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19:43 giovedì 12 marzo 2026
La sicurezza agli Oscar quest’anno è stata molto rafforzata per paura di un attacco di droni iraniani Secondo l'FBI il rischio è reale, perciò l'Academy è stata costretta a correre ai ripari a poche ore dalla cerimonia.
C’è voluta la minaccia dei droni iraniani perché l’Ue si accorgesse che gran parte dei suoi bunker sono inutilizzabili Italia, Francia e Spagna ne hanno pochi, la Germania ne ha solo per lo 0,5 per cento della popolazione, l'Olanda praticamente non ne ha. Si salva solo la Finlandia.
C’è una nuova borsa di studio per chi non può permettersi un corso di scrittura creativa Si chiama "Arrivare a fine mese", sarà organizzata dall'agente Arianna Miazzo con il supporto della scuola di scrittura Belleville, e possono richiederla tutti coloro che hanno un Isee inferiore ai 30 mila euro annui.
Renè Redzepi si è dimesso dal Noma, dopo decine di accuse da parte di ex dipendenti e la perdita di diversi sponsor Lo ha fatto con un video strappalacrime su Instagram, ammettendo le sue responsabilità per anni di abusi e violenze ai danni dei suoi dipendenti.
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’adattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Sarà Esther Greenwood nel film tratto da uno dei classici della sad girl literature: a dirigerlo dovrebbe essere la regista premio Oscar Sarah Polley.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.

Alessandro Michele Goes to Hollywood

Il direttore creativo ha scelto l’Hollywood Boulevard per presentare l’ultima collezione di Gucci, un compendio di come ha stravolto la moda nei suoi sette anni di direzione creativa.

03 Novembre 2021

L’Hollywood Boulevard è un posto brutto. Uno stradone con molteplici corsie con i marciapiedi furbescamente rinominati Walk of Fame, il cui fascino è sbiadito molto tempo fa. La cosa probabilmente più interessante di quel luogo è la sua innata decadenza, i neon sproporzionati che lo sovrastano, le piccole stelle con i nomi delle celebrità che vengono quotidianamente calpestate in una sorta di contrappasso non privo di ironia, gli hotel che vi si affacciano dove si inseguono le storie di fantasmi e fallimenti che hanno contribuito a costruirne il mito. Che fosse il luogo d’elezione di Alessandro Michele, direttore creativo che qui ha deciso di mettere in scena il grande ritorno in passerella di Gucci per la collezione Love Parade, era cosa facilmente immaginabile. «Sono cresciuto con una madre che parlava quasi esclusivamente di cinema americano e io ne sono stato influenzato da sempre, forse anche la scelta di fare il designer deriva dall’amore per il cinema, in fondo inizialmente volevo fare il costumista», dice non a caso in conferenza stampa collegato da Los Angeles subito dopo lo show, che la maggior parte della stampa europea ha guardato in streaming per via delle restrizioni di ingresso negli Stati Uniti dovute alla pandemia.

«La mia Hollywood è in strada, è uscita dai set dei film e cammina per le strade, mi piace quest’idea di potersi vestire senza pensare che sia giorno o che sia notte, che si sia famosi o no», continua, e in effetti la monumentale sfilata che ha invaso l’Hollywood Boulevard non sembrava tanto una celebrazione di una confusa grandezza passata, quanto invece una parata di esseri umani nei loro abiti migliori, o perlomeno quelli che loro stessi considerano gli abiti che più sono adatti a esprimere la loro personalità, in una sorta di rivendicazione scocciata – quello, in fondo, rimane il piglio da vere star – e autoironica della propria voglia di protagonismo. I personaggi del film che Michele ha girato a Los Angeles li conosciamo bene, almeno sin da quando è arrivato da Gucci nel 2015 e ha stravolto il marchio in cui lavorava da dieci anni e l’industria di cui fa parte.

Ci sono i completi sartoriali nei colori acidi, ci sono i mullet e gli occhiali a mascherina, gli abiti sottoveste che scivolano sul corpo, gli zatteroni, il logo su giacche, leggings, calze, borse e scarpe, c’è il pizzo, il satin, i colli di pelliccia e per l’occasione i cappelli da cowboy, estrapolati dal loro habitat naturale, quello del mito, appunto, per finire in testa a creature che fluttuano sullo stradone stroboscopico per un tempo che sembra lunghissimo, 115 look che avanzano in una strada che normalmente deve accogliere un traffico notevole, mentre gli ospiti sono seduti ai lati su sedie da regista, ovviamente, logate Gucci, neanche a dirlo.

Macaulay Culkin sfila per Gucci Love Parade, Los Angeles, 2 novembre 2021. Foto di Frazer Harrison/Getty Images for Gucci

Alla Love Parade di Gucci partecipa anche Gwyneth Paltrow, seduta di fianco al Ceo Marco Bizzarri, indossa la riedizione del completo rosso disegnato per lei da Tom Ford nel 1996 e rifatto da Michele per la collezione Aria, quella del centenario. Gwyneth cammina un po’ a fatica e si tiene all’assistente prima di prendere posto perché forse le fanno male i piedi, succede. Ci sono Miley Cyrus e Billie Eilish, pure i Måneskin, dai che sono belli, Salma Hayek e François-Henri Pinault, padroni di casa sorridenti, e poi moltissimi volti conosciuti e non, tutti per forza di cose così losangelini che sembra la riedizione delle feste sorrentiniane ma con gli americani, a Hollywood. In passerella arrivano anche Jared Leto e Macaulay Culkin, un po’ sorridono, nella sala del Gucci Circolo dove guardo la sfilata si solleva una piccola ovazione per entrambi, da noi sono quasi le cinque di mattina e c’è un’ex star bambina che ammicca alla telecamera mentre cammina su una strada momentaneamente chiusa al pubblico locale ma aperta a quello della moda.

Non mancano gli abiti che rimandano al glamour della vecchia Hollywood, da sempre grande ispirazione di Michele, ma invece che riunirli alla fine per un grande effetto wow, lui li ha disseminati per tutta la collezione, alternandoli ai look “ordinari”, se ordinaria può essere definita una qualunque cosa congegnata da questo particolare direttore creativo, le vestaglie e i lustrini e i marabù che avanzano indispettiti, sicuri, non è niente di che, i plug anali che diventano accessori, anche, perché non importa che sia giorno o che sia notte, che tu sia famoso o no, neanche che gli abiti alla fine siano sempre quelli, perché «Chi guarda la moda come la guardo io è un feticista, un ossessivo», questo è l’universo di Gucci e ci viviamo tutti dentro.

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