Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara
65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.
Assieme al suo production designer Stefano Baisi, Luca Guadagnino ha disegnato una collezione di 140 pezzi per la casa e per gli armadi di casa. Si tratta di una collezione per Zara Home, che stupisce prima di tutto per l’ambizione e le dimensioni: composta da 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, dai divani ai bicchieri, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori.
Per chi segue il lavoro di Guadagnino, questa incursione negli interni non può essere una sorpresa, come non può esserlo neanche la sua passione per la moda. Nell’intervista al Financial Times in cui ha presentato questo nuovo progetto, il regista si definisce un fashionista, sottolineando però che si : «Resisto alla tentazione del “total look”. Mi piacerebbe vedere le persone per strada indossare i nostri vestiti per osservare come abbinano le cose. Vorrei anche andare a casa di qualcuno per vedere come accostano lampade, divani, sedie e tavoli. C’è un aspetto del design che rischia di essere totalitario: magari esiste davvero qualcuno che vorrebbe vestirsi tutto Baisi Guadagnino e vivere in una casa interamente firmata Baisi Guadagnino. Ecco, mi piacerebbe conoscere quella persona».
L’intesa con Baisi, il co-autore della collezione, nasce invece nel 2017, quando il regista lo chiamò per ristrutturare la casa sul Lago di Como dell’amico Federico Marchetti, fondatore di Yoox. Da quell’esperienza è nato lo Studiolucaguadagnino, che negli anni ha firmato spazi come il negozio Aesop nel centro di Londra e l’hotel Palazzo Talìa a Roma. Per raccontare questo progetto, Baisi e Guadagnino, che ammettono di aver lavorato sempre insieme ma non sempre andando d’amore e d’accordo («Passiamo il tempo allo stesso tavolo, disegnando, parlando e magari litigando, ma non abbiamo mai fatto nulla su cui non fossimo entrambi completamente d’accordo»), hanno girato un cortometraggio che verrà presentato durante la Fashion Week di Milano.
I riferimenti visivi sono coltissimi: Gio Ponti, il mistero delle forme dell’architetta Lina Bo Bardi e i richiami geometrici di Ettore Sottsass. Anche la scelta dei colori racconta l’anima profondamente cinefila della collezione, ispirata anche al cinema di Jean-Luc Godard, Edward Yang e Nagisa Ōshima. Ma nonostante i numerosi riferimenti, nell’intervista al Financial Times Guadagnino respinge preventivamente l’accusa di essere derivativo: la collezione «non si limita a fare riferimento ad altro», perché «non c’è nulla di peggio di un mobile che cerchi di imitare qualcosa che fa già parte del nostro alfabeto. Abbiamo messo sul tavolo tutte le nostre carte, tutte le nostre influenze. Si può accostare qualsiasi cosa, purché lo si faccia nel modo giusto».