Hype ↓
13:36 lunedì 5 ottobre 2026
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.
Ci sono così tante stroncature di Digger che i produttori le stanno usando nella campagna promozionale del film (e per dire che i critici non ci hanno capito niente) Una trovata che non si è rivelata granché efficace: il film ha incassato solo 8 milioni di dollari negli Usa ed è già considerato il peggior flop della carriera di Tom Cruise.
Per la prima volta nella storia, il caffè è stato coltivato e raccolto interamente in Italia. E sì, c’entra il riscaldamento globale Dopo un secolo di tentativi falliti, c'è riuscita una famiglia di torrefattori di Palermo. È un'ulteriore prova della tropicalizzazione dell'agricoltura italiana.
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.

Il signore del mobile

Intervista a Roberto Snaidero, per fare un bilancio del Salone del Mobile 2016, un'edizione record che invoglia a pensare al futuro.

05 Maggio 2016

«Il passato è passato. L’ultimo Salone ha chiuso come sempre la domenica sera, e noi il lunedì mattina stavamo già lavorando all’edizione 2017». Piglio da lavoratore del Nord e gran sorriso, il presidente del Salone del Mobile Roberto Snaidero non perde tempo. Agita il polso pieno di braccialetti di corda colorati, dettaglio che spicca sull’abito blu, e pensa a domani.

ⓢ Il passato è passato, ma mi concede un rapidissimo bilancio a dieci giorni dalla chiusura?

Volentieri, anche perché i numeri di quest’anno sono da record: 370.000 visitatori in fiera, di cui il 70% stranieri. È vero, c’erano l’arredobagno e la cucina, che storicamente attirano molti visitatori in più. Ma una cifra simile non si era mai raggiunta, in 55 anni di Salone.

ⓢ Cos’ha avuto il 2016 di speciale?

C’era qualcosa nell’aria, lo percepivo da mesi, anche se l’esposizione finale l’ho vista solo il giorno prima. Certo i dati contano: nel 2015 il mercato interno del mobile è cresciuto, i produttori hanno sentito una spinta nuova, ho visto inventiva da parte di tutte le aziende. Ho il telefono pieno di messaggi di architetti italiani e stranieri che ancora mi scrivono: che bello quest’anno.

ⓢ Si può prolungare l’“effetto Salone”?

Ci dicono: fate un Salone più lungo, anzi fatene tre o quattro nel corso dell’anno. Per ora sarebbe impossibile, anche perché ci siamo già espansi: a giugno saremo come sempre presenti alla fiera di Chicago, a ottobre torneremo a Mosca, a novembre ci sarà il primo vero spin-off del Salone milanese a Shanghai.

ⓢ Una scommessa?

No, non è come il Leicester: lì chi ha scommesso all’inizio ha fatto i soldi davvero. La Cina è già una certezza: il fatturato del mobile è cresciuto del 24%, è tempo di rompere gli indugi e realizzare il progetto che auspicavamo da tempo. Il Made in Italy è ancora il riferimento principale per i designer cinesi, e anche il motore per la loro creatività: vogliono smettere di copiare, e al tempo stesso acquisire la consapevolezza che a loro manca.

ⓢ L’Europa è davvero un vecchio continente?

In parte sì, le barriere non esistono più, sia dal punto di vista politico che di mercato. Ma nessuno ci batte. E nessuno batte l’Italia, che resta il primo esportatore di mobili al mondo, altro che Germania. Altrove – penso sempre alla Cina – la storia è altrettanto millenaria, ma la spalle sono più deboli.

Milan Design Week 2016 - 55. Salone Del Mobile

ⓢ La mostra Manus x Machina al Metropolitan Museum di New York, celebrata come di consueto nel galà di lunedì scorso, racconta il dialogo tra moda e tecnologia. Anche per il design è così?

Dall’innovazione tecnologica non c’è scampo. Ora è il momento dei nuovi materiali: il nostro è il primo Paese al mondo per ricerca e sviluppo in questo settore. Per il resto, siamo condannati alle macchine: quando ho cominciato io, in azienda la mattina arrivavano chilometri di carta via telex, oggi si fa tutto con questo aggeggio che ho in mano.

ⓢ Che futuro vedremo?

Il classico andrà sempre, ma il new design è una realtà sempre più forte. Certo, poi è da vedere quanti dei progetti sulla carta prendono vita per davvero.

ⓢ Si sente la voce dell’artigiano…

Senza la manodopera il design non esiste. Vanno benissimo le scuole di architettura, ma serve ripartire dall’artigianato. A fine anno inaugureremo a Lentate sul Seveso un polo formativo che comprende scuole professionali e un Its: più di duecento ragazzi impareranno i mestieri che stanno alla base del mobile.

ⓢ Che cos’è per lei il design?

L’espressione della cultura di un Paese. È la sua storia, la sua estetica, ma anche la cultura della sua gente. E il lavoro. Mi piace il design perché non è una materia astratta, è il frutto diretto del lavoro dell’uomo.

ⓢ Si discute dei tempi e degli spazi che cambiano…

È la grande sfida del futuro. Al prossimo Salone uno dei temi principali sarà l’arredo per l’ufficio. I tempi del lavoro sono cambiati, anche i luoghi che viviamo tutti i giorni devono cambiare di conseguenza.

ⓢ Altri traguardi?

Col ministro degli Esteri Gentiloni abbiamo lanciato l’International Design Day, cadrà il primo giorno di ogni nuovo Salone a partire dal prossimo anno. Il design deve diventare un tema sempre più collettivo.

ⓢ A Milano, almeno nella settimana del Salone, già succede…

Per questo abbiamo voluto dialogare ancora di più col FuoriSalone. Ristoratori, tassisti, tutti gioiscono per quei giorni in cui la città non sta ferma un attimo. Il problema restano gli alberghi: approfittano della massa di visitatori da tutto il mondo sparando prezzi folli anche quando strutture e servizi sono scarsi. Per fortuna le alternative ci sono, noi stessi abbiamo voluto siglare un accordo con Airbnb. Rendere inaccessibile la città è dannoso: quand’ero ragazzo, arrivavo da Udine per la fiera e come me in tanti venivano per lavoro in grandi gruppi. Adesso è tanto se le aziende mandano un paio di persone per due-tre giorni, non possono permettersi di più.

ⓢ Milano è davvero la capitale del design?

Senza dubbio. E i nuovi distretti come Porta Nuova e City Life lo stanno facendo percepire agli stranieri, che trovano un posto urbanisticamente vivacissimo. Milano è cambiata, è innovativa, è una grande città europea. Se posso permettermi di dirlo, forse è anche un po’ merito del Salone.

Foto di Pier Marco Tacca (Getty Images).
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.