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18:38 giovedì 26 marzo 2026
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia permetteranno al pubblico di seguire dal vivo tutto il restauro della “Pala di San Giobbe” di Bellini Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.
Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica vista nel trailer appena uscito, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».

Alessandro Michele, Gus Van Sant e la moda che diventa serie tv

Per presentare la nuova collezione, il direttore creativo di Gucci ha scelto la formula della serie tv, co-diretta insieme al regista americano, e del festival culturale.

16 Novembre 2020

In questi mesi di stallo e preoccupazione per l’industria della moda, ci si è ripetuti spesso che tutti i grandi cambiamenti avviati negli ultimi anni sarebbero arrivati a un punto cruciale, di fatto accelerati dall’emergenza in corso. Come successo praticamente per ogni angolo del nostro vivere comune, la pandemia ha  ridisegnato obiettivi, percorsi e spazi, così gli addetti ai lavori che si arrovellavano sul destino delle settimane della moda hanno visto queste ultime trasformarsi in eventi interamente digitali, le città che le ospitavano svuotarsi degli ospiti e del trambusto che solitamente le accompagnava, i designer impegnati nell’inventare nuovi modi di raccontare il loro lavoro. «Ci incontreremo solo due volte l’anno, per condividere i capitoli di una nuova storia. Si tratterà di capitoli irregolari, impertinenti e profondamente liberi. Saranno scritti mescolando le regole e i generi. Si nutriranno di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme comunicative», aveva scritto a fine maggio Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, nei suoi “appunti dal silenzio” condivisi su Instagram.

E ora il primo di quei capitoli prende forma: la nuova collezione, intitolata “OUVERTURE of Something that Never Ended” verrà infatti presentata attraverso l’omonima mini serie in sette episodi durante il GucciFest, festival di moda e cinema digitale, che si svolgerà dal 16 al 22 novembre. Girata a Roma e co-diretta dal regista Gus Van Sant e dallo stesso Michele, la serie in sette puntate ha come protagonista l’attrice, artista e performer Silvia Calderoni, impegnata in una surreale routine quotidiana in diversi scenari della città, mentre incontra una serie di talenti internazionali, personalità vicine al marchio e al suo direttore creativo, fra cui Paul B. Preciado, Achille Bonito Oliva, Billie Eilish, Darius Khonsary, Lu Han, Jeremy O. Harris, Ariana Papademetropoulos, Arlo Parks, Harry Styles, Sasha Waltz e Florence Welch.  I sette episodi verranno trasmessi quotidianamente nel corso del festival in esclusiva su YouTube Fashion, Weibo, Gucci YouTube e inseriti nel sito dedicato GucciFest, rivelando gradualmente la nuova collezione. Oltre alla serie, durante il festival verranno trasmessi anche fashion film che celebrano le creazioni di quindici giovani stilisti indipendenti scelti da Michele: Ahluwalia, Shanel Campbell, Stefan Cooke, Cormio, Charles De Vilmorin, JordanLuca, Mowalola, Yueqi Qi, Rave Review, Gui Rosa, Rui, Bianca Saunders, Collina Strada, Boramy Viguier e Gareth Wrighton.

Se negli anni abbiamo visto molti registi famosi cimentarsi con fashion film e pubblicità d’autore, è la prima volta che un marchio di moda sceglie il formato della serialità televisiva per raccontare una collezione. «Verso quali nuovi orizzonti può spingersi la moda quando decide di lasciare i suoi ancoraggi confortanti? Che vita hanno i vestiti quando smettono di sfilare? Quali storie sono capaci di disegnare nello spazio dell’esistenza? Cosa accade loro quando si spengono i riflettori della passerella?», si chiede Michele nell’introduzione al GucciFest, dubbi che ricondivide anche in conferenza stampa, quando racconta della genesi del progetto. “L’inizio di qualcosa che non è mai finito” è, sin dal titolo, una dichiarazione di intenti: «Mi sembrava interessante parlare di un tempo che non inizia e non finisce, un tempo sospeso, anche il titolo è un po’ una metafora della lentezza che avevo promesso, di questo non succedere, che poi per me si è trasformato in un succedere, comunque (…) Ho voluto raccontare una storia che non raccontasse nulla, questo tempo sospeso che ci ha attraversato, che in realtà è un tempo che c’è sempre stato ma che in qualche modo abbiamo cancellato, messo da parte», spiega ai giornalisti. Dice che all’inizio l’idea era di riprendere Calderoni per dodici ore consecutive, live, quasi uno streaming fiume come quello dello scorso luglio, ma che lavorare con Van Sant gli ha fatto comprendere ancor di più l’artificio del cinema: «Il linguaggio della contaminazione è il mio linguaggio. [Lavorando per il cinema, nda] non mi sono sentito un invasore né un invaso, a un certo punto ho visto i vestiti prendere vita, staccarsi dalla patina della moda e diventare qualcos’altro». Così come non ha particolarmente sentito la differenza d’età con i designer più giovani coinvolti nel festival, ribadendo: «Mi sono sentito molto alla pari con loro, se devo dire la verità, e penso che anche loro si sentissero così, ed è una cosa bella, secondo me. Mi sento molto in pace nei confronti della questione dell’età e non ho trovato tutte queste differenze, ho trovato molte più affinità. Siamo persone che fanno lo stesso lavoro, ci siamo visti in questi mesi ognuno nelle nostre case, e ho visto delle persone che fanno quello che faccio io. Questo immaginare insieme è stato faticoso ma meraviglioso».

E proprio la contaminazione, il mescolarsi dei linguaggi e delle voci e la realtà in transito che esse producono, sono i temi principali del progetto, che cerca di stabilire, come sempre ha fatto Michele nel suo percorso, un programma estetico e culturale. Nel primo episodio, il filosofo Paul B. Preciado – è recentemente uscito per Fandango Libri Un appartamento su Urano, che raccoglie gli interventi su Libération sul suo processo di transizione – parla alla tv dell’appartamento romano in cui si muove Silvia Calderoni, e parla di rivoluzione sessuale, di corpi dissidenti e di violenza dell’uomo sulla natura. Le sue parole fanno da sottofondo a scene quotidiane e surreali, il risveglio, lo stretching, la raccolta della posta (ci sono solo inviti di eventi Gucci), le visite a sorpresa. La visione è straniante, i dubbi sono legittimi – quanto rimarrà dei discorsi di Preciado? – l’effetto è quello a cui Gucci ci ha abituati in questi anni: un fiume di spunti e riflessioni che cercano di catturare la realtà, afferrandone tutti i movimenti in corso, ma anche un’annunciata defezione, un abbandonarsi a quei movimenti quasi fatalista, forse anche, speriamo, tanto ironico. I marchi diventeranno broadcaster, ci siamo detti durante il primo lockdown, e nel palinsesto folle che è diventata la moda, alle televendite in streaming che spopolano in Cina e che chissà se arriveranno da noi, si aggiunge ora la prima serie tv d’autore creata da un marchio, e da un direttore creativo, che gioca oggi con il suo status di celebrità e santone, guru e instancabile guardone, come lui stesso si definisce.

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