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13:50 venerdì 24 luglio 2026
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.

Siamo ancora grassofobici?

La polemica scatenata dall'ultimo video di Sam Smith ci dice a che punto siamo con il pregiudizio e la discriminazione generalizzata verso le persone giudicate in sovrappeso.

02 Febbraio 2023

La cronistoria è ormai nota. Sam Smith ha rilasciato il video del suo nuovo singolo, “I’m Not Here to Make Friends”, dove canta il desiderio d’amare libero d’ogni imposizione, in corsetto e guepiere, mantelli di oleandri fucsia e completi paillettati d’oro. Le reazioni non si sono fatte attendere. I più indignati accusano Smith di normalizzare dissolutezza e degenerazione in uno stato, l’Inghilterra, ormai post-cristiano, si preoccupano per i bambini e le bambine cinquenni che potrebbero incappare nel video dello scellerato, pretendono restrizioni per i minori, scongiurano la censura. Indubbia l’avversità dei molti nei confronti dell’identità non binaria del cantante, ma ciò non oscuri il fastidio degli odiatori per un corpo non conforme ai modelli di bellezza dominante, nonostante la grande attenzione che oggigiorno viene data alla body positivity e la fat acceptance.

Come ha scritto il giornalista del Guardian Owen Jones: «[Smith] Ha commesso il reato di essere a) queer b) non magro». E tra i molti di tweet in difesa del cantante, una fan risponde alle accuse mossegli dicendo che «se Sam Smith fosse magro, cis ed etero, non verrebbe ridicolizzato per come si presenta e si veste. Se Harry Styles indossasse gli stessi abiti sulla copertina di una rivista, tutti griderebbero “Yas Queen”».

Dicasi “grassofobia” il pregiudizio e la discriminazione generalizzata verso le persone giudicate in sovrappeso. Sabrina Strings, nel suo saggio Fat Phobia (Mar dei Sargassi Edizioni) ha affrontato la tematica della paura del grasso da un inedito punto di vista femminile e razziale, giungendo a conclusioni che comunque sconfinano il genere e la razza. Sostiene la Strings che il modo in cui i corpi di persone sovrappeso sono stati rappresentati per secoli definisce la maniera in cui tuttora sono sottoposti al giudizio degli altri.

Rapido zapping nello scenario televisivo contemporaneo: reality show che fanno del grasso un difetto di fabbricazione, da eliminare o schernire, associandolo a un senso di decadenza fisica e psicologica (Vite al limite), il grasso che è sempre spalla comica (Jonah Hill, Melissa McCarthy, Rebel Wilson), i corpi magri delle veline, delle Madri Natura di Ciao Darwin. Avanti e indietro, fino alle ingiurie più volgari di Wanna Marchi.

«È il mondo intero che ti dice di essere magro per essere felice», sostiene Giulia Muscatelli, autrice del memoir Balena (Edizioni Nottetempo), dove riflette sulla sua adolescenza da ragazza sovrappeso nel boom di Mediaset. Nelle scorse settimane, in molti hanno attaccato Muscatelli proprio per il suo aspetto fisico che oggi, secondo gli sdegnati, è ormai fin troppo lontano dalle forme descritte nel libro. «Non è più così cicciottella», dicono, e «Sul suo Instagram è bona, mi da fastidio» o «Facile parlare adesso che è magra». L’indignazione prosegue, anche di fronte a chi con coraggio occupa il campo ostile di una narrazione spesso omologante e manchevole di un’attenzione specifica nei confronti di un problema facilmente liquidato con pietà e moralismo. «Ma non può e non deve essere un corpo a definire un libro», dice Giulia in un video caricato su Instagram. «E valutare un’opera dall’aspetto della sua autrice è discriminazione. Uscite da Instagram, leggete un libro senza prima cercare la foto della sua autrice e se avete delle domande chiedete».

Negli ultimi anni, il ruolo assunto dai social nel discorso che ruota attorno ai corpi è sempre più controverso. Da un lato si arricchisce la schiera di pseudo-attivisti dalle migliori intenzioni, pronti a combattere fat shaming e misoginia a colpi di hashtag. Dall’altro i molti messaggi di body positivity finiscono per essere spogliati di ogni contenuto nel continuo gioco di rimbalzi che porta ciascun utente a declinarne il significato nelle forme a lui più congeniali. Ma cosa resta di movimenti come la fat acceptance se la foto di una ragazza sovrappeso che mostra il suo corpo dev’essere quasi sempre accompagnata da un messaggio di empowerment perché in fondo sa che quel suo corpo è ancora considerato sbagliato? La libertà totale continua a vacillare.

Il 21 giugno 2022 è stata lanciata su TikTok la challenge “Boiler summer cup” che ha visto adolescenti impegnati nel tentativo di adescare in discoteca ragazze ritenute sovrappeso con l’intento di umiliarle, deriderle, denigrarle. A seconda del peso delle vittime venivano assegnati dei punti, fino ad arrivare all’obiettivo massimo: portarsi a letto la ragazza. Un concentrato di body shaming, bullismo e misoginia. L’ennesima forma di abuso che le persone grasse subiscono da tempo. Già nel 2003, infatti, sull’Urban Dictionary, compariva il lemma “hogging”: competizione tra uomini che cercano di rimorchiare la donna più grassa del locale.

I corpi grassi sono “non normali”, scriveva Roxane Gay in Fame. Storia del mio corpo (Einaudi editore): spaventano perché violano l’ordinario. Per questo parlare di corpi sovrappeso costituisce ancora oggi un tabù e la grassofobia rimane un bias comportamentale e discriminatorio che sfocia nella stigmatizzazione ed esclusione delle persone grasse nella società, nel mondo del lavoro, nella scuola e nella rappresentazione dei media. Accettare i grassi significa mettere in discussione la scala del privilegio sociale (“thin privilege”): i magri sono avvantaggiati nella ricerca del lavoro, godono di maggiore visibilità sociale e rispetto, accessibilità ai servizi e disponibilità di merci. L’Economist nel numero di Natale del 2022 scrive che «è economicamente razionale per le donne ambiziose cercare più che possono di essere magre». Ciò si traduce in un taglio del reddito del 10% per le donne obese, come mostrano ricerche condotte in America, Gran Bretagna, Canada e Danimarca.

Ma c’è chi, nonostante tutto, continua a promuovere l’esercizio di uno sguardo inclusivo e l’utilizzo di un lessico libero. Il duo di attiviste Belle di faccia, tra le maggiori esperte italiane di body positivity, per esempio, riflettendo sull’accezione del termine “grasso”, dice: «Non siamo robuste: siamo grasse. In una società in cui il corpo grasso viene eternamente patologizzato, utilizzare la parola grassa senza eccezione negativa per noi è una liberazione, una rivoluzione».

Di fronte al dilagarsi della repulsione per i corpi grassi, si ponga quindi maggiore attenzione al potere che i nostri sguardi esercitano sull’altro, alle parole che utilizziamo, e alle storie di donne e uomini che espongono le loro cicatrici senza più paura di mostrare chi sono veramente: l’ultimo romanzo di Giorgio Falco, Il paradosso della sopravvivenza (Einaudi editore), sullo spazio che occupiamo ogni giorno; il nuovo film di Darren Aronofsky, The Whale (in uscita il 23 febbraio), riguardo la deriva fisica ed emotiva di un uomo che ha perso tutto. E non dimentichiamo la sesta stagione di Skam Italia, da poco confermata, che potrebbe avere come protagonista Federica, “Federicona” per gli amici. Ottima opportunità per trattare il body shaming con la giusta sensibilità e aprire un dibattito intergenerazionale.

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