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09:27 giovedì 23 aprile 2026
ChatGPT è “indagato” nel caso di uno school shooting in Florida perché secondo gli inquirenti avrebbe contribuito all’organizzazione della strage Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio "consulente stragista".
Il Regno Unito vieterà la vendita di qualsiasi prodotto contenente nicotina ai nati dopo il 2009 per creare la prima generazione smoke free della storia Niente sigarette vere e proprie, niente sigarette elettroniche, niente nicotine pouch, niente di niente sarà accessibile a chi è nato dall'1 gennaio 2009 in poi.
Nel Diavolo Veste Prada 2 c’era anche Sydney Sweeney ma la sua parte è stata tagliata per una “scelta creativa” Il cameo dell'attrice, che doveva apparire nei panni di sé stessa, è stato cancellato. E, secondo molti, in questa decisione c'entrano gli scandali e la politica.
La giunta militare del Myanmar ha messo al bando gli assorbenti perché convinta che i ribelli li usino per fasciarsi le ferite Secondo le organizzazioni umanitarie, i militari pensano davvero che gli assorbenti vengano usati così perché probabilmente non ne hanno mai visto uno.
Pedro Pascal ha fatto causa a un liquore perché si chiama Pedro Piscal Il liquore in questione è un pisco, la più popolare bevanda alcolica del Cile, paese Natale di Pascal.
In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga Sorte che però non è toccata solo a lui: l'etichetta verrà apposta anche sui libri di Pelevin, King, Palahniuk, Murakami e Steinbeck
La Cnn ha scoperto una vera e propria “accademia dello stupro” su internet, ma nonostante la denuncia nessuno l’ha chiusa Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.

Il cowboy operaio

I 501 compiono 140 anni. Perché i jeans tornano sempre, non cambiano mai e spesso sono gli unici a convincere circa il concetto di unisex.

19 Marzo 2013

Si è giustificato anche a Woody Allen l’aver indossato jeans dall’improbabile vita altissima e zampa tanto enorme da anticipare il passo successivo. John Travolta, invece,  prima dei brevetti aerei incontrava l’ossessione per quel minuscolo paio con fondoschiena scolpito da tasche squadrate. Esempi, questi, di come non ci sia necessariamente bisogno di grandi icone della sensualità cinematografica per rendere omaggio ai jeans.
Loro, i jeans, l’omaggio se lo fanno da soli da più di un secolo. Che sia Allen o Travolta il jeans nasce per essere democraticamente bello, saggiamente sensuale, rispettosamente economico.

Chiunque lo indossi può prendersi i meriti di portarlo bene, anche chi lo indossa “casual friday” in orario d’ufficio; tutti sono perdonati quando a muovere un acquisto improbabile è la necessità di un nuovo paio di jeans. I jeans sopravvivono alle mode cambiando aspetto ed estremizzandone i capricci. E quindi enormi zampe d’elefante o striminzite caviglie zippate a seconda di come tirino i tempi (di crisi non se ne parla, per il denim).

Ben Affleck, poi, insegna: in un film come Argo, coperto di Oscar, politicamente “preciso”, anche i costumi di scena dovevano concorrere al ruolo da “americano molto teso”, ovvero la camicia di jeans sdrucita ma non troppo con il colletto sgualcito e i bottoncini di metallo madreperlati.
Era da un po’ che il denim non impregnava uno schermo cinematografico.

Oversized, skinny, hot pants inguinali:  in molti devono la loro carriera a quelle pezze di tessuto nato per la working class e poi diventato – per assurdo – simbolo del tempo libero, lontanissimo da fabbriche e timbrature. Ma, nonostante la pioggia di seconde linee nate in seno a grandi maison per giustificare fatturati dorati per il tempo libero, pochissimi modelli hanno centrato l’obiettivo di insinuarsi nei guardaroba quotidiani per diventare rispettabili “pezzi sotto” di blazer e camicie.
L’emblema che supera qualunque selezione e giudizio è il 501, meglio se nero. Raro trovare altrove un passpartout simile, capace di restare discretamente al suo posto e, contemporaneamente, concedere comfort per dodici ore di fila. Forse la perfezione di questa formula (numero+colore) risiede nel fatto che il 501 non ha un’epoca di riferimento. Per quanto abbia 140 anni.

Nel 2013 infatti Levi’s festeggia i 140 anni di quel pezzo da novanta che ha continuato a macinare esemplari nonostante le ondate di skinny grigio fumo di Londra (altamente richiesti per le troppe comparsate di Kate Moss), oppure in grado di restare nell’ombra quando i diabolici anni Zero erano ossessionati dalle forme enormi e vite bassissime. La nascita di un mito è in pochi atti: il 501 deve il suo nome al lotto con cui erano distinti questi pantaloni da lavoro dopo che Levi Strauss e il sarto Jacob David ottennero l’U.S. Patent and Trademark Office. E per anni non ci fu brevetto più longevo.
Il gioco è basico, forse perché nato per semplificare la vita delle persone: vita che si “appoggia” sui fianchi, gamba dritta, ma davvero, passanti per cinture da cowboy, ma non così vistosi in caso nessuno frequenti più il rodeo. E poi le cinque tasche, inutilizzate ora, usatissime quando le monete finivano in quella più piccola, oggi meandro sconosciuto. Un modello che non conosce le epoche neppure quando si trova a diventare simbolo blockbuster nella scena cult di Ritorno al Futuro.

Un jeans che vestiva Ted Kennedy e Jim Morrison contemporaneamente. Oggi può metterlo Obama ed essere indossato da Ryan Gosling senza alcuna differenza sostanziale e di forma. Non è un caso che Time lo dichiari, semplicemente, il capo del secolo.

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