La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Alla commemorazione della liberazione di Auschwitz di quest’anno parleranno solo i sopravvissuti e nessun politico
Capi di Stato e Primi ministri di 54 Paesi si sono ritrovati oggi ad Auschwitz per l’ottantesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio. Nessuna di queste 54 persone prenderà la parola durante la commemorazione: per decisione del Museo di Auschwitz le uniche parole saranno quelle di 50 sopravvissuti. Come ha spiegato Paweł Sawick, portavoce del Museo, «quest’anno vogliamo porre tutta l’attenzione possibile sui sopravvissuti e sui loro messaggi. Sappiamo tutti che per il 90esimo anniversario non sarà possibile averne altrettanti qui con noi. Per questo, non ci saranno discorsi di politici». Tanti dei sopravvissuti che parteciperanno alla commemorazione di quest’anno hanno più di 90 anni, questa è una delle ragioni che rendono la cerimonia di quest’anno diversa dalle altre: sarà una delle ultime in cui l’orrore di Auschwitz viene raccontato da chi lo ha subìto ed è sopravvissuto. Durante la commemorazione, lunga un’ora e mezza, oltre ai sopravvissuti prenderanno la parola soltanto altre due persone: Piotr Cywiński, direttore del Museo statale di Auschwitz-Birkenau, e Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale.
La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.
Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
«Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.