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In Turchia stanno spostando un’antichissima città pezzo per pezzo

Nella città di Hasankeyf in Turchia, uno dei più antichi insediamenti abitati al mondo (ci sono testimonianze che risalgono a 12 mila anni fa), alcune famiglie stanno facendo i bagagli. Nel giro di poche settimane, dovranno abbandonare quello che fu un centro fiorente della Mesopotamia, per trasferirsi nelle nuove 700 case costruite dal governo a tre chilometri dalla collina del centro storico. Residenti costretti a partire, così da lasciare il posto a una diga che genererà elettricità per il sud-est della Turchia; come riporta The Atlantic, nonostante le obiezioni da parte delle organizzazioni internazionali, la perdita inevitabile dei siti archeologici, l’impatto ambientale e i futuri problemi di condivisione dell’acqua con l’Iraq, «le autorità turche hanno iniziato tranquillamente a riempire il bacino quest’estate». Neanche il tentativo di contestare il progetto facendo appello alla Corte europea dei diritti umani ha avuto successo, rivela il Guardian. «Abbiamo chiesto al governo che l’area rimanesse quale museo a cielo aperto, ma la proposta non è passata», spiega Ridvan Ayhan, membro di un gruppo nato per salvaguardare la zona. Per questo, ora l’antica Hasankeyf viene spostata, con le moschee secolari che devono trovare posto nella “New Town”. Alcuni monumenti invece, come le grotte e le tombe, verranno sacrificati.

Le 700 costruzioni della “New Town”, fotografati il 3 ottobre 2019 (Photo by Burak Kara/Getty Images)
Vista dall’alto della diga di Ilisu. L’antica stazione commerciale di Silk Road di Hasankeyf sarà presto inondata (Photo by Burak Kara/Getty Images)

Non tutti però hanno rispettato la scadenza dell’8 ottobre e le autorità dovranno obbligatoriamente concedere una proroga, ritardando ancora di più un progetto che ha dovuto affrontare numerose controversie e battute d’arresto sin dal primo annuncio, più di 20 anni fa. Si tratterà, al suo completamento, della quarta diga più grande della Turchia, comportando l’inondazione di 199 insediamenti nella regione. «Non è solo la nostra storia», continua Ayhan, «ma anche la tua. Perché è quella degli uomini».

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