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04:38 domenica 14 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Le infradito e il declino della civiltà

Storia di come le ciabattine flip-flop hanno conquistato il pianeta, dallo sdoganamento nel mondo della moda alla plastica negli oceani.

18 Luglio 2017

D’estate ritornano. Del resto, non se se sono mai andate. Le infradito di gomma sono le scarpe più popolari e insieme più odiate della storia dell’umanità. Ogni anno gli americani spendono intorno ai 2,6 miliardi di dollari in flip-flop. Le indossano ovunque, e gli europei provano a imitarli. L’altro ieri sono apparse per la prima volta sul red carpet, ai piedi di Gal Gadot. Stando a quanto afferma il magazine Glamour, ne ha indossate un paio da trenta dollari alla prima di Wonder Woman a Città del Messico. La cosa aveva senso, dato che l’attrice indossava un Prada in satin nero, e che il luogo in questione era la polverosa Città del Messico. Per l’esattezza si trattava delle Rocket Dog Bigtop Webbing, in vendita presso la catena di fast fashion Urban Outfitters a soli 29.99 dollari. Mentre Glamour si mostra entusiasta della scelta stilistica galgadotiana, la piattaforma E! Online il 12 luglio le proclama chic, grazie a Selenza Gomez che ne indossa un paio minimal-nude sotto un abitino rosso di Reformation. Il realismo spietato dei tempi lo consente.

ciabattine

Infatti, le infradito, che sono la forma di calzari più antica, non sono mai state chic. Risalgono all’Antico Egitto seimila anni fa, e anche i romani le usavano, ma quelle moderne, come le conosciamo noi, vengono dal Giappone. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Giappone divenne un grande produttore di gomma – si era impossessato di numerose piantagioni nel Sud-est asiatico – e negli anni Cinquanta comincia a spedire infradito nello stesso materiale agli Stati Uniti. Forse i giapponesi pensavano a una sottile forma di vendetta per rifarsi della sconfitta della Seconda guerra mondiale. E invece, quei burloni degli americani, abbracciarono le scarpe del nemico con entusiasmo infantile. Dapprima furono le casalinghe a farci la doccia e a sciabattare sulle onde radio. Economiche e colorate, divennero presto le scarpe dei bambini, a bordo piscina e a Martha’s Vineyard. Fin qui, nulla di male.

Ma a un certo punto qualcosa va storto e, alla fine degli anni Novanta, decidiamo che l’umile scarpa di gomma dei colori dell’arcobaleno è cool. No, la colpa non è degli hipster, ma dell’azienda brasiliana Havaianas che, a partire dagli anni Sessanta, si è inventata stili e colori sensazionali in variegate fasce di prezzo. Il modello più economico adesso costa 18 dollari, in Italia intorno ai trenta euro ma alcuni superano i cento. Da subito, le infradito Havaianas diventano la scarpa di tutti: l’azienda produce circa 220 milioni di paia all’anno. La scorsa settimana il marchio, che era di proprietà della holding brasiliana J&F Investimentos, è stato venduto per 1,1 miliardo di dollari, poco meno di un miliardo di euro: i nuovi proprietari sono due grandi banche d’investimento brasiliane, Cambuhy e Itaúsa.

Pageant - Backstage - Mercedes-Benz Fashion Week Australia 2017

Il mondo intero porta le infradito, se è vero quello che sostiene un servizio della Cnn, e cioè che ogni anno vengono acquistati ben tre miliardi di paia di flip-flop. Non sempre è una scelta dettata dalla moda: nei Paesi più poveri l’infradito «è l’unica scarpa che le persone possono permettersi», come spiega Erin Smith, di Ocean Sole. Se si tiene conto del fatto che la durata media di un paio (specie per chi le indossa ogni giorno) è di circa due anni, poi le si buttano via, il risultato è che le infradito sono una delle cause principali dell’inquinamento degli oceani: secondo la Cnn, insieme alle bottiglie monouso, sono una delle ragioni principali per cui nel mare ci sarà più plastica che pesci nel 2050.

Che possiamo farci, gli esseri umani, ricchi e poveri, non se le levano mai. C’è un infradito per ogni occasione e sfumatura di carattere. Mat per tutti i giorni, satinate per gli incontri di lavoro e bianche con gli strass per i matrimoni. Da Neiman Marcus ne esiste un paio ricoperto di conchiglie che costa 400 dollari. Online  ci sono gruppi di odio delle infradito che hanno come missione quella di terminarle. Secondo il blog “I hate flip-flops”le infradito di gomma sarebbero la dimostrazione lampante che in America c’è qualcosa che non va, come si legge nel payoff. In effetti, una nazione che, all’unisono, fa slap slap, è inquietante. Come quando nei film horror la musica all’improvviso cambia e sai che il protagonista sta per essere sgozzato. Già nel 2012 il Boston Globe scriveva, allarmato, nell’articolo Invasion of the flip flops: an anti-flip-flop rant, che l’invasione delle infradito è un fatto. In Italia, che nelle mode viaggia con un ritardo di vent’anni, le Havaianas esplodono un po’ più tardi che negli Stati Uniti, precedute dai sandali zori, pesanti e scomodi. Lo sdoganamento definitivo nelle alte sfere della moda però lo si deve al francese Jean Paul Gaultier, nel 1999. Da allora si sono prese i corpi e le menti dell’umanità, tranne quella del “praticamente perfetto” Tom Ford: lui, ha dichiarato a People un anno fa, con gli infradito non ci si farebbe nemmeno seppellire

Nelle immagini: Sydney, Australia, 16 maggio 2017: modelle fanno le prove di uno show in vista della Mercedes-Benz Fashion Week; Phoenix, Arizona, 20 giugno 2017: infradito lasciate davanti a una fontana (Getty Images)
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