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10:48 venerdì 20 marzo 2026
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

Speciale House of cards

L'intervista al creatore, un'inchiesta sullo streaming a pagamento e un ritratto di Kevin Spacey: approfondimento sulla serie televisiva diventata fiore all'occhiello di Netflix e trasmessa in Italia su Sky Atlantic.

14 Maggio 2014

«House of Cards non è una serie sulla politica, ma sul potere; non credo che sia la politica a essere corrotta a prescindere, è la sete di potere che la deforma fino ad allontanarla completamente dal suo scopo originario»: l’essenza della serie televisiva targata Netflix e approdata in Italia il 9 aprile su Sky Atlantic è tutta racchiusa nelle parole del creatore Beau Willimon. House of Cards, a cui abbiamo dedicato due articoli nel numero 19 della nostra rivista, nonché uno più breve sul sito, è un political drama impersonato da un deputato machiavellico interpretato da Kevin Spacey, mentre sullo sfondo scorre la Washington contemporanea.

Secondo alcuni,  House of Cards è il fiore all’occhiello di una rivoluzione che ha elevato le modalità di fruizione della web Tv a elemento essenziale nella messa a punto sia della produzione che della distribuzione. I gusti e le abitudini degli utenti vanno studiati prima di confezionare una serie e Netflix in questo sarà sicuramente ricordata come pioniera. La web Tv ha incrociato i dati prodotti da un complesso algoritmo per prevedere che un prodotto come House of Cards avrebbe funzionato. Le prime tredici puntate sono state diffuse in contemporanea perché la maggior parte delle persone che guarda serie online tende a vedere più episodi uno dopo l’altro. Ma quelli di House of Cards non sono episodi, piuttosto capitoli: su Internet, dove gli utenti possono interrompere il prodotto e tornare indietro di qualche scena, le raffinatezze che in Tv rischierebbero di non essere colte possono essere inserite. E l’intero prodotto può essere concepito proprio come un lungo romanzo suddiviso in capitoli.

Scrivere di politica, scrivere per lo streaming

Intervista a Beau Willimon, il creatore della serie che ha superato ogni aspettativa di successo. Basti pensare che, alla vigilia della seconda stagione di House of Cards, persino Barack Obama ha pregato i suoi follower di non spoilerare. Willimon ci ha raccontato perché la storia d’amore di una coppia machiavellica è apprezzata dal pubblico e come tra i politici serpeggi sempre una «spietata ambizione». Dal n. 19 di Studio.

Netflix contro tutti

È nata nel 1997 come società che affittava Dvd per posta. Oggi ha 44 milioni di abbonati ed è la più grande web Tv del mondo. L’evoluzione e il successo sono passati attraverso la capacità di offrire al pubblico ciò che ancora non sapeva di desiderare, il primo caso di peering a pagamento nella storia del web e l’ingresso nel vecchio continente. Ma non ancora nei confini italiani, dove Mediaset e Sky hanno iniziato a esplorare il mercato online dello streaming. Dal n. 19 di Studio.

Kevin Spacey, sociopatico definitivo

Si è calato nei panni di psicotico omicida e padre arrapato. In House of Cards l’attore hollywoodiano interpreta invece Frank Underwood, un mefistofelico majority whip del Congresso. Ha detto che dieci anni fa nessun agente gli avrebbe mai permesso di recitare per la Tv dopo due Oscar, «figuriamoci per qualcosa in streaming». Eppure Spacey la sua sfida l’ha vinta, senza allontanarsi troppo dal tratto sociopatico che accomuna tutti i suoi personaggi. Dal sito.

Immagini a cura di Jacopo Marcolini

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