Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.
Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza
Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
Domani è il 25 aprile e il dibattito che verrà lo conosciamo tutti: festa divisiva, festa della sinistra, festa in cui bisogna riconoscere anche i sacrifici e le sofferenze “dell’altra parte” (è importante che “l’altra parte” venga chiamata sempre così, perché la dicitura è assai più potabile di “nazifascisti”), festa che si dovrebbe smettere di celebrarla in questo modo così da arrivare alla tanto agognata pacificazione nazionale (con chi, viene da chiedere, bisogna fare la pace?). Quest’anno lanciamo una modesta proposta: non dibattiamo, non litighiamo, non facciamo diventare anche il 25 aprile l’ennesimo giorno di litigio inconcludente e avvilente. Festeggiamo e basta, con chi vuole festeggiare, con chi è orgoglioso dei giorni in cui l’Italia si mise finalmente dalla parte giusta della storia, con chi si commuove al ricordo degli uomini e delle donne che con la sola forza della loro volontà spostarono un Paese intero dall’abisso della dannazione alla terra della salvezza. Festeggiamo andando in piazza, manifestando, cantando Bella ciao, ballando, leggendo le memorie, i romanzi e le poesie dei partigiani, guardando i film e i documentari che racconto il più eroico capitolo della storia del nostro Paese.
Il 25 aprile ci sono manifestazioni in tutta Italia: andateci, rumorosi, spensierati e allegri come si deve essere nei giorni di festa grande. Dopo la manifestazione, se volete un consiglio su come trascorrere il resto di questa splendida giornata, noi vi segnaliamo che sul canale YouTube dell’Archivio Luce Cinecittà si può vedere, gratuitamente e integralmente, Giorni di gloria, «il primo documentario che racconta gli avvenimenti dolorosi vissuti tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945 che portarono alla liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista», come si legge nella descrizione del film. I registi sono Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, autori di quella che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto essere «la testimonianza definitiva della lotta partigiana, anche attraverso immagini crude, spesso agghiaccianti: la riesumazione dei cadaveri delle 335 vittime innocenti massacrate alle Fosse Ardeatine; il processo e la fucilazione del torturatore fascista Pietro Koch e del questore di Roma Pietro Caruso; le prime drammatiche fasi del linciaggio di Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli», si legge, sempre sul sito dell’Archivio Luce Cinecittà. Il film fu girato nel 1945 utilizzando per lo più materiali requisiti dagli alleati e riprese clandestine dei partigiani.
«Tutte queste immagini, accompagnate da un commento necessariamente enfatico, rappresentano una denuncia drammatica degli orrori compiuti dai fascisti e dai nazisti nel nostro Paese e omaggiano quanti si adoperarono, molti al prezzo della loro vita, affinché l’Italia riconquistasse la sua liberà e la sua dignità vilipesa da venti anni di dittatura». Pensate a questo, il 25 aprile. Non alle parole di coloro che, oggi come ieri, stanno “dall’altra parte”.
Il nuovo romanzo della scrittrice giapponese è un racconto del Giappone brutto, sporco e cattivo che non si vede quasi mai e che pure esiste da sempre. Tra locali notturni, faccendieri, malavitosi, karaoke, alcool e ragazze che vogliono prendersi il potere.
E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.
È morta a 89 anni una delle più importanti intellettuali nella storia del femminismo italiano. La sua eredità sta nei libri, nella politica, nella filosofia e soprattutto in un luogo speciale: la Libreria delle donne a Milano.