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09:59 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Cinquant’anni de Il Bisonte

Intervista a Luigi Ceccon e Felice Limosani, rispettivamente Amministratore delegato e Direttore artistico del marchio sinonimo di Made in Tuscany nel mondo.

di Studio
18 Dicembre 2020

Un anniversario importante, che capita in un anno complicato, il 2020, in cui la pandemia ha ridisegnato gli obiettivi e le strategie di tutti coloro che operano nell’industria della moda. Ma che non intacca la filosofia de Il Bisonte, marchio di alto artigianato fiorentino che da cinque decenni produce in Toscana borse e accessori in pelle. Fondato nel 1970 da Wanny di Filippo, oggi di proprietà della giapponese Look Holdings Inc., Il Bisonte è guidato dall’Amministratore delegato Luigi Ceccon con la direzione artistica di Felice Limosani. Il marchio, sinonimo di Made in Tuscany nel mondo, è distribuito in oltre 30 Paesi ed è presente con 60 boutique monomarca in quattro continenti e nelle più importanti città (Tokyo, Firenze, Roma, Milano, Parigi, New York, Hong Kong, Taipei e Seoul). La piattaforma di e-commerce ilbisonte.com, invece, è attiva in 54 Paesi. La sua identità si basa su valori resi autentici da una tradizione radicata nel passato, una creatività in continuo dialogo con il presente e una visione futura rivolta alla sostenibilità ambientale, sociale e commerciale. Tutte le pelli per la produzione di borse e accessori, infatti, derivano da animali allevati per uso alimentare, e avrebbero altrimenti uno smaltimento impattante. Una filiera tutta toscana, con l’80 per cento dei pellami proveniente dal distretto di Santa Croce, dove sono conciati al vegetale senza cromo né metalli pesanti: l’attenzione nei confronti dell’ambiente si conferma al centro di una filosofia i cui prodotti – concepiti per essere sublimati, invece che appassiti, dal trascorrere del tempo – superano il concetto di stagionalità che la crisi dell’industria ha messo in discussione, e incoraggiano, da sempre, il consumo responsabile.

Felice Limosani, direttore artistico de Il Bisonte. Fotografia di Massimo Listri

Tutti i processi artigianali sono ecosostenibili, sistematicamente ottimizzati e privilegiano l’impiego di materiali biodegradabili e il recupero de- gli scarti produttivi. La conciatura al vegetale è una tecnica antichissima che si serve del tannino, estratto, tra le altre fonti naturali, dal castagno, la mimosa e il quebracho. Oltre che una questione di responsabilità ambientale e di etica sociale, per Il Bisonte la sostenibilità è perciò anche una scelta di bellezza. «Il Bisonte esiste grazie alle maestranze locali», racconta l’Ad Ceccon, «cinquant’anni di storia hanno legato l’azienda in maniera profonda con il territorio circostante: un raggio di soli 30 km all’interno del quale si sviluppa tutto l’universo produttivo de Il Bisonte, nel territorio-simbolo del miglior sapere artigianale, la Toscana. Da sempre la nostra attività si esprime all’interno sia della sostenibilità ambientale che sociale con prodotti a concia vegetale realizzati esclusivamente nel territorio fiorentino. Sempre in dialogo con il tempo presente, oggi la creatività de Il Bisonte eleva la tradizione manifatturiera e le lavorazioni che da oltre cinquant’anni si trasmettono di padre in figlio (come ad esempio il “cuoietto fiorentino”), attraverso un filtro estetico fresco e leggero. Lo scopo de Il Bisonte è continuare a creare oggetti di design capaci di instaurare con chi li acquista una relazione emozionale che duri nel tempo, attivando idee e progetti sempre nuovi, a cura dell’ambiente e a sostegno delle persone, restituendo loro benessere e armonia». Quali saranno le sfide che il marchio dovrà affrontare nell’epoca post Covid-19? «Una sfida importante è stata in questi mesi sostenere costi di gestione e rallentamenti nelle attività produttive per adeguarsi alle nuove normative che la situazione sanitaria pone», spiega sempre Ceccon. «Nel nostro caso però possiamo ritenerci molto fortunati, perché i nostri storici fornitori non si sono mai fermati e ci hanno seguito al meglio nella realizzazione della collezione in tempi record. Per quanto riguarda i negozi, non abbiamo ridotto il personale in nessuna delle nostre boutique e non abbiamo intenzione di farlo in futuro, ma le strategie di vendita si sono inevitabilmente concentrate sul digitale, ampliando l’offerta di servizi online dedicata alla clientela affezionata e creando una collezione celebrativa pensata per le nuove fasce di mercato. I clienti hanno confermato la fiducia nei nostri prodotti e continuato a sostenerci. Stiamo pianificando il 2021 con convinzione investendo in prodotti e tecnologia, abbinando il sapere artigianale all’innovazione aziendale. Sostenuti dalla nostra storia stiamo progettando il futuro».

Una solidità invidiabile, insomma, conseguenza diretta dell’approccio che Il Bisonte ha mantenuto nel corso della sua storia, come riassume bene il direttore artistico Felice Limosani quando parla di heritage: «Un marchio non si deve adattare al mercato, ma adoperare a favore delle persone che lo animano. La contemporaneità richiede ascolto, presenza e significato rispetto al mondo in cui viviamo e operiamo. Con questa premessa, Il Bisonte rappresenta un universo di conoscenza e talento manifatturiero, concretamente centrato alla sostenibilità ambientale, commerciale e sociale. Questo è il patrimonio che vogliamo lasciare». Ne è un esempio la collezione per la Primavera Estate 2021, intitolata non a caso “Fifty On”, in edizione limitata, che reinterpreta alcuni storici pezzi d’archivio, con l’idea che il futuro possa appropriarsi dell’immaginario passato e rinnovarsi. «La collezione attualizza segni, simboli e forme che appartengono al nostro archivio creativo e artistico. Il filosofo Jacques Derrida diceva che “L’archivio è sempre una premessa di avvenire”. Allo stesso modo con la nuova collezione per la Primavera Estate 2021, Il Bisonte ribalta il concetto di archivio, ovvero non reperti anagrafici esauriti ma oggetti vivi in dialogo con la bellezza, la conoscenza e il futuro», come racconta Limosani. I primi cinquant’anni hanno scritto una storia di successo, ma quali sono le aspettative per il futuro? «Il Bisonte celebra questi primi cinquant’anni guardando avanti, con l’impegno che lo contraddistingue da sempre nel produrre eccellenza in termini sociali, commerciali e ambientali. Un impegno che l’attuale proprietà giapponese ha dichiarato di “voler custodire per i prossimi 100 anni”», conclude Ceccon.

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