Fresca vincitrice di 14 Emmy (su 19 candidature), la serie si conferma uno dei più grandi successi dell'era dello streaming. Grande e, soprattutto, imprevedibile, viste le premesse tutt'altro che incoraggianti.
La colonna sonora più incredibile dell’anno è quella di un documentario sulla scena rave ucraina in cui suonano Fred Again, Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega e gli Idles
Si intitola Black Sunflowers, ha debuttato al Toronto International Film Festival l'11 settembre e, anche e soprattutto grazie alla musica, è già uno dei documentari più chiaccherati dell'anno.
I rave nei magazzini di Kiev si fanno alla luce del sole, perché di notte c’è il coprifuoco. Il fotografo James Marcus Haney era arrivato in città poche settimane dopo l’invasione russa, per un incarico per l’ong Warchild, e il traduttore che gli avevano assegnato era anche un raver. Da lì è partita la domanda: quella vita esiste ancora? E come la si vive? La risposta a queste domande Haney l’ha trovata dopo quattro anni quattro anni di viaggi e girando un documentario di due ore. Si intitola Black Sunflowers e segue un gruppo di ucraini tutti poco più che 20enni: un renitente alla leva che corre in macchina alla periferia della città, un ragazzo che supplica la fidanzata di non arruolarsi, un soldato che balla con una sola gamba perché l’altra gli è stata amputata.
Il documentario ha debuttato l’11 settembre al Toronto International Film Festival, ed è subito diventato uno dei titoli più apprezzati e chiacchierati della stagione festivaliera. Anche e soprattutto grazie alla musica, alla colonna sonora composta da pezzi di Fred Again.., Brian Eno, Aphex Twin, Sega Bodega, Idles, solo per citare i nomi più famosi tra quelli che hanno preso parte al progetto. Alla produzione esecutiva c’è Sean Penn, che dall’inizio dell’invasione russa è stato in Ucraina undici volte e un mese fa è stato insignito da Zelensky del titolo di “Leggenda Nazionale Ucraina”, la più alta onorificenza di Stato. «Siamo riusciti a fargli vedere il film e lui ha detto: qualunque cosa io possa fare per aiutare, fammi sapere» racconta Haney a Dazed.

I girasoli che danno il titolo al film sono il simbolo nazionale ucraino: una delle varie interpretazioni della bandiera nazionale vuole che il giallo e il blu rappresentino proprio un campo di girasoli sotto il cielo azzurro, un omaggio a un Paese che, in tempi di pace, si è retto spesso, dal punto di vista economico, sulle esportazioni di semi e di olio. Da quando è iniziata l’invasione russa, quei campi sono stati disseminati di mine, i contadini non hanno più potuto fare il raccolto, e i fiori sono morti, poltiglie nere in cima a steli scheletrici. «C’è un’intera generazione che, all’inizio della pandemia di COVID, era praticamente composta da bambini, e la pandemia ha portato via gli anni in cui avrebbero dovuto vivere la loro adolescenza» dice Haney. «Poi escono dal COVID e la Russia invade il Paese, quindi diventano adulti da un giorno all’altro. Immediatamente sono costretti a scegliere tra un fucile, un laccio emostatico o la vergogna». Ascoltano la stessa musica di chi guarda il film e conoscono i meme americani meglio di lui, dice, e poi si mettono l’elmetto e vanno in guerra.