio dire che ho sempre saputo di voler fare la designer. Ho capito che era la mia strada seguendo le orme di mia sorella, che in quel periodo studiava disegno industriale. Quando ho visto quello che faceva ho pensato: “Ecco, voglio farlo anche io!”.

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ⓢ Nei tuoi progetti il colore cattura la vista. Sperimentare con il colore è una tua prerogativa?

Il colore è un termometro che mi permette di misurare l’intensità di un’opera. Nella vita personale non amo circondarmi di troppo colore, ma nel lavoro lo considero uno strumento primario. Rende tutto più interessante ed è l’elemento extra con cui giocare.

ⓢ Quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Sicuramente Helen Pashgian, Robert Mangold, Julio Leparc e Anish Kapoor. Più in generale ogni artista che spinge i materiali e il processo di produzione al limite e che sperimenta con gli effetti ottici. Ogni artista che mi fa riflettere e stupire su come sia riuscito a fare ciò che ha fatto.

ⓢ Dopo il Salone del Mobile cosa viene?

In cantiere ci sono un po’ di progetti che svelerò a breve. Posso anticipare che al momento sto lavorando a un padiglione commissionato da EYE Filmmuseum per il festival di Cannes. Il tema di quest’anno è dedicato al centenario di De Stijl. A maggio invece presenterò una nuova collezione di lampade realizzate per Gallery Bensimon. Ho realizzato anche la mia prima seduta, che verrà svelata alla Chamber Gallery come parte della Collection #3 Par 4 curata da Matylda Krzykowski. Inoltre la galleria danese Etage Projects presenterà a Monaco una serie di miei nuovi pezzi. E per finire quest’estate terrò una serie di workshop presso il Domaine di Boisbuchet.

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