Hype ↓
12:31 martedì 3 febbraio 2026
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.
L’Onu è in una grave crisi economica perché tantissimi Stati membri sono in ritardo con il pagamento della quota d’iscrizione La situazione è talmente grave che nella sede di Ginevra gli ascensori sono stati spenti e il riscaldamento ridotto al minimo.
A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.
Il governo Usa si è dimenticato di censurare i volti e i corpi delle donne ritratte nella tranche di Epstein Files appena pubblicata Alcune di queste sarebbero addirittura minorenni: se ne sono accorti i giornalisti del New York Times, grazie a loro le foto sono state rimosse.
Nel nuovo trailer del Diavolo veste Prada 2 c’è Miranda Priestly che, come tutte le direttrici del mondo, va alla ricerca di soldi per il suo giornale Ambientato a Milano, il trailer mostra una Miranda Priestly alle prese, persino lei, con la crisi dell'editoria.

Alessandro Michele, Gus Van Sant e la moda che diventa serie tv

Per presentare la nuova collezione, il direttore creativo di Gucci ha scelto la formula della serie tv, co-diretta insieme al regista americano, e del festival culturale.

16 Novembre 2020

In questi mesi di stallo e preoccupazione per l’industria della moda, ci si è ripetuti spesso che tutti i grandi cambiamenti avviati negli ultimi anni sarebbero arrivati a un punto cruciale, di fatto accelerati dall’emergenza in corso. Come successo praticamente per ogni angolo del nostro vivere comune, la pandemia ha  ridisegnato obiettivi, percorsi e spazi, così gli addetti ai lavori che si arrovellavano sul destino delle settimane della moda hanno visto queste ultime trasformarsi in eventi interamente digitali, le città che le ospitavano svuotarsi degli ospiti e del trambusto che solitamente le accompagnava, i designer impegnati nell’inventare nuovi modi di raccontare il loro lavoro. «Ci incontreremo solo due volte l’anno, per condividere i capitoli di una nuova storia. Si tratterà di capitoli irregolari, impertinenti e profondamente liberi. Saranno scritti mescolando le regole e i generi. Si nutriranno di nuovi spazi, codici linguistici e piattaforme comunicative», aveva scritto a fine maggio Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, nei suoi “appunti dal silenzio” condivisi su Instagram.

E ora il primo di quei capitoli prende forma: la nuova collezione, intitolata “OUVERTURE of Something that Never Ended” verrà infatti presentata attraverso l’omonima mini serie in sette episodi durante il GucciFest, festival di moda e cinema digitale, che si svolgerà dal 16 al 22 novembre. Girata a Roma e co-diretta dal regista Gus Van Sant e dallo stesso Michele, la serie in sette puntate ha come protagonista l’attrice, artista e performer Silvia Calderoni, impegnata in una surreale routine quotidiana in diversi scenari della città, mentre incontra una serie di talenti internazionali, personalità vicine al marchio e al suo direttore creativo, fra cui Paul B. Preciado, Achille Bonito Oliva, Billie Eilish, Darius Khonsary, Lu Han, Jeremy O. Harris, Ariana Papademetropoulos, Arlo Parks, Harry Styles, Sasha Waltz e Florence Welch.  I sette episodi verranno trasmessi quotidianamente nel corso del festival in esclusiva su YouTube Fashion, Weibo, Gucci YouTube e inseriti nel sito dedicato GucciFest, rivelando gradualmente la nuova collezione. Oltre alla serie, durante il festival verranno trasmessi anche fashion film che celebrano le creazioni di quindici giovani stilisti indipendenti scelti da Michele: Ahluwalia, Shanel Campbell, Stefan Cooke, Cormio, Charles De Vilmorin, JordanLuca, Mowalola, Yueqi Qi, Rave Review, Gui Rosa, Rui, Bianca Saunders, Collina Strada, Boramy Viguier e Gareth Wrighton.

Se negli anni abbiamo visto molti registi famosi cimentarsi con fashion film e pubblicità d’autore, è la prima volta che un marchio di moda sceglie il formato della serialità televisiva per raccontare una collezione. «Verso quali nuovi orizzonti può spingersi la moda quando decide di lasciare i suoi ancoraggi confortanti? Che vita hanno i vestiti quando smettono di sfilare? Quali storie sono capaci di disegnare nello spazio dell’esistenza? Cosa accade loro quando si spengono i riflettori della passerella?», si chiede Michele nell’introduzione al GucciFest, dubbi che ricondivide anche in conferenza stampa, quando racconta della genesi del progetto. “L’inizio di qualcosa che non è mai finito” è, sin dal titolo, una dichiarazione di intenti: «Mi sembrava interessante parlare di un tempo che non inizia e non finisce, un tempo sospeso, anche il titolo è un po’ una metafora della lentezza che avevo promesso, di questo non succedere, che poi per me si è trasformato in un succedere, comunque (…) Ho voluto raccontare una storia che non raccontasse nulla, questo tempo sospeso che ci ha attraversato, che in realtà è un tempo che c’è sempre stato ma che in qualche modo abbiamo cancellato, messo da parte», spiega ai giornalisti. Dice che all’inizio l’idea era di riprendere Calderoni per dodici ore consecutive, live, quasi uno streaming fiume come quello dello scorso luglio, ma che lavorare con Van Sant gli ha fatto comprendere ancor di più l’artificio del cinema: «Il linguaggio della contaminazione è il mio linguaggio. [Lavorando per il cinema, nda] non mi sono sentito un invasore né un invaso, a un certo punto ho visto i vestiti prendere vita, staccarsi dalla patina della moda e diventare qualcos’altro». Così come non ha particolarmente sentito la differenza d’età con i designer più giovani coinvolti nel festival, ribadendo: «Mi sono sentito molto alla pari con loro, se devo dire la verità, e penso che anche loro si sentissero così, ed è una cosa bella, secondo me. Mi sento molto in pace nei confronti della questione dell’età e non ho trovato tutte queste differenze, ho trovato molte più affinità. Siamo persone che fanno lo stesso lavoro, ci siamo visti in questi mesi ognuno nelle nostre case, e ho visto delle persone che fanno quello che faccio io. Questo immaginare insieme è stato faticoso ma meraviglioso».

E proprio la contaminazione, il mescolarsi dei linguaggi e delle voci e la realtà in transito che esse producono, sono i temi principali del progetto, che cerca di stabilire, come sempre ha fatto Michele nel suo percorso, un programma estetico e culturale. Nel primo episodio, il filosofo Paul B. Preciado – è recentemente uscito per Fandango Libri Un appartamento su Urano, che raccoglie gli interventi su Libération sul suo processo di transizione – parla alla tv dell’appartamento romano in cui si muove Silvia Calderoni, e parla di rivoluzione sessuale, di corpi dissidenti e di violenza dell’uomo sulla natura. Le sue parole fanno da sottofondo a scene quotidiane e surreali, il risveglio, lo stretching, la raccolta della posta (ci sono solo inviti di eventi Gucci), le visite a sorpresa. La visione è straniante, i dubbi sono legittimi – quanto rimarrà dei discorsi di Preciado? – l’effetto è quello a cui Gucci ci ha abituati in questi anni: un fiume di spunti e riflessioni che cercano di catturare la realtà, afferrandone tutti i movimenti in corso, ma anche un’annunciata defezione, un abbandonarsi a quei movimenti quasi fatalista, forse anche, speriamo, tanto ironico. I marchi diventeranno broadcaster, ci siamo detti durante il primo lockdown, e nel palinsesto folle che è diventata la moda, alle televendite in streaming che spopolano in Cina e che chissà se arriveranno da noi, si aggiunge ora la prima serie tv d’autore creata da un marchio, e da un direttore creativo, che gioca oggi con il suo status di celebrità e santone, guru e instancabile guardone, come lui stesso si definisce.

Articoli Suggeriti
Per Alessandro Michele, la Couture è una questione personale

Nello show Specula Mundi gli ospiti hanno sperimentato un inedito peep show, ricordandosi cosa vuol dire isolarsi dal mondo, per poi poterlo reinventare.

Il 2026 sarà l’anno della Mandarin Jacket, a patto di non chiamarla Mandarin Jacket

È uno dei capi più desiderati e rielaborati del momento, ma è finito al centro di un dibattito che va molto oltre la moda. Una discussione su esotismo, appropriazione culturale e arroganza occidentale.

Leggi anche ↓
Per Alessandro Michele, la Couture è una questione personale

Nello show Specula Mundi gli ospiti hanno sperimentato un inedito peep show, ricordandosi cosa vuol dire isolarsi dal mondo, per poi poterlo reinventare.

Il 2026 sarà l’anno della Mandarin Jacket, a patto di non chiamarla Mandarin Jacket

È uno dei capi più desiderati e rielaborati del momento, ma è finito al centro di un dibattito che va molto oltre la moda. Una discussione su esotismo, appropriazione culturale e arroganza occidentale.

Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York

Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".

All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre

Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».

La couture di Chanel e Dior a Parigi è la prova che per i Millennial è il momento di prendersi la moda

In un mondo della moda malato di nostalgia, Matthieu Blazy e Jonathan Anderson hanno avuto il coraggio di guardare al presente.

Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi)

L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.