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C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80 Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.
Jonathan Ross, l’agente dell’ICE che ha ucciso Renee Good, è diventato milionario grazie alle raccolte fondi in suo favore I militanti Maga hanno raccolto la cospicua cifra convinti che Ross non abbia fatto nulla di male e che la sua vittima fosse una terrorista.
Dopo che la Francia ha rifiutato di unirsi al Board of Peace per Gaza, Trump ha iniziato a tormentare pubblicamente Macron Dalle minacce di dazi sullo champagne alla diffusione di messaggi privati, Trump sta "punendo" Macron per la decisione di non partecipare al suo progetto di ricostruzione di Gaza.
Per entrare nel Board of Peace per Gaza istituito da Trump bisogna pagare un miliardo di dollari Tutti soldi che verranno investiti nella ricostruzione della Striscia, ha giurato l'amministrazione americana.
Julian Barnes ha annunciato che il suo prossimo libro, Partenze, sarà anche l’ultimo Il romanzo uscirà il 20 gennaio anche in Italia per Einaudi. Dopo questo non ce ne saranno altri, come confermato dallo stesso scrittore.
È morto Valentino Garavani «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.
Il regime iraniano avrebbe intenzione di “scollegare” definitivamente il Paese da internet e farsi la sua Rete nazionale Il modello sarebbe l'internet della Corea del Nord e sistemi simili sperimentati in Russia e Cina: chiusi, inaccessibili, efficacissimi strumenti di censura.
Britney Spears si è chiesta «da dove ca**o salta fuori» la mela di Pistoletto in Stazione Centrale a Milano L'ha scritto sotto la foto di uno sconosciuto che, senza alcun apparente motivo, Britney ha voluto postare sul suo profilo Instagram.

Cinquant’anni de Il Bisonte

Intervista a Luigi Ceccon e Felice Limosani, rispettivamente Amministratore delegato e Direttore artistico del marchio sinonimo di Made in Tuscany nel mondo.

di Studio
18 Dicembre 2020

Un anniversario importante, che capita in un anno complicato, il 2020, in cui la pandemia ha ridisegnato gli obiettivi e le strategie di tutti coloro che operano nell’industria della moda. Ma che non intacca la filosofia de Il Bisonte, marchio di alto artigianato fiorentino che da cinque decenni produce in Toscana borse e accessori in pelle. Fondato nel 1970 da Wanny di Filippo, oggi di proprietà della giapponese Look Holdings Inc., Il Bisonte è guidato dall’Amministratore delegato Luigi Ceccon con la direzione artistica di Felice Limosani. Il marchio, sinonimo di Made in Tuscany nel mondo, è distribuito in oltre 30 Paesi ed è presente con 60 boutique monomarca in quattro continenti e nelle più importanti città (Tokyo, Firenze, Roma, Milano, Parigi, New York, Hong Kong, Taipei e Seoul). La piattaforma di e-commerce ilbisonte.com, invece, è attiva in 54 Paesi. La sua identità si basa su valori resi autentici da una tradizione radicata nel passato, una creatività in continuo dialogo con il presente e una visione futura rivolta alla sostenibilità ambientale, sociale e commerciale. Tutte le pelli per la produzione di borse e accessori, infatti, derivano da animali allevati per uso alimentare, e avrebbero altrimenti uno smaltimento impattante. Una filiera tutta toscana, con l’80 per cento dei pellami proveniente dal distretto di Santa Croce, dove sono conciati al vegetale senza cromo né metalli pesanti: l’attenzione nei confronti dell’ambiente si conferma al centro di una filosofia i cui prodotti – concepiti per essere sublimati, invece che appassiti, dal trascorrere del tempo – superano il concetto di stagionalità che la crisi dell’industria ha messo in discussione, e incoraggiano, da sempre, il consumo responsabile.

Felice Limosani, direttore artistico de Il Bisonte. Fotografia di Massimo Listri

Tutti i processi artigianali sono ecosostenibili, sistematicamente ottimizzati e privilegiano l’impiego di materiali biodegradabili e il recupero de- gli scarti produttivi. La conciatura al vegetale è una tecnica antichissima che si serve del tannino, estratto, tra le altre fonti naturali, dal castagno, la mimosa e il quebracho. Oltre che una questione di responsabilità ambientale e di etica sociale, per Il Bisonte la sostenibilità è perciò anche una scelta di bellezza. «Il Bisonte esiste grazie alle maestranze locali», racconta l’Ad Ceccon, «cinquant’anni di storia hanno legato l’azienda in maniera profonda con il territorio circostante: un raggio di soli 30 km all’interno del quale si sviluppa tutto l’universo produttivo de Il Bisonte, nel territorio-simbolo del miglior sapere artigianale, la Toscana. Da sempre la nostra attività si esprime all’interno sia della sostenibilità ambientale che sociale con prodotti a concia vegetale realizzati esclusivamente nel territorio fiorentino. Sempre in dialogo con il tempo presente, oggi la creatività de Il Bisonte eleva la tradizione manifatturiera e le lavorazioni che da oltre cinquant’anni si trasmettono di padre in figlio (come ad esempio il “cuoietto fiorentino”), attraverso un filtro estetico fresco e leggero. Lo scopo de Il Bisonte è continuare a creare oggetti di design capaci di instaurare con chi li acquista una relazione emozionale che duri nel tempo, attivando idee e progetti sempre nuovi, a cura dell’ambiente e a sostegno delle persone, restituendo loro benessere e armonia». Quali saranno le sfide che il marchio dovrà affrontare nell’epoca post Covid-19? «Una sfida importante è stata in questi mesi sostenere costi di gestione e rallentamenti nelle attività produttive per adeguarsi alle nuove normative che la situazione sanitaria pone», spiega sempre Ceccon. «Nel nostro caso però possiamo ritenerci molto fortunati, perché i nostri storici fornitori non si sono mai fermati e ci hanno seguito al meglio nella realizzazione della collezione in tempi record. Per quanto riguarda i negozi, non abbiamo ridotto il personale in nessuna delle nostre boutique e non abbiamo intenzione di farlo in futuro, ma le strategie di vendita si sono inevitabilmente concentrate sul digitale, ampliando l’offerta di servizi online dedicata alla clientela affezionata e creando una collezione celebrativa pensata per le nuove fasce di mercato. I clienti hanno confermato la fiducia nei nostri prodotti e continuato a sostenerci. Stiamo pianificando il 2021 con convinzione investendo in prodotti e tecnologia, abbinando il sapere artigianale all’innovazione aziendale. Sostenuti dalla nostra storia stiamo progettando il futuro».

Una solidità invidiabile, insomma, conseguenza diretta dell’approccio che Il Bisonte ha mantenuto nel corso della sua storia, come riassume bene il direttore artistico Felice Limosani quando parla di heritage: «Un marchio non si deve adattare al mercato, ma adoperare a favore delle persone che lo animano. La contemporaneità richiede ascolto, presenza e significato rispetto al mondo in cui viviamo e operiamo. Con questa premessa, Il Bisonte rappresenta un universo di conoscenza e talento manifatturiero, concretamente centrato alla sostenibilità ambientale, commerciale e sociale. Questo è il patrimonio che vogliamo lasciare». Ne è un esempio la collezione per la Primavera Estate 2021, intitolata non a caso “Fifty On”, in edizione limitata, che reinterpreta alcuni storici pezzi d’archivio, con l’idea che il futuro possa appropriarsi dell’immaginario passato e rinnovarsi. «La collezione attualizza segni, simboli e forme che appartengono al nostro archivio creativo e artistico. Il filosofo Jacques Derrida diceva che “L’archivio è sempre una premessa di avvenire”. Allo stesso modo con la nuova collezione per la Primavera Estate 2021, Il Bisonte ribalta il concetto di archivio, ovvero non reperti anagrafici esauriti ma oggetti vivi in dialogo con la bellezza, la conoscenza e il futuro», come racconta Limosani. I primi cinquant’anni hanno scritto una storia di successo, ma quali sono le aspettative per il futuro? «Il Bisonte celebra questi primi cinquant’anni guardando avanti, con l’impegno che lo contraddistingue da sempre nel produrre eccellenza in termini sociali, commerciali e ambientali. Un impegno che l’attuale proprietà giapponese ha dichiarato di “voler custodire per i prossimi 100 anni”», conclude Ceccon.

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