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A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
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Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.

Il viaggio di Shuna è il libro per chi vuole davvero capire Miyazaki

Nel volume illustrato che arriva oggi in libreria con Bao Publishing ci sono le ossessioni più profonde del fondatore dello Studio Ghibli.

18 Ottobre 2023

C’è sempre stato qualcosa di terribilmente feroce nei film di Hayao Miyazaki. Un guizzo, uno sguardo, il modo di pronunciare le battute o il semplice taglio degli occhi di un personaggio. Per esempio. Nel Castello di Cagliostro, Lupin è un mascalzone: gentiluomo, sì, ma farabutto, dritto, furbo come una volpe. Ghigna, non sorride. Ammicca, non invita. In Nausicaä – più nel manga che nel film, per essere precisi – serpeggia una violenza concreta, terrena, che non si fa problemi a ricordarci la tragedia della guerra e i guai che porta con sé. Poi, quasi delicatamente, c’è stata una leggera deviazione. I temi sono rimasti gli stessi – ambientalismo, il rapporto tra uomo e natura, il rischio di autodistruggersi nel tentativo di imporsi sull’altro – ma l’approccio è cambiato.

In Porco Rosso, il protagonista è un aviatore, ci sono i fascisti e i pirati e lui è un maiale; eppure si respira un’aria di favola, di possibilità. Una nuova guerra è alle porte, ma c’è ancora tempo per una canzone e un bicchiere di vino rosso. In Laputa, nonostante le minacce e un rigurgito militarista, i protagonisti se la cavano e sopravvivono. Coronano i loro sogni e salvano l’umanità intera armati unicamente della loro purezza. In Consegne a domicilio, Kiki è una strega che cerca la sua strada e la sua storia non è altro che una storia di crescita: dal momento in cui lascia la casa dei genitori al momento in cui trova una nuova città e nuovi amici. Totoro era un film per bambini e lo stesso, anche se con alcune differenze, si può dire per Ponyo.

Ovunque, più o meno in ogni opera, Miyazaki ha parlato di sé stesso e della sua infanzia, di quello che ha passato e subìto, della madre e della sua malattia, del padre e del suo lavoro; del Giappone in pieno tumulto, della guerra e dell’amore per l’aviazione. Con La città incantata, però, sono tornati a riaffacciarsi la ferocia della vita, degli adulti, la brutale schiettezza del loro menefreghismo, la fame, la cupidigia, l’ossessione per il denaro. E la solitudine. Nera, nerissima. Senza faccia. Ne Il castello errante di Howl i corpi e il loro calore diventano un paradigma impossibile da ignorare: sprizzano desiderio e speranza; sono pieni, giovani, trasfigurati; camminano elegantemente, danzando; e danzano a passo di marcia, sui violini e la musica di Joe Hisaishi.

Con Si alza il vento, il film che è stato a lungo etichettato come l’ultima opera di Miyazaki, come il suo testamento artistico, si è chiuso un cerchio: la bocca del serpente ha trovato la punta della coda e l’ha stretta con forza tra le sue fauci. Con Il ragazzo e l’airone, che arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio 2024 con Lucky Red, probabilmente si aprirà un altro cerchio. Perché Miyazaki non si vuole fermare. Toshio Suzuki, il produttore dello Studio Ghibli, è stato chiaro: Miya-san ha un’altra idea e non fa altro che pensarci, notte e giorno. E quindi è di questo che parliamo: di un uomo e dell’ossessione che ha per il suo mestiere. Che in tante occasioni, soprattutto all’inizio della sua carriera, ha descritto come limitato e limitante, tecnologicamente arretrato. Ma che gli ha pure permesso di esprimersi. Di essere, insomma, ciò che voleva essere.

Il viaggio di Shuna, che arriva oggi in libreria, fumetteria e sugli shop online con Bao Publishing, è un’altra cosa. C’è qualcosa del Miyazaki contemporaneo e contiene tanti elementi che sono stati approfonditi prima con Nausicaä della Valle del Vento e poi con Principessa Mononoke. È un libro illustrato, con incisi ricchi e lineari. Quello che conta è il disegno, e sono i colori, gli acquerelli, le figure, il modo in cui riempiono lo spazio, gli occhi che cercano gli occhi e la fierezza delle espressioni. Siamo in un altro mondo e in un altro tempo. A metà tra il futuro remoto e un passato dimenticato. Il protagonista, Shuna, si mette in viaggio per trovare i semi con cui salvare il suo popolo dalla fame e dagli stenti. Parte a cavallo di un animale ibrido: cornuto come uno stambecco, dal pelo folto e caldo. Incontra cannibali, spara, uccide. Proprio come fa la Nausicaä del manga di Miyazaki, quello pubblicato a puntate su Animage, la rivista per cui lavorava Suzuki, e sviluppato parallelamente a questa storia.

Si respira la voglia di riscatto e di fare la cosa giusta, in questo libro. E allo stesso tempo sono evidenti i limiti di chi, ancora giovane, crede che sia tutto facile e scontato, che cercare l’avventura non sia rischioso: ma giusto e, per certi versi, naturale. Shuna è un principe, e come fanno i principi migliori – o semplicemente i più scaltri – nasconde la sua voglia di affermarsi nel desiderio di aiutare la sua gente. Appare come un cavaliere senza macchia e in questo assomiglia all’Ashitaka di Principessa Mononoke. Il design dei costumi, però, è diverso. È molto più simile a quello della primissima Nausicaä, con cappottoni spessi, imbottiti, e fucili dalla lunga canna.

Miyazaki viene fuori con la sua immaginazione e con la sua capacità di tenere insieme gli istanti e le singole scene. Scandisce il tempo e i momenti con maestria. Sa esattamente quando accelerare e quando, invece, arretrare. C’è la natura matrigna che divora e che, subito dopo, dà da mangiare ai suoi figli. E poi ci sono la schiavitù e una società corrotta, innamorata dei soldi e del potere. Una società pronta a mentire, a plagiare gli altri e a uccidere. Shuna è l’archetipo dell’eroe miyazakiano: è protetto dalla sua giovane età e dai valori che gli sono stati insegnati nel suo villaggio, un luogo nascosto dall’abbraccio delle montagne più alte. Fa quello che fa con il chiaro intento di migliorare la vita degli altri. Forse sbaglia; sicuramente è istintivo e poco incline alla riflessione.

I colori leggeri e avvolgenti riescono a dare alle singole tavole una profondità ulteriore, concreta. Dove i movimenti acquistano non solo senso ma pure credibilità. Shuna è un ragazzino, ha lo sguardo fiero, la figura composta, una lama pronta per essere sfoderata al proprio fianco. Questo libro è imperdibile per quelli che amano Miyazaki e il suo cinema; è fondamentale, invece, per quelli che vogliono studiarlo e capirlo. Ne Il viaggio di Shuna la gente muore, e l’innocenza arriva solo fino a un certo punto. Fino a dove, per esempio, resistono la civilizzazione e la legge. Shuna non ruba il fuoco agli dei, ma il grano. Non vuole tecnologia e potere, ma sfamare il popolo. Ha detto Miyazaki che l’idea per questo libro gli è venuta dopo aver letto una leggenda tibetana, intitolata Il principe che divenne cane, e che ci ha pensato per anni interi, ininterrottamente. Viene di nuovo avanti la ferocia, con la sua ossessione. Miyazaki è un artigiano prima che un artista; la sua poetica, se di poetica vogliamo parlare, è la poetica di chi fa, di chi – quasi istintivamente – sa quali strumenti utilizzare e che direzione prendere. Il viaggio di Shuna è completo: rimane sospeso come un sogno, a tratti incattivito dagli incubi e dalla paura del protagonista; ma bello come un mattino di primavera che merita di essere ammirato.

Immagini: Shuna no Tabi, copyright © 1983 Studio Ghibli, all rights reserved (first published in Japan by Tokuma Shoten co., Ltd, contract arrenged through Sylvain Coissard Agency, France)

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