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13:53 venerdì 16 ottobre 2026
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».

Guardare lo stesso incidente

David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer, Don De Lillo e gli altri. La letteratura e l’11 settembre

11 Settembre 2011

«Come se per qualche motivo fossimo stati tutti proprio lì davanti e avessimo assistito allo stesso incidente stradale».

All’epoca dell’incidente, David Foster Wallace viveva e insegnava a Bloomington (Illinois), una cittadina di 70.000 abitanti a metà strada tra Chicago e St. Louis «fatta tutta di palazzine in vetro fumé, complessi residenziali costruiti a richiesta e una tangenziale a sei corsie fiancheggiata da centri commerciali ed esercizi in franchising». Il primo aereo penetrava la prima torre e DFW faceva la doccia, la radio tranquillamente sintonizzata sul notiziario sportivo. Questo prima.

Dieci minuti più tardi si trovava nel salotto della signora Thompson, un’anziana vicina, a guardare l’Orrore – lui lo chiama così – insieme ad  alcuni altri.  Era il solo a non possedere la tv in un luogo dove «ogni effettiva percezione di un mondo più ampio è televisiva». Era quindi l’unico a non essere lì per farsi coraggio in compagnia di altre persone. Queste cose le leggete ne La vista da casa Thompson, un breve pezzo autobiografico, scritto («molto in fretta e in uno stato che si può probabilmente definire di shock») tra l’11 e il 13 settembre di 10 anni fa per Rolling Stone, in cui Wallace racconta l’immediata risposta emotiva di una piccola comunità suburbana, laggiù nella pancia degli USA. Un posto incontaminato dal cinismo e dall’ironia postmoderna – a poche miglia da una città chiamata Normal – dove il patriottismo è il primo collante sociale, il 12 settembre 2001 ogni casa esponeva una stars and stripes e negli anni seguenti molti giovani sarebbero partiti, arruolati nell’esercito, una delle principali fonti di reddito per la zona. Il racconto di Wallace fu il primo intervento, a corredo di quel giorno, da parte di un grande nome della letteratura contemporanea.  Non fu il solo.

In questi dieci anni – e non poteva essere altrimenti – molti scrittori hanno messo alla prova le loro capacità analitiche e narrative nello sforzo di raccontare l’evento che, in un paio d’ore, insieme al cemento delle torri ha sbriciolato le certezze del mondo occidentale. Si tratta di una lunga lista che include, tra gli altri, alcuni pilastri della letteratura in lingua inglese come Don De Lillo, Ian Mc Ewan, John Updike e Martin Amis, oltre ad alcuni, più giovani ma già affermati, come Jonathan Safran Foer.

Eppure, abbastanza sorprendentemente considerando il peso di questi nomi, il romanzo “definitivo” sull’11 settembre a giudizio di molti tra cui il sottoscritto sembra debba ancora essere scritto. Come se l’evento avesse prodotto uno scompaginamento culturale ancora da assorbire, leggendo questi libri si avverte la difficoltà di affrontarlo frontalmente, di guardarlo in faccia, di aggiungere o sottrarre qualcosa all’evidenza delle immagini che tutti abbiamo visto. Come se celasse qualcosa di ineffabile, inafferrabile e indicibile, l’11 settembre per ora ha ispirato romanzi quasi tutti concentrati sul “dopo” piuttosto che sul “prima” o sul “durante”, come per un’inconscia paura di lasciarselo alle spalle troppo rapidamente. Forse – e forse proprio Wallace lo aveva intuito mentre scriveva quel suo breve intervento su Rolling Stone – l’11 settembre essendo difficilmente riproducibile sotto le categorie del postmoderno segnava la fine di quelle categorie, dei suoi linguaggi e quindi anche dei suoi autori. Non è un caso se il romanzo forse più riuscito tra quelli degli scrittori citati è anche quello scritto dall’autore più giovane: Molto forte incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, un libro che col postmoderno in realtà condivide pochissimo (anche se a prima vista potrebbe sembrare il contrario) e che è una “favola di formazione” tragica e comica (ma in momenti  diversi, mai insieme; e comunque in modi molto “seri”) e benché sia un romanzo ambientato nel “dopo” è l’unico romanzo che entra concretamente a contatto con quello che successe dentro le torri  pur se sotto forma di testimonianza postuma (l’ultima telefonata del padre, conservata gelosamente dal protagonista).

In tal senso è emblematico il “fallimento” di De Lillo – indubbiamente lo scrittore che più di tutti, in pieno postmoderno aveva “visto” arrivare l’evento e le sue paranoie (basti pensare all’Evento Tossico Aereo di Rumore Bianco del 1984, ai terroristi di Mao II del 1991, al trattamento dell’omicidio Kennedy in Libra del 1988, alla copertina di Underworld del 1997). Con Falling Man (2007), il “suo” libro sul “suo” evento – DDL ha partorito un romanzo consapevolmente rarefatto, claustrofobico e affaticante. Uno studio di “nature morte”, lontano dall’epica corale post-guerra fredda di Underworld quanto dalle passioni dietrologiche di Libra o Rumore Bianco. Come se l’eccesso di preveggenza avesse reso afasico l’autore proprio al momento di affondare la penna nelle carni vive del suo stesso immaginario, divenuto infine reale. E in fondo il segreto dei migliori libri di De Lillo stava tutto lì, nell’equilibrio implicito tra simbolico e reale; esattamente l’equilibrio che l’11 settembre ha spezzato. E De Lillo peraltro lo sapeva da prima e forse con Falling Man si è semplicemente consegnato mani alzate all’ineluttabile. C’è una frase che lo scrittore italo-americano aveva messo in bocca a Gray, il protagonista di Mao II (un romanziere, guarda caso), è una frase molto citata e ripetuta, probabilmente perché diceva già tutto.

«Da qualche tempo ormai ho l’impressione che i romanzieri e i terroristi stiano giocando una partita che si conclude zero a zero. Quello che guadagnano i terroristi, lo perdono i romanzieri. Il potere dei terroristi di influenzare la coscienza di massa è la misura del nostro declino in quanto forgiatori di sensibilità e del pensiero.»

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