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00:45 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
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Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Fotografare Hong Kong

L'autore Lele Saveri ha scattato quasi per caso le immagini delle barricate durante le proteste del 2014 e ne ha fatto un libro. Poi nel 2019 è tornato nell’ex colonia britannica precipitata nel caos.

di Studio
20 Marzo 2020

Nell’ottobre del 2014 il fotografo Lele Saveri si trova a Hong Kong quando migliaia di persone, guidate da un gruppo di studenti, scendono in strada contro la riforma elettorale dando vita a quella che conosceremo come la Rivoluzione degli ombrelli. Ne viene fuori un libro fotografico che per volere dell’autore esce solo cinque anni dopo (Barricades, Humboldt Books, 2019, testo introduttivo di Joshua Wong), da cui sono tratte alcune immagini che pubblichiamo in queste pagine. Le altre immagini sono invece state scattate da Saveri nel 2019, quando il fotografo italiano decide di tornare ad Hong Kong per fotografare e filmare il riesplodere delle proteste, documentando l’evoluzione estetica, tattica e ideale del movimento studentesco locale.

ⓢ Perché un libro fotografico sulle proteste di Hong Kong? Cosa ti interessava documentare e ricercare?
A essere onesti non è stato un progetto premeditato. Nel 2014 ero stato invitato da un 
gruppo di editori indipendenti a condurre 
dei workshop sul self-publishing e le fanzine,
 assieme al fotografo Tobin Yelland. Avremmo passato tre settimane ad Hong Kong, ed 
una a Guangzhou, in Cina. Per caso, una settimana prima del nostro arrivo, gli studenti
 avevano iniziato la protesta, che quindi è proseguita tutto il tempo della nostra permanenza. I metodi di protesta degli studenti, capitanati da un piccolo gruppo di giovanissimi fra i 17 e i 19 anni, mi restituirono un gran senso di libertà e speranza nei confronti del futuro ed in generale verso la potenza che possono esprimere le proteste quando sono pacifiche. Per mia scelta artistica e personale decisi di attendere qualche anno prima di pubblicare il progetto, per cercare di distanziarlo in qualche modo dalla semplice documentazione giornalistica. Il caso volle che a distanza di circa un mese dalla stampa del libro, l’anno scorso, sono esplose le nuove proteste, questa volta con un’attitudine molto più violenta, motivo che mi ha spinto a tornare a Hong Kong per documentare.

ⓢ Hai trovato quello che ti aspettavi e avevi già visto nel 2014 o altro?

Tornando nel 2019 ho trovato più o meno ciò che avevo già compreso leggendo stampa internazionale, tranne una cosa: l’aspetto personale della protesta, e la profonda dedizione dei partecipanti.

ⓢ Puoi tornare un attimo sulle differenze fra 2014 e il 2019?

Come spiegavo prima, principalmente la natura violenta delle nuove proteste, contro l’idea di assoluto pacifismo del 2014. C’è poi il fatto che ora sono al corrente di ciò che accadde durante la prima protesta, e del modo in cui lo stato cinese fece credere ai protestanti di voler trovare un accordo, ma in realtà nulla fu concesso. In sostanza, ho trovato molta più determinazione e molta meno illusione.

ⓢ Qual è secondo te la potenza simbolica di quello che hai visto? Cosa ti resta di questo lavoro?
Ciò che m’interessava rappresentare era la persistenza dei protestanti e l’importanza del non dover mai abbandonare la propria battaglia, anche quando si sviluppa contro una potenza visibilmente superiore. Personalmente, spero sinceramente che ciò che sta accadendo porti a qualche tipo di risultato; ne sono piuttosto convinto, anche se non direttamente visibile nel prossimo futuro. Sono dell’idea che una protesta possa essere efficace in modo indiretto, semplicemente dando un esempio di forza e coraggio ad altri. Si vedono già risposte in altre parti del mondo, Cile, Libano, Iraq, e sono sicuro che la notizia si sia ben diffusa anche fra i giovani del resto della Cina, dove spero in futuro il popolo abbia il coraggio di opporsi alla crescita sproporzionata di Xi Jinping.

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