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18:59 lunedì 24 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Perché l’Iran si è innamorato di House of Cards

21 Ottobre 2016

«All’Iran stanno piacendo le nostre elezioni presidenziali», titola il pezzo di Robin Wright sul New Yorker che analizza come il Paese degli ayatollah sta apprezzando – si direbbe sorprendentemente – House of Cards, la serie Netflix in cui Kevin Spacey interpreta il machiavellico politico Frank Underwood. Lo show, il cui titolo tradotto in farsi è Khaneh Poushaly (“Castello di paglia”), ha di recente debuttato sulla tv di Stato iraniana, andando in onda ogni sera per due settimane e conquistando lodi imprevedibili da parte dei più fedeli a Khamenei.

hsMashreg, un sito strettamente legato alle Guardie della rivoluzione islamica, il corpo dei pasdaran istituito dopo la rivoluzione del ’79, ha esaltato la serie prodotta da Beau Willimon: «House of Cards ha sapientemente mostrato l’inganno della complessa sfera politica della progredita società americana, così come il tradimento, la sete di potere, le promiscuità e i crimini che si celano dietro coloro che guidano il Paese». Naturalmente la stessa messa in onda della serie è eloquente: l’ente che controlla i palinsesti televisivi dell’Iran è presieduto da una persona nominata direttamente dalla Guida suprema Ali Khamenei.

L’attenzione dei media iraniani ad House of Cards è lo specchio di quella accordata alle presidenziali: per la prima volta la tv iraniana ha mandato in onda in diretta un dibattito tra candidati alla Casa Bianca, quello del 9 ottobre in cui Trump ha dovuto misurarsi con la diffusione della registrazione in cui si vantava di molestare le donne. Per l’establishment iraniano queste elezioni sono un’occasione per sottolineare l’immoralità che, secondo la loro propaganda, contraddistingue il “Grande Satana” americano: il mattino dopo la pubblicazione della conversazione di Trump con l’allora presentatore di Access Hollywood Billy Bush, 19 quotidiani iraniani aprivano con questa storia in prima pagina.

Inoltre, le accuse trumpiane di trovarsi di fronte a una tornata elettorale manipolata a favore della Clinton ha avuto particolare copertura in Iran, probabilmente – spiega il New Yorker – perché all’ayatollah non è andato giù un discorso che Hillary aveva fatto nel 2009, quand’era Segretario di Stato, esprimendosi in toni positivi sul Movimento verde iraniano, l’ondata di proteste nazionali che aveva colpito il Paese mediorientale dopo le elezioni del 2009 (quelle sì, probabilmente segnate da brogli veri).

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