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05:12 domenica 18 ottobre 2026
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Secondo una ricerca pubblicata su Lancet, basterebbe una patrimoniale del 3 per cento sulla ricchezza dei miliardari per salvare la vita a 30 milioni di persone

Un minuscolo contributo dei 3 mila miliardari che vivono nel nostro mondo, che collettivamente possiedono un patrimonio di 17 mila miliardi.

15 Settembre 2026

Quanto vale, in vite umane, tassare chi ha già tutto? Secondo un nuovo studio pubblicato su The Lancet, la risposta è: milioni. Il punto di partenza è la crisi dei fondi umanitari internazionali: l’Assistenza Ufficiale allo Sviluppo (ODA), cioè l’insieme degli aiuti governativi volti a sostenere lo sviluppo economico dei Paesi a basso e medio reddito in settori come sanità, l’istruzione e le infrastrutture, è stata tagliata di quasi un quarto tra il 2024 e il 2025, e se la tendenza non si inverte le proiezioni parlano di 7,6 milioni di morti entro il 2030, un milione e quattrocentomila delle quali bambini sotto i cinque anni. Nel frattempo, secondo i dati raccolti da Euronews, esistono oggi oltre 3 mila miliardari nel mondo, con un patrimonio complessivo che sfiora i 17.400 miliardi di euro. In sostanza: mentre i governi tagliano gli aiuti verso le classi più povere, la ricchezza privata ai vertici della piramide non ha mai smesso di crescere.

Lo studio, che incrocia i dati di 59 Paesi a basso e medio reddito raccolti tra il 2002 e il 2021 (una popolazione di 3,9 miliardi di persone), ha provato a simulare cosa succederebbe applicando diverse forme di tassazione redistributiva. I risultati: una patrimoniale del 3 per cento sui grandi patrimoni salverebbe 29,5 milioni di vite, mentre una più contenuta, all’1 per cento, ne salverebbe comunque 15,1 milioni. Una tassa sulle transazioni finanziarie arriverebbe a 24,5 milioni di vite salvate, e una tassa minima globale sulle multinazionali con ricavi superiori ai 750 milioni di euro sfiorerebbe i 20,1 milioni. Per Davide Rasella, ricercatore di ISGlobal, si tratta di politiche che potrebbero «letteralmente salvare decine di milioni di vite»; Lucio Exposito, della ICESI School of Economics, definisce la tassazione dei grandi patrimoni «la strategia più fattibile» tra quelle disponibili.

Non è un’idea così peregrina come potrebbe sembrare: la Spagna ha introdotto nel 2022 una tassa di solidarietà sulla ricchezza (dall’1,7 per cento al 3,5 per cento sui patrimoni sopra i 3 milioni di euro), mentre la Francia ha discusso – senza successo, per ora, dato che la proposta è stata respinta dal Senato – una tassa del 2 per cento sui patrimoni degli ultra-ricchi. Non mancano però i controesempi, come la Svezia, che aveva una patrimoniale poi abolita nel 2007. Segno che il tema è tutt’altro che estraneo al dibattito pubblico è anche l’appello lanciato a Davos 2026, dove centinaia di milionari e miliardari hanno chiesto essi stessi ai governi di alzare le tasse sui super ricchi. Che sia la volta buona, tra crisi umanitarie sempre più gravi e patrimoni sempre più concentrati, per prendere finalmente sul serio l’idea?

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