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17:07 mercoledì 4 marzo 2026
Per festeggiare i loro compleanni, è uscito un disco da collezione in cui Lucio Dalla e Lucio Battisti cantano per la prima volta “assieme” Sarà disponibile in pre ordine solo per due giorni: il 4 e il 5 marzo, data di nascita rispettivamente di Dalla e di Battisti.
Il centrodestra ha affossato la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta La proposta di Avs, M5S e Pd prevedeva quattro giorni di lavoro a parità di stipendio. La maggioranza ha deciso che non se ne farà nulla.
Dopo la Spagna, anche Francia e Canada si sono accorti che l’attacco di Usa e Israele all’Iran viola il diritto internazionale Sia Emmanuel Macron che Mark Carney hanno condannato un'operazione eseguita senza il consenso dell'Onu e in violazione del diritto internazionale.
Tutta internet sta gongolando per le disgrazie degli influencer che si sono trasferiti a Dubai e ora si ritrovano in mezzo a una guerra Decine di reel e tiktok in queste ore ritraggono influencer e creator che scoprono, improvvisamente, che fuori c'è la morte. Internet non aspettava altro.
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.
Il sindaco di Londra ha deciso che Oxford Street verrà pedonalizzata per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare gli incidenti automobilistici E sarà una vera pedonalizzazione: niente macchine, autobus, taxi, biciclette, scooter e risciò, potranno accedervi soltanto persone a piedi.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
Anche gli eredi di Frida Kahlo sono esasperati dalla mercificazione di Frida Kahlo La pro nipote Cristina Kahlo ha pubblicamente espresso la sua frustrazione per la trasformazione dell'artista in un santino commerciale.

Scrollare Instagram o sfogliare il giornale?

Tra meme, video e infografiche, è più facile informarsi sui social che sui giornali. Ma a quale costo?

09 Settembre 2021

L’edizione del 12 settembre 2001 de La Repubblica è stata letta da milioni di persone. Oggi il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha una tiratura di circa duecentomila copie, pericolosamente vicina ai primissimi numeri degli Anni Settanta, e i giornali non sono più in vendita negli autogrill in autostrada. Qualcosa dev’essere successo, nel frattempo. Certo, l’invenzione di Youtube, Facebook, Twitter e compagnia: ma è sufficiente per spiegare un crollo così disastroso? In fondo tg, talk show politici e la maratona Mentana non hanno perso tutta questa rilevanza.

I giornali vendono meno copie e passeggiano sul viale della decadenza perché la qualità è peggiorata, o la qualità è peggiorata quando sono diminuiti i lettori e di conseguenza il fatturato? Un mio amico l’altro giorno mi ha detto che i giornali italiani fanno schifo, e che durante la pandemia sono addirittura peggiorati. Gli ho chiesto quanti giornali avesse comprato nell’ultimo anno e mezzo e lui mi ha risposto «nessuno, fanno schifo, te l’ho detto. Ma li ho sfogliati qualche volta al bar». Abbiamo tutti un amico così, e se non ce l’avete, è perché quell’amico siete voi.

Capita sempre più spesso di imbattersi in screenshot di titoli delle versioni online dei quotidiani cartacei accompagnati da osservazioni del tipo i giornali fanno schifo, stampa italiana e emoticon di una faccina che vomita o di una faccina arrabbiata, per non parlare dei commenti sulla pagina Facebook del Corriere della Sera. Molto meno spesso, mi pare, si elogia e si ritaglia un articolo per conservarlo. Insomma i giornali non godono, come si suol dire, di buona stampa.

Contemporaneamente a questo declino abbiamo visto nascere un surrogato dei giornali, nel luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: online. Bisogna però orientarsi fra una gran confusione. Ci sono i siti d’informazione fatti male, con i loro paywall, la vita sentimentale delle celebrità, gli animaletti accattivanti e i loro titoli acchiappaclick, e ci sono quelli fatti bene, con analisi, interviste e approfondimenti. E poi c’è Instagram, un’enciclopedia che giustappone informazioni impeccabilmente veritiere e informazioni infondate, ugualmente accessibili e sullo stesso piano, con i suoi profili che raccontano i fatti del giorno, i video, i meme, le infografiche, e con le pagine personali dei giornalisti, dove si alternano selfie vanitosi e analisi (più o meno partigiane) sull’attualità, e a volte, se si cerca bene, i reportage dai luoghi dove accadono le cose.

https://www.instagram.com/p/CS_y1NPokD7/

Secondo me i contenitori di notizie e i profili più di successo dedicati all’informazione su Instagram, penso a Will, a Factanza, a Spaghettipolitics, a Torcha, hanno un grande problema: sembrano redatti da tuttologi. La stessa persona ci spiega un giorno l’Afghanistan, il giorno dopo i vaccini e quello dopo ancora, perché no, dopo un salto veloce su Google, le politiche economiche della Cina. Conflitti decennali e complicate questioni geopolitiche si risolvono con un meme o con due minuti di spieganzioncina di qualcuno che può essersi preparato benissimo sulla faccenda, ma non è mai stato nei posti di cui parla. Mi sembra curioso che abbiano più visibilità e autorevolezza dei reportage di Lorenzo Cremonesi o di Pietro Del Re, in vendita tutti i giorni dall’alba al tramonto per pochi spiccioli in ogni angolo d’Italia. E se un domani i giornali sparissero, dove andrebbero poi a trovare le informazioni tutte queste community di Instagram? Diventeremo noi i direttori del nostro giornale personale sul telefono? Per gli esteri seguo Tizio, sugli interni mi fido solo di Caio, Sempronio è il mio follow di riferimento per quello che succede in Cambogia. «C’è poi un altro aspetto, non meno dissestante, della disponibilità informatica», scrive Roberto Calasso nel suo L’innominabile attuale (Adelphi, 2017). «Chiunque si è trovato a poter produrre, senza alcun vincolo, parole e immagini, virtualmente divulgabili ovunque, per un pubblico illimitato. Tanto è bastato per suscitare un diffuso delirio di onnipotenza, ma non più come fenomeno clinico. Al contrario, come arricchimento della normalità. La mitomania è entrata a far parte del buon senso», e quanti esempi ci vengono in mente.

Questo non vorrebbe essere un pezzo giornali vs. Instagram, sappiamo tutti che internet può essere un mezzo per contribuire alla crescita della stampa, che non c’è da aver paura, l’opinione di un blogger afghano sull’Afghanistan è molto più interessante di quella di un redattore che vive a Casalecchio di Reno, e probabilmente anche di quella di Lorenzo Cremonesi. Il problema è che per trovare l’opinione del blogger afghano su Instagram devo scavare in un mare di schifezze, mentre per sapere cos’ha scritto Lorenzo Cremonesi devo schivare, se va male, due marchette. Anche se, a dirla tutta, penso che il problema dei giornali sia che costano minimo un euro e cinquanta, e che devi andare fino in edicola a comprarli, e che leggerli conoscendo il contesto – chi è Natalia Aspesi, chi è Lorenzo Cremonesi, che cos’è Il Figlio di Annalena Benini – è fondamentale per goderseli. Ci vuole un piccolo sforzo. Viviamo in un mondo dove posso ascoltare il cd di Drake gratis un secondo dopo che viene pubblicato, posso avere un sandwich a casa in pochi minuti a qualsiasi ora, e anche la comprensione del contesto non se la passa benissimo. I giornali forse spariranno, ce ne faremo una ragione e andremo avanti, siamo sopravvissuti all’estinzione degli strilloni che urlano “Herald Tribune!”, ma ricorderemo sempre con affetto le edicole. A meno che non diventeranno tutte delle Poke House, come potrebbe succedere a Milano: in quel caso cercheremo di dimenticarcene in fretta il prima possibile, per non soffrire troppo.

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