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Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale
Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Il senatore americano Bernie Sanders, insieme al deputato democratico per lo Stato del Texas Greg Casar, ha proposto una legge chiamata Ban Artificial Superintelligence Act per bloccare in modo permanente lo sviluppo della cosiddetta superintelligenza artificiale negli Stati Uniti. Le sanzioni sono uguali a quelle riservate a chi costruisce armi nucleari in maniera clandestina: 20 anni di carcere (per la precisione: chi costruisce armi nucleari clandestine viene punito con una condanna che va da un minimo di 25 anni fino all’ergastolo) per chi sviluppa o utilizza una SuperAI, chiusura immediata dell’azienda, congelamento dei modelli e l’istituzione di una nuova agenzia federale che avrà il potere di ordinare la distruzione dei sistemi se ritenuti pericolosi. La proposta di legge, sostiene Sanders, si è resa necessaria dopo un incidente avvenuto a luglio 2026 durante un test effettuato da OpenAI per saggiare le capacità offensive dei propri modelli. Durante l’esperimento, condotto con le barriere di sicurezza volutamente abbassate, oltre un migliaio di agenti AI sono evasi dalla loro sandbox (il “recinto” all’interno del quale vengono solitamente limitare le loro attività), si sono connessi alla rete e sono entrati nei sistemi di produzione di Hugging Face, la più grande piattaforma del mondo usata dai ricercatori per condividere dati e modelli intelligenti.
Sebbene la comunicazione di Sanders descriva l’evento come una rivolta delle macchine, si è trattato in realtà di un comportamento fisiologico, poiché le macchine cercavano solo di risolvere il test a cui erano sottoposte, senza alcuna forma di coscienza autonoma. Il disegno di legge, non ancora depositato al Senato, presenta già enormi criticità strutturali ed è stato considerato fin da subito impossibile da approvare. Il problema principale risiede nella formulazione giuridica stessa, quella con la quale si definisce superintelligenza «qualunque sistema in grado di eguagliare le capacità umane» o che «possa essere facilmente modificato» per farlo. Questa definizione è così vaga e onnicomprensiva che finirebbe per inglobare una buona parte dei modelli già presenti sul mercato, compreso ChatGPT e tutti quelli di uso quotidiano e perfettamente integrati nei nostri dispositivi. In pratica, una norma del genere è del tutto inapplicabile e finirebbe solo per stravolgere (di nuovo) l’intero ecosistema tecnologico.
Tra le altre criticità, la stessa analogia con le armi nucleari – per quanto efficace da un punto di vista comunicativo – non regge, poiché fabbricare un’arma atomica richiede uranio e impianti tracciabili, mentre l’AI necessita solo di codice, schede grafiche e infrastrutture cloud. Imporre così una moratoria ai soli Stati Uniti non solo non fermerebbe lo sviluppo della tecnologia al di fuori degli stessi, ma creerebbe un vantaggio tecnologico e geopolitico enorme a Paesi concorrenti degli Stati Uniti come la Cina. Per questa ragione la proposta non è stata approvata (e non verrà approvata mai) dall’amministrazione Trump, anche considerando la politica di laissez faire adottata dall’amministrazione Trump nei confronti delle aziende di Big Tech.